Archivio per maggio 2008

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Fabio non dimentica

23 maggio 2008

Cannavaro e l’Inter: “Mi hanno venduto loro”

Sull’Inter non smette mai di piovere, anche dopo la vittoria dello scudetto. Fra mille polemiche su arbitraggi anomali, silenzi stampa, punzecchiature da “casa” Roma, è arrivata l’ultima doccia fredda per bocca di Fabio Cannavaro.
Il capitano della Nazionale azzurra, ospite alla trasmissione “Attenti a quei due” di Sky Sport, ha rilasciato alcune dichiarazioni al vetriolo nei confronti della sua ex-squadra: “All’Inter ho avuto gli anni più brutti della mia carriera. Ho avuto un infortunio, cioè una ‘frattura da stress’, non riuscivo ad allenarmi, avevo la gamba sinistra più piccola del 40%. Arrivato a 32 anni l’Inter aveva preso la decisione di vendermi alla Juve. Io già stavo bene all’Inter, avevo recuperato pienamente, mancavano 12 giorni all’inizio del campionato, dovevo fare la partita amichevole a Firenze e la società mi disse: ‘No, resta qui perché può darsi che cambi squadra. Alla fine sono arrivato alla Juve e ho fatto 38 partite su 38″.
Praticamente un secco schierarsi contro ad alcune “favolette” nate e sviluppate da calciopoli in poi che recitavano una “fuga” del difensore partenopeo da Milano orchestrata da Luciano Moggi.
L’ex pallone d’oro ha comunque chiuso facendo gli elogi ai neo campioni d’Italia: “E’ stata in testa dalla prima all’ultima giornata, scudetto meritatissimo. Positiva comunque anche la stagione della Roma, e mi son piaciuti tanto anche i campionati di Fiorentina, Juve e Napoli”.

Fabio Mauro Giambò (Fantagazzetta.com)

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Frasi da ricordare

22 maggio 2008

“Peccato che ci sia stata questa specie di assalto a questo asilo, ma credo che sia stato involontario, da quello che ho letto pensavano fosse parte dello stadio“. (Massimo Moratti a proposito dell’assalto dei tifosi interisti a un asilo nelle vicinanze dello stadio Tardini domenica scorsa prima della partita)

“Non ho mai preso in considerazione l’ipotesi di rinunciare a quello scudetto, anzi considero quello scudetto uno dei più grandi orgogli dell’Inter”. (Massimo Moratti a proposito dello scudetto del 2006 assegnato a tavolino)

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Scudetto Inter: onore al merito

20 maggio 2008

…a chi ha scritto questo cartello:

Fonte: J1897.com

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Grazie Biri, nonostante Ranieri

18 maggio 2008

L’Inter sa che vincevamo perché eravamo i più forti

“Questo è il mio ultimo mese da giocatore della Juventus”. Parole che Alessandro Birindelli scandisce ai microfoni di Juve Channel quasi come fossero macigni: dopo aver vestito per undici stagione la maglia bianconera, è normale che affiori la malinconia per un mondo e un ambiente con cui ha condiviso una parte importante della sua vita. “Sono arrivato a Torino che avevo 22 anni, ero sposato da dieci giorni, per me iniziava un nuovo corso. Qui sono cresciuto, ho imparato valori come professionalità e attaccamento alla maglia. Qui sono diventato un uomo, sono maturato. Dopo così tanto tempo non ci sono soltanto legami calcistici, ma si creano rapporti e amicizie anche fuori dal campo”.
Cinque scudetti vinti sul campo, tre Supercoppe italiane, un torneo Intertoto e anche un campionato cadetto: così recita il palmares di Birindelli, trofei che hanno regalato emozioni forti. “Anche se il momento più significativo della mia carriera è stato quando ho firmato il contratto con la Juventus, la squadra di cui ero tifoso da bambino. A dire la verità, però, non pensavo di restarci undici anni”. I successi non cancellano i rammarichi perché anche quelli fanno parte della vita di un giocatore. “La maggior delusione sportiva è stata la sconfitta nella finale di Champions a Manchester, a livello personale invece l’amarezza che più fa male è stata la retrocessione in B perché ho visto svanire tutti i sacrifici di una stagione. Noi sappiamo quello che abbiamo lottato per vincere quei due scudetti, e lo sanno anche dall’altra parte. Però loro devono dire l’opposto per giustificare il motivo per cui non vincevano mai: la ragione in realtà è una sola, noi eravamo più forti. E lo sapevano benissino. Anzi, l’abbiamo dimostrato pure quest’anno battendoli a San Siro”. Dalla foga con cui parla si capisce che, al pari di altri bianconeri, anche per Birindelli i fatti di Calciopoli sono difficili da dimenticare e da digerire.
Addio alla Juventus, ma forse non addio al calcio. “Non so quale sarà il mio destino. Ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto tornare a Empoli, la società che mi ha lanciato nel calcio che conta”. La decisione non è stata ancora presa, ma Birindelli ha le idee chiare sul futuro prossimo. “Quando smetterò mi piacerebbe lavorare con i ragazzi, è un progetto che mi affascina perché loro rappresentano il domani del calcio”.

Marina Salvetti (Tuttosport, 9 maggio 2008)

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Le intercettazioni senza valore

16 maggio 2008

Chi di telefono colpisce…
Giampiero Mughini (Libero, 16 maggio 2008)

Moratti visto da Benny per LiberoFiguriamoci se siamo qui a mettere i bastoni fra le ruote ad atleti e tifosi dell’Inter che aspettano trepidanti la conclusione (vittoriosa) di un campionato in cui sono stati in testa dalla quinta giornata alla penultima. Certo che domenica prossima vincerà la migliore fra Inter e Roma, com’è sempre successo nel gran torneo di calcio, dove 29 volte ha vinto la Juve e 14 l’Inter (il loro 14° scudetto, com’è ben noto, è di aria fritta e dunque non vale, e dunque finora ne hanno vinti solo 14). Certo che questa faccenda delle telefonate assidue tra un bel po’ di gente interista e un pregiudicato emerito, quel Domenico Brescia che in fatto di appartenenza ai clan mafiosi ha pochi rivali, qualche sorrisino se lo merita. Nessun dolo e nessuna insinuazione da parte nostra. Nessunissimo. Può succedere che persone della cui specchiatezza noi non abbiamo alcun dubbio – il mister Roberto Mancini, capitan Javier Zanetti, il Marco Materazzi di cui sono uno speciale ammiratore e che ringrazio di avermi telefonato perché domenica scorsa avevo detto due paroline a difesa del suo onore – parlino al telefono con un emerito farabutto. Le intercettazioni e l’Italia miserevole. Niente di penalmente o moralmente rilevante. Solo parole pronunciate innanzi alla cornetta. Nulla che cambi la storia del calcio. Un’intercettazione telefonica è solo una cosa miserevole. Fossero intercettati ministri, direttori di giornali, segretari di partito, in ogni caso ne verrebbe fuori un’Italia miserevole e una società italiana da quattro soldi. Il potere si nutre di cose miserevoli. Non sarebbe il potere, altrimenti. E dunque nessunissima nostra insinuazione contro la gran quantià di intercettazioni dove a un lato della cornetta c’era un uomo in maglia nerazzurra e dall’altra un farabutto.
Epperò non è stato così nell’estate del 2006. In quell’estate 2006 non c’è stato scampolo di intercettazioni ai danni della Juve e del suo onore che non andasse sulle prime pagine dei giornali. Un gran trambusto quando apparve che il figlio di Luciano Moggi volesse trombarsi una splendida conduttrice televisiva, un episodio così e così rispetto alla Breccia di Porta Pia. Un trambusto da far cadere giù il Colosseo quando Lucianone millanta credito con un suo amico giornalista, a dirgli che ha chiuso l’arbitro in uno sgabuzzino. Una tale fanfaronata, eppure presa alla lettera da giudici sportivi che Guido Rossi, ex membro del consiglio d’amministrazione dell’Inter, aveva sostituito alla bisogna. Titoloni di giornale quando sembrava risultasse che Moggi aveva telefonato 42 volte a un arbitro che avrebbe giudicato un Juve-Milan molto importante, insomma che ci avesse messo 42 telefonate a corromperlo e anche se di quella corruzione non esiste la benché minima traccia. Buffoni, buffonate. Mai e poi mai ricambieremo gli amici dell’Inter della stessa moneta. Ci sia di mezzo Massimo D’Alema, l’ex governatore della Banca d’Italia o Roberto Mancini, per noi le intercettazioni valgono poco meno che niente. È ovvio che al telefono si parli di business e di troie. Poi, tutto sta a vedere. Dico “Moggi” e sciacquo la bocca.
Domenica prossima vinca il migliore, e sino alla penultima giornata i migliori sono stati quelli dell’Inter e seppure con un solo punto di vantaggio sulla Roma povera ma bella. Certo che se dovessero andar sotto e la Roma trionfasse, tutti quei loro discorsi sul fatto che per vent’anni erano arrivati ottavi, quarti, quinti in ragione dell’ “organizzazione a delinquere” pilotata da Luciano Moggi (scusate, vado un attimo di là a lavarmi la bocca dopo avere pronunciato il suo nome) finirebbero nella monnezza che meritano.

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Il Cinque Maggio

5 maggio 2008

5 maggio 2002Ei fu. Siccome immobile,
ferito dalla Lazio,
stette Moratti incredulo
mirando cotanto strazio.
Così percossa, attonita
Milano neroazzurra sta,
muta pensando all’ultima
del fato malignità;
neppur sapendo quando
il destin beffardo e rio
un’altra occasione
di nuovo gli offrirà.
Ronnie piangente in panca
vide lo scempio e tacque;
quando, ginocchio fragile,
cadde, risorse e giacque,
capì che giù all’Olimpico
per lui cattive son le acque;
Vieri mercenario che
per l’Inter fece al Trap oltraggio,
giace or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e nasce nel suo cor una certezza:
giocar nell’Inter l’è proprio ‘na schifezza.
Dall’Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
il popolo interista
è sempre più di meno;
a loro nulla resta
mai stati là in Giappone,
nient’altro che stucchevoli
amichevoli in regione.

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