Archivio per Maggio 2007

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Grazie Milan!

31 Maggio 2007

Finalmente qualcuno che mantiene le promesse

Alla maggior parte di voi questo nome, Renata Teixeira, dirà ben poco. Gli appassionati di calcio però, in particolare quelli che seguono QSVS su TeleLombardia, avranno ben presente il suo volto, visto che si tratta di una delle centraliniste sexy che animano la trasmissione sportiva.
Parlo di lei perché poche ore fa è avvenuto ciò che in molti speravano dopo la vittoria della Champions League da parte del Milan, ossia il promesso spogliarello in onore della sua squadra del cuore.
Come fece anche Sabrina Ferilli per festeggiare la sua Roma, così ha fatto stasera la modella e presentatrice di origine brasiliana, con risultati però più “appaganti” per gli occhi dei maschietti davanti alla tv.
Se la Ferillona nazionale infatti si fermò ad un casto bikini, Renata è andata ben oltre, terminando lo spettacolo (rigorosamente sulla musica di 9 settimane e mezzo) in perizoma e seno coperto soltanto da un po’ di colore…rossonero, naturalmente.
Un bel coraggio, visti i loschi personaggi presenti in studio. [articolo tratto da TvBlog]

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Libreria – Consigli per gli acquisti

20 Maggio 2007

Juventus, il processo farsa

Che cosa è veramente accaduto alla Juventus nell’estate del 2006?
A un anno esatto da “Calciopoli”, il più grandescandalo della storia del calcio come lo definì l’ex Commissario straordinario Guido Rossi, una nuova teoria avanzata da due non giornalisti – Mario Pasta e Mario Sironi nel libro “Juventus, il processo farsa” – riapre il caso. La Vecchia Signora condannata per non aver commesso il fatto. E’ vero, agli atti esistono migliaia e migliaia di intercettazioni, scomode, pungenti, l’altra faccia del calcio. Del risultato sportivo. Ma non esiste alcun reato. E allora? Possibile che due dirigenti di quella che fu denominata la “Triade” (il tridente formato da Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Roberto Bettega) abbiano dato ‘fastidio’ alla proprietà bianconera? E’ la tesi sostenuta nella prefazione dalle firme Piero Ostellino e Christian Rocca: “Insomma c’è il sospetto concreto che il ruolo della Juventus in Calciopoli sia stato più dalla parte delle guardie che tra i ladri, che la proprietà volesse disfarsi di due dirigenti troppo intraprendenti che lavoravano a diluire il peso specifico di parte della famiglia Agnelli”.
Resta poi l’interrogativo legato alla figura di Guido Rossi, chiamato a gestire l’emergenza calcio. “Guido Rossi – come affermano Rocca e Ostellino – la cui nomina non fa che aumentare l’inquietudine. Che Rossi sia stato un membro del Consiglio di Amministrazione e consulente legale della squadra beneficiata dallo scandalo è un ulteriore elemento di riflessione, così come il suo ritorno al settore privato subito dopo il fuoco del plotone d’esecuzione”.
La Juventus è stata davvero condannata senza commettere il fatto? Quali sono le prove in possesso dei due autori? Attraverso l’attenta lettura della sentenza che ha condannato alla serie B la Vecchia Signora, i due autori – Pasta e Sironi – ricostruiscono un caso significativo di malagiustizia e di cattiva informazione. Andiamo per ordine.
1) La Procura di Torino – (che aveva svolto le indagini sul caso doping, nel mirino erano finiti il medico sportivo Riccardo Agricola, procedimento archiviato) evidenzia che il Pubblico Ministero non aveva nulla su cui indagare.
2) La frode sportiva è considerata, dalla stessa Procura, una mera ipotesi.
3) La Procura esclude la possibilità di ricorrere a ulteriori intercettazioni a causa del fatto che la legge non lo consente. Punti che gli autori del libro sottolineano dopo la lettura delle carte.
Nonostante ciò, su queste basi, viene avviata un’inchiesta da parte delle autorità sportive. Inizia il processo mediatico a Luciano Moggi e a tutto ciò che è bianconero. C’è dell’altro. Ferme restando tutte le perplessità che suscita l’eccessiva contiguità tra il designatore arbitrale Pairetto e i dirigenti della Juventus, rimane la considerazione che di quattro partite di campionato giocate ad intercettazioni in corso (possibili oggetto di frode sportiva) su tre non si sono registrati commenti di alcun genere idonei a supportare l’ipotesi di reato, e su Samp-Juve sono state registrate significative conversazioni tra tutti i protagonisti.
La pressione sulla Juve non si allenta. Anche verso personaggi che hanno fatto parte del mondo bianconero. E’ il caso di Michele Padovano, arrestato (inchiesta della Procura di Torino) per traffico di hashish e Gianluca Vialli. In quei giorni proprio l’ex attaccante bianconero sembra essere destinato ad assumere importanti ruoli dirigenziali nell’ambito del progetto di rifondazione della società. La Juventus viene condotta a giudizio per la partita Lazio-Juve del 5 dicembre 2004. “Moggi – pagina 44 del deferimento – sembra essere a conoscenza degli assistenti di gara prim’ancora dell’ufficializzazione della designazione…”. Violazione dell’art. 6 comma 1 (illecito sportivo): per Moggi (dg bianconero) e Juve responsabilità diretta e presunta. (art 2, comma 4-9, comma 3). Ma nella lettera di deferimento si dichiara accertato il fatto che Moggi conoscesse i nomi di guardalinee ‘prima della comunicazione’ e non prima della ‘designazione’. Non un dettaglio.
Subito dopo la deposizione dell’avvocato Zaccone (che considerò giusta la pena della serie B con penalizzazione per i bianconeri) si deve registrare l’assenza dei termini ‘cupola’ e ’sistema’. Pagina 74 della sentenza. Si parla, viceversa, di una rete consolidata di rapporti. Anche il contestato metodo ‘del sorteggio arbitrale’ che Calciopoli voleva ‘pilotato’ da Moggi, è stato ritenuto regolare dalla Corte (pagina 83). “La Commissione ritiene di dovere sin da ora escludere… una alterazione del procedimento di sorteggio arbitrale”.
Ed ecco i punti contro la retrocessione tra i cadetti della Juve
firmata da Cesare Ruperto, presidente della Caf e confermata da Piero Sandulli in secondo grado:
1) L’Organo giudicante avanza dubbi sulla legittimità propria, del commissario e del processo medesimo.
2) L’effetto di alterare la parità fra Juventus e le altre squadre è attribuito ad alcune cene organizzate tra persone che si conoscono da trent’anni.
3) Moggi e la Juventus sono accusati di indirizzare le moviole di emittenti televisive di proprietà degli azionisti di Milan e Inter.
4) Le intercettazioni su cui si fonda l’intero processo non erano ammissibili, ma la Caf non spiega i motivi per cui ha ritenuto di ammetterle. Dichiarando di non averle considerate come prove.
5) Non sono state ammesse prove a discolpa, affermando che i filmati delle partite incriminate non sono rilevanti.
6) E’ stata accertata l’inesistenza di un sistema e tanto più di una cupola.
7) La violazione dell’articolo 6 è ricavata integrando tra loro comportamenti in violazione dell’articolo 1.
8) E’ stato appurato che i sorteggi arbitrali non sono stati truccati.
9) Nessun arbitro, guardalinee, giocatore ha alterato lo svolgimento delle gare.
10) Le ammonizioni ai giocatori non erano mirate.
11) La Juventus e i suoi dirigenti non hanno alterato il risultato di alcuna partita.
Se nel processo non ci sono prove significa che le indagini non hanno riscontrato reati. Come si è riusciti allora ad arrivare a quella che si può definire ‘una sentenza assolutoria di condanna?’. E’ la sentenza stessa a tentare di dare una risposta: “E’ concettualmente ammissibile l’assicurazione di un vantaggio in classifica che prescinda dall’alterazione dello svolgimento o del risultato di una singola gara”. La Juventus fa ricorso. L’atto comincia evidenziando l’erronea applicazione da parte della Caf della norma dell’articolo 6 del Codice di Giustizia Sportiva (pagina 79 del testo delle motivazioni). I legali bianconeri evidenziano una contraddizione: da una parte la Caf afferma che i comportamenti dei dirigenti bianconeri interferivano nell’autonomia arbitrale, dall’altra parte la stessa Caf ha ritenuto che quegli arbitri non abbiano subito alcuna limitazione (pagina 77 delle motivazioni). Emerge anche un secondo aspetto significativo: la pluralità delle condotte. Un altro punto contestato si basa, poi, sul cumulo di sanzioni (anche economiche). Infine il ricorso affronta il problema della revoca dello scudetto 2005/2006.
Emblematiche in questo senso le dichiarazioni di Piero Sandulli il 27 luglio 2006 (un giorno dopo le sentenze di secondo grado) rilasciate a Il Romanista e a Fabio Ravezzani, direttore di TeleLombardia e Antenna 3: “Non ci sono illeciti, era tutto regolare. Il campionato 2004/2005 non è stato falsato. L’unico dubbio è Lecce-Parma. Non c’erano prove. Andrebbe forse letta bene e riconsiderata tutta la sentenza. Pur non essendoci prove di vicende che possano motivare la violazione dell’articolo 6, tuttavia, c’erano avvenimenti che non ci hanno lasciato tranquilli”.

