Archivio per Dicembre 2007

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2 + 2 = …

23 Dicembre 2007

A voi le conclusioni…

Nel 2004, durante la corsa per la presidenza della Confindustria, Marco Tronchetti Provera schierò la sua security, guidata da Giuliano Tavaroli, a difesa dell’onorabilità del candidato favorito: Luca Cordero di Montezemolo.
Secondo quel che ha dichiarato ai magistrati Tavaroli, ci sarebbe stata una cordata ostile alla sua elezione pronta a rivangare vecchie vicende giudiziarie.
Che cosa fece la guardia scelta di Tronchetti Provera per proteggere Montezemolo?
Innanzitutto analizzò le ‘criticità’ di quella candidatura, attraverso due giornalisti, consulenti dell’azienda milanese. Il nervo più sensibile risultò una vicenda del 1985, quando Montezemolo fu coinvolto in un’inchiesta sulle tangenti torinesi. Per essere tranquillizzati sul peso di quelle accuse gli uomini della security contattarono due magistrati piemontesi: uno aveva indagato in passato su Montezemolo e l’altro era vicino a Tronchetti Provera.
Poi tutto andò per il meglio e Montezemolo fu eletto con un plebiscito. Ma tre anni dopo, interpellato sull’affare Telecom, il presidente della Fiat ha restituito la cortesia: “Tronchetti Provera è un mio amico, è una persona perbene e mi sembra che in questa vicenda sia parte lesa”.
(Panorama, 15/11/07)

Bravo Montezemolo per l’opera di ‘moderatore’ in Calciopoli 1, nel 2006. Il complimento, con gli auguri all’Italia, arriva da Sepp Blatter.
Il presidente della Fifa ha raccontato un particolare inedito: “Credo sia ora passato abbastanza tempo per poterne parlare. Quando scoppiò Calciopoli nel 2006, Luca di Montezemolo svolse un importantissimo ruolo di moderatore. E’ in gran parte merito suo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari dopo le sanzioni conseguenti allo scandalo”. (Ansa, 22/12/2007)

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Senza vergogna

22 Dicembre 2007

Moratti: “All’Inter anche lo scudetto 2001/2002” (Excite Calcio)

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Caro Luciano, fatti frate

22 Dicembre 2007

Intercettazioni assurde, hanno scoperto che Moggi telefonava a Libero

Le ultime intercettazioni telefoniche a Moggi – come le prime, del resto – sono molto utili per capire una cosa: che sono inutili e non dimostrano altro che in Italia si gettano nella pattumiera pacchi di soldi per origliare privatissime conversazioni penalmente irrilevanti. Siamo di fronte a un fenomeno da baraccone. Una schiera di persone pagate dallo Stato si occupa senza costrutto di legittimi affari altrui. Calciopoli, come ha detto Berlusconi, è stata una frescaccia. Ma ha attecchito grazie al tifo-letame di cui è lordo il mondo del pallone. Moggi è odiato dagli interisti perché era alla Juve che vinceva di brutto. Fosse stato all’Inter sarebbe odiato a sangue dagli juventini. Gran parte del popolo delle curve e delle gradinate non ragiona; e vede storto attraverso i colori sociali della squadra per la quale tiene. Non c’è speranza di ricondurre Calciopoli nel suo alveo, quello della buffonata. Gli arbitri sbagliano oggi quanto allora, ma nessuno grida più allo scandalo. Già. L’importante è continuare a colpire il capro espiatorio: Moggi non dovrebbe neppure telefonare a gente che conosce da anni e con la quale ha lavorato. Gli consigliamo di farsi frate, anzi suora. Solo così sarebbe lasciato in pace. Lo accusano anche di avere rapporti telefonici con Libero. Che scoperte del menga. Ovvio che parli col giornale di cui è collaboratore e che detti ai nostri redattori i suoi pezzi. Cosa dovrebbe fare, inviarci gli articoli mediante piccioni viaggiatori? È una storia sempre più paradossale. Inoltre lo accusano di dare delle dritte tecniche a chi gliele chiede. Per esempio all’Ascoli, al Torino. E chi glielo vieta? Stiamo precipitando nel ridicolo e non ce ne accorgiamo. Moggi non è stato condannato da alcun tribunale, è un cittadino innocente fino a prova contraria. Eppure nessuno se ne rende conto. Il Paese è pieno di garantisti a orologeria, però se c’è di mezzo Luciano la suoneria si inceppa, e si leva subito un coro: crocifiggetelo. Questo doppiopesismo è uno schifo che ci fa disonore. Chissà perché le intercettazioni e la loro pubblicazione vengono condannate senza riserve, sempre, tranne se riguardano l’ex direttore della Juventus. Non un politico, non un giornalista, non un frequentatore del bar sport hanno fiatato per difendere quest’uomo incensurato. Perché Moggi è in disgrazia e non è popolare tutelare i suoi diritti. Quando era in piedi tutti facevano a gara per leccargli le scarpe; ora che è caduto, dopo accuse mai provate, gli sputano addosso. Qualcuno dovrebbe vergognarsi.

Vittorio Feltri (Libero, 20/12/2007)

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Auguri Lucianone!

22 Dicembre 2007
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Rilavaggio a Secco

22 Dicembre 2007

Il linciaggio ingiustificato di un estimatore di Moggi

Scusatemi tanto, “puristi” un po’ bigotti del calcio, ma io questo pre-linciaggio di Alessio Secco, per le telefonate a Luciano Moggi, proprio fatico a capirlo. Già mi ha convinto poco la “rimozione” di Roberto Bettega dalla Juventus nell’estate 2007. Ma se Bobby Gol era il terzo della Triade, e, in quanto tale, meritava la gogna, perché si è aspettato un anno per farlo fuori, senza troppi complimenti?
Bettega aveva coordinato il mercato 2007, e aveva impostato il mercato 2008, per il semplice fatto di essere l’unico, grande intenditore di calcio, dopo Moggi, rimasto nel club bianconero. Chissà come mai, dal giugno 2006 al giugno 2007, Roberto faceva comodo, senza alcuna obiezione, e dopo, improvvisamente, non più? E questa non la vogliamo chiamare “catarsi” a scoppio ritardato?
Per quanto riguarda Secco, mettiamoci in testa una cosa. Prima di Calciopoli, Moggi, compresa la Gea, costituiva oltre la metà del mercato potenziale del calcio nostrano. Voi pensate che Lucky Luciano, dopo la squalifica, abbia deciso di sparire da tutto, visti i legami che aveva con il pianeta football? Lasciamo perdere gli affari. A chi occorreva chiedere consiglio per sapere muoversi in quella jungla?
Un processo sportivo può inibire una persona ad assolvere certi incarichi ufficiali, ma chi viene squalificato non credo sia così deficiente da non esercitare più almeno un diritto di parola su ciò che controlla, al di là della Juventus. Vi fa schifo? Bene: i dirigenti dovevano varare ben prima le leggi per vietargli di creare un impero, ma non mi risulta che l’abbiano fatto, perché a molti andava bene così..
Nella fase di transizione dal vecchio al nuovo, privato anche dell’apporto di Fabio Capello come direttore generale, Secco avrebbe dovuto scoprire da solo la “rete” della quale faceva parte la Juventus? Chiedere informazioni al diretto interessato, dopo averlo assistito per 13 anni, pure per una questione di riconoscenza, non mi sembra un reato. Temo si stia tornando alla “giustizia forcaiola”: evviva!

Carlo Nesti (NestiChannel)