L’Inter sa che vincevamo perché eravamo i più forti
“Questo è il mio ultimo mese da giocatore della Juventus”. Parole che Alessandro Birindelli scandisce ai microfoni di Juve Channel quasi come fossero macigni: dopo aver vestito per undici stagione la maglia bianconera, è normale che affiori la malinconia per un mondo e un ambiente con cui ha condiviso una parte importante della sua vita. “Sono arrivato a Torino che avevo 22 anni, ero sposato da dieci giorni, per me iniziava un nuovo corso. Qui sono cresciuto, ho imparato valori come professionalità e attaccamento alla maglia. Qui sono diventato un uomo, sono maturato. Dopo così tanto tempo non ci sono soltanto legami calcistici, ma si creano rapporti e amicizie anche fuori dal campo”.
Cinque scudetti vinti sul campo, tre Supercoppe italiane, un torneo Intertoto e anche un campionato cadetto: così recita il palmares di Birindelli, trofei che hanno regalato emozioni forti. “Anche se il momento più significativo della mia carriera è stato quando ho firmato il contratto con la Juventus, la squadra di cui ero tifoso da bambino. A dire la verità, però, non pensavo di restarci undici anni”. I successi non cancellano i rammarichi perché anche quelli fanno parte della vita di un giocatore. “La maggior delusione sportiva è stata la sconfitta nella finale di Champions a Manchester, a livello personale invece l’amarezza che più fa male è stata la retrocessione in B perché ho visto svanire tutti i sacrifici di una stagione. Noi sappiamo quello che abbiamo lottato per vincere quei due scudetti, e lo sanno anche dall’altra parte. Però loro devono dire l’opposto per giustificare il motivo per cui non vincevano mai: la ragione in realtà è una sola, noi eravamo più forti. E lo sapevano benissino. Anzi, l’abbiamo dimostrato pure quest’anno battendoli a San Siro”. Dalla foga con cui parla si capisce che, al pari di altri bianconeri, anche per Birindelli i fatti di Calciopoli sono difficili da dimenticare e da digerire.
Addio alla Juventus, ma forse non addio al calcio. “Non so quale sarà il mio destino. Ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto tornare a Empoli, la società che mi ha lanciato nel calcio che conta”. La decisione non è stata ancora presa, ma Birindelli ha le idee chiare sul futuro prossimo. “Quando smetterò mi piacerebbe lavorare con i ragazzi, è un progetto che mi affascina perché loro rappresentano il domani del calcio”.
Marina Salvetti (Tuttosport, 9 maggio 2008)