Restano poi altri interrogativi. Perché la proprietà della Juve non si è difesa dalle accuse? Perché non è intervenuta quando le sono stati tolti i due scudetti? E soprattutto i tifosi della Juve meritavano tutto questo? Domande che aspettano ancora una risposta. (Affari Italiani)

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De Santis contro tutti

11 Maggio 2007

Tutte le pecche di un processo ridicolo

Nel giorno in cui la terza sezione del T.A.R. del Lazio ha respinto il suo ricorso avverso la sentenza della Corte Federale dello scorso 27 Luglio, l’ormai ex arbitro Massimo De Santis, intervenendo come ospite in una nota trasmissione sportiva, con grande determinazione e convinzione ha, in diretta, vivisezionato lo scandalo di Calciopoli punto dopo punto.
Ha iniziato criticando pesantemente la giustizia sportiva e i suoi tempi:
“Per distruggere la mia carriera sono bastate poche ore, negandomi il sogno di una vita meritatamente guadagnato sul campo, mentre per il pedinamento che ho subito da parte dell’Inter, a distanza di oltre 6 mesi dalla mia testimonianza, tutto ancora tace”.
Ha difeso poi, con forza, i suoi diritti :
“Il processo che ha partorito la sentenza più ingiusta nella storia del calcio è durato pochissimi giorni. Sono stati aboliti gradi di giudizio e ci è stato vietato di portare prove e testimoni a discolpa. Impossibile provare a difendersi con quei tempi. Lì ho capito che tutto era già scritto e che non c’era possibilità alcuna di esser assolti”.
Per questo De Santis dice di non credere più nella giustizia sportiva e in attesa di leggere le motivazioni della sentenza del T.A.R. del Lazio, affila i denti per quello che, secondo lui, sarà l’unico vero processo giusto.
Incalzato dalle domande degli opinionisti in studio, De Santis si è difeso così:
“A partire dal famosissimo Juventus-Parma della stagione 1999-2000 sono stato accusato di far parte di una cupola che gestiva il Calcio in maniera illecita, additandomi in proposito di poteri che mai avrei potuto solo immaginare di avere. La presenza di una ‘Combriccola Romana’ è figlia della totale fantasia umana, mentre per quanto riguarda il reato di associazione a delinquere, di cui sono accusato ingiustamente, credo che il tutto sia stato semplicemente formulato per giustificare le indagini e poter utilizzare le intercettazioni telefoniche come prove. Anche perché prove vere, alla fine, non ce ne sono.”
L’ormai ex arbitro ha poi parlato degli organi federali e del fatto che proprio loro hanno consigliato in passato tutta la classe arbitrale di intrattenere rapporti con i dirigenti sportivi con incontri, cene e contatti telefonici. Fenomeno questo che, dice, era diffuso in tutte le squadre professionistiche del sistema calcio.
Ha continuato poi a difendersi, attaccando:
“Alcune cose mi hanno particolarmente colpito in questo anno che ha cambiato la mia vita e non solo professionalmente: – quando l’avvocato della Federcalcio mi ha promesso sconti in sede di Arbitrato, in cambio della mia collaborazione, se avessi ammesso colpe, anche che non avevo; – le tantissime telefonate avute, in particolare, con Meani e Facchetti di cui non vi è traccia nell’informativa dei Carabinieri; – il perché, per altri arbitri, non si sia indagato