Archivio per aprile 2011

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Top 10 Libri sulla Juventus

20 aprile 2011

10. Gigi Moncalvo, I lupi & gli agnelli
La storia di una dinastia protagonista da decenni della storia economica, e non solo, d’Italia, tra intrecci pubblici e privati sconosciuti al grande pubblico, che può aiutare a comprendere meglio i fatti che hanno preceduto e seguito la morte di Gianni Agnelli, coinvolgendo anche il giocattolo preferito dell’Avvocato, la sua Juve.

9. Nicola Negro, La Juventus del dottore
La storia di Umberto Agnelli, partendo dalla sua presidenza all’età di vent’anni, quando affidò a Charles e Sivori una squadra che rischiava di retrocedere in B, facendola entrare nella leggenda. Dalla vittoria della prima stella la narrazione giunge fino alle vicende di un’altra squadra: la Juve della Triade Moggi-Giraudo-Bettega.

8. Massimo Zampini, Er go’ de Turone. Diari di uno juventino a Roma
Massimo Zampini, romano e grande tifoso della Juve, propone racconti di un’esistenza da juventino a Roma, rivelando cosa significhi dover convivere con le offese e i pregiudizi di amici e conoscenti, accresciuti ancora di più dalle vicende di Calciopoli, di cui, però, smaschera le contraddizioni affidandosi sapientemente all’arma dell’ironia.

7. Gianluca Pessotto, La partita più importante
Gianluca Pessotto racconta in prima persona il tentativo di suicidio del 27 giugno 2006. Nelle sue parole c’è la storia di un uomo che vuole rinascere, l’aiuto dei compagni di squadra, dei familiari e dei medici, lo sconforto, le crisi e l’entusiasmo ritrovato giorno dopo giorno. Non mancano flashback sul passato da calciatore nella Juventus e nella Nazionale.

6. Pavel Nedved, La mia vita normale
In questa autobiografia, Pavel Nedved racconta della sua città natale, degli allenatori, della rigorosa disciplina, dei successi e degli insuccessi, dell’importanza della sua famiglia, tutti fattori fondamentali per renderlo un modello di comportamento per i compagni di squadra e un esempio per tutto il mondo del calcio.

5. Mario Pasta-Mario Sironi, Juventus, il processo farsa
Attraverso l’attenta lettura della sentenza che ha condannato alla serie B la squadra più blasonata d’Italia, il libro non solo racconta un caso emblematico di cattiva informazione e di mala giustizia, ma pone anche interrogativi scomodi sulle responsabilità della proprietà della Juventus nell’intera vicenda.

4. Giampiero Mughini, Juve. Il sogno che continua
Giampiero Mughini ricorda i giorni neri dell’estate del 2006, accompagnati dallo strazio e dalla rabbia del popolo juventino. Con un occhio ai retroscena, Mughini spiega perché, dato il momento di debolezza politica ed economica della Fiat, la proprietà della Juve abbia accettato senza batter ciglio il martirio di Moggi e di Giraudo.

3. Emilio Cambiaghi, Manuale di autodifesa del tifoso juventino
Questo manuale è rivolto a quei tifosi juventini stanchi di subire in silenzio le malignità altrui senza poter far sentire la propria voce. Il libro svela tutte le verità di Calciopoli, ma anche quelle notizie mai riportate dalla stampa, per fare chiarezza su argomenti trattati in maniera faziosa, come la vicenda del cosiddetto “doping amministrativo” e il processo alla Juventus sull’abuso di farmaci.

2. Luciano Moggi, Un calcio nel cuore
Luciano Moggi ricostruisce i fatti di Calciopoli, rileggendo e spiegando le famose intercettazioni telefoniche e raccontando la storia che l’ha visto diventare, agli occhi dell’opinione pubblica, il peggiore dei criminali d’Italia. Moggi ripercorre anche la sua vita nel mondo del calcio, dai primi passi come osservatore ai tanti anni di grandi successi come dirigente.

1. Ju29ro.com, Che fine ha fatto la Juve?
Una ricostruzione, sotto forma di inchiesta, degli ultimi anni della storia della Juve, dall’alba di Calciopoli in poi, attraverso i più interessanti articoli pubblicati sul sito Ju29ro.com. Tra gli argomenti principali: le bugie di Calciopoli e le verità taciute, gli scandali delle altre squadre spesso nascosti, gli esiti sorprendenti dei processi ordinari che sono seguiti a quelli sportivi.

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Quel che sfugge alla Gazzetta

3 aprile 2011

Moggi risponde al direttore Monti, che difende Facchetti

Il titolo di cartone del 2006 sembra ossessionare Moratti, più del derby. “Non lo mollo”, dice, come se dipendesse da lui, o dalla “protezione” (della Gazzetta). E’ sceso in campo addirittura il direttore Monti (da buon interista) a fare da apripista, per ricordare a Palazzi come la “rosea” continua a vedere la cosa, spingendosi anche a stabilire quando (23 maggio pv) dovrebbe esserci il responso dell’esposto juventino: ormai dalle parti di via Solferino si ergono a giudici (ricordate il titolo di prima pagina “Processateli”?…) mancano soltanto le aule dei tribunali, l’etica e la deontologia sono cose ormai superate. D’altra parte l’idea che si dovesse evitare ogni forma di “accanimento” era venuta proprio alla Gazzetta, tant’è che non è stato Moratti ad andare da Palazzi, ma esattamente l’inverso, e queste situazioni logistiche non sono quisquilie.
Monti non conosce le cose se non per sentito dire(sua ammissione), al pari di tutti i testi d’accusa che si sono avvicendati nell’aula 216 del Tribunale di Napoli; nonostante ciò ha voluto far pesare l’altezza della carica, andando avanti lancia in resta, fingendo di dare un colpetto qui e l’altro là, ma la sostanza è evidente, ed è tutta in quell’inciso, che è la chiave di lettura del suo intervento. ” Onestamente ( si noti l’aggettivo, in linea con la “banda degli onesti”, nda ) non credo che la condotta di Moggi e Giraudo, già definitivamente condannata in sede sportiva ( non gli passa neanche per la mente in quali condizioni, in assenza di qualsiasi accertamento, e con quale ristrettezza di intercettazioni, solo quelle mirate, e ben selezionate, nda), abbia la stessa natura e qualità dei goffi interventi di Facchetti”. Ecco la chiave, o forse il suggerimento, quelle di Facchetti erano solo goffe iniziative. Ma per favore, siamo seri e facciamo il raffronto. Monti trovi una sola intercettazione in cui parlo con un arbitro, o qualcun’altra in cui parlando con un designatore tento di far convincere un direttore di gara a indirizzare la partita verso un preciso risultato, o ancora faccio visita all’arbitro di cui prima e quest’ultimo giudica, giustamente, “imbarazzante” l’incontro (…). Caro Monti le intercettazioni inchiodano, queste sono le cose che ora risultano ( e non sono smentibili nè edulcorabili) di Facchetti e non mi sono mai appartenute. Per quanto attiene poi il riferimento alle schede svizzere che, sottolinea bene Juvemania, anche l’Inter acquistava nello stesso negozio di Chiasso, vogliamo forse parlare di corda in casa dell’impiccato ? Monti si vada a rileggere le dichiarazioni di Tavaroli sul piano spionistico, ad esempio l’operazione “Ladroni”, commissionatagli da Tronchetti Provera. Vogliamo infine, caro Monti, parlare del tanto sbandierato memoriale di Facchetti? Ma non facciamo ridere, per favore!

Luciano Moggi (Libero-news.it, 2 aprile 2011)

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