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Nessun rispetto, nessuna riconoscenza

31 Maggio 2009

Una dirigenza ingrata costringe Nedved a lasciare la Juve

nedved-furiaFuria Ceca, fino all’ultimo secondo. Pavel Nedved chiude oggi pomeriggio contro la Lazio – la squadra che lo ha portato in Italia, – la sua storia agonistica con la Juventus. Ma non chiude con il calcio, questo almeno lascia trapelare. E l’addio non è indolore, tutt’altro. Arriva anzi a capo di una giornata intensa e ondivaga: prima segnali di accordo, poi la fine dell’equivoco. Con lo stesso Pavel che dopo l’allenamento accenna un «sarò a vostra disposizione in albergo dopo le cinque » e invece di conferenze stampa neanche l’ombra. Un giallo nel giallo. Quando il Biondo arriva al Principi di Piemonte, sede del ritiro della squadra, sono le 19,13 e ormai i comunicati ufficiali hanno fatto il loro dovere, ovvero comunicare al mondo che le strade fra le due parti si separano. Ok, non c’è la parola “definitivamente”, ma questo è un altro discorso.
E i retroscena del match a due escono minuto dopo minuto. Intanto, la Juve che da giorni aveva comprato una pagina celebrativa su un giornale… Come dire: tutto già deciso. E poi il volto scuro di Nedved al momento dell&# celebrativa su un giornale… Come dire: tutto già deciso. E poi il volto scuro di Nedved al momento dell’;ingresso in hotel, senza nemmeno un saluto alla gente che staziona fuori da ore. «Grande Pavel», l’urlo che lo accoglie. E lui via come Flash Gordon. «Davvero la società non gli ha rinnovato il contratto? Sono i soliti dirigenti…», il commento più edulcorato. E ancora una serie di imprecazioni, tipo: «Non si rispetta più la storia della Juve e dei suoi campioni». Oggi, all’Olimpico, ci sarà la festa con la proiezione di un filmato sulla Furia Ceca, con i compagni che non si faranno pregare per dirgli semplicemente: grazie per questi anni vissuti… di corsa. E la curva prepara l’ultimo striscione, un omaggio al campione, «con il quale ci sentiamo solidali».
Insomma, una bella storia che diventa una brutta storia. Dove Pavel parla di sentimenti e la società fa capire che trattasi di richiesta esosa non possibile da accettare. E tra le righe asettiche e senza emozione si legge disappunto, nel Nedved pensiero. Lo stakanovista del pallone che si sente scaricato, paragonato quasi a un giovane alle prime armi che tutto deve dimostrare. Ok, va verso i 37 anni, ma fin qui la carretta l’ha tirata lui. E in cambio cosa ne ottiene? Nessun incontro se non alla vigilia della chiusura del campionato (eppure da un mese aveva preso la decisione di continuare…). Nessun attestato di stima profonda, incondizionata. Insomma, i dirigenti che non toccano i tasti giusti, loro che sono stati bravissimi a riprendere Fabio
Cannavaro (un anno più giovane del vecchio Pavel), con un ingaggio a 2,2 milioni di euro, un’opzione per il secondo a 1,6 e ancora la garanzia dell’inserimento del napoletano in società dopo aver appeso le scarpette al chiodo. Ovvio che si scateni la furia, tutt’altro che cieca… «Dopo otto stagioni con la Juventus è arrivato il momento di salutare tutti i tifosi, i compagni e la società e ringraziarli per il sostegno ricevuto in questi anni. A Torino ho vinto 4 scudetti e un Pallone d’Oro. Da lunedì penserò al mio futuro. Vorrei ringraziare mia moglie Ivana e i miei figli, che mi sono stati sempre molto vicini, accompagnandomi nel corso della mia carriera consentendomi di raggiungere traguardi straordinari. Alla Juventus continuerò a sentirmi legato da un rapporto di grande affetto e sono particolarmente grato alla famiglia Agnelli per avermi dato l’opportunità di giocare in questa grande squadra. All’origine della mia decisione, ci tengo a precisarlo, non vi è alcuna ragione di carattere economico». Da mandare a memoria… E il club dall’altra parte, quasi con freddezza: «La Juventus ha preso atto della decisione di Pavel Nedved di chiudere la sua carriera in bianconero alla scadenza del contratto. La società augura a Nedved un futuro altrettanto vincente, nella speranza di continuare insieme un cammino professionale, in cui il suo carisma e la sua esperienza possano regalare a lui e alla Juve ulteriori soddisfazioni». Un’apertura tardiva…
Parla, ovviamente, anche il manager del giocatore, Mino Raiola. «Per adesso diamo l’addio alla Juve (non al calcio), decisione che già è stata abbastanza difficile. Poi da lunedì pensiamo al futuro. Ora giocherà la sua ultima partita con la maglia bianconera. Io ho tante offerte sia in Italia che all’estero (in Premier? ndr). Non abbiamo mai richiesto garanzie tattiche, tecniche né un futuro nella dirigenza.
Tantomeno c’entra il nome del futuro allenatore, perché non si sa chi sarà». La Furia Ceca esplode, pare, dopo la proposta di un contratto a gettone, buttato lì appunto privo di «sentimenti» dai dirigenti. Liquidato senza trattare. Perché con 43 match disputati, Nedved è stato il giocatore più impiegato… E dopo tre anni di assenza, allo stadio ci sarà anche Andrea Agnelli, il suo grande amico oltreché vicino di casa alla Mandria, per applaudirlo. Una piccola grande consolazione per il Pavel bianconero.
Che finisce qui. Furioso.

Elvira Erbì (Tuttosport, 31 maggio 2009)

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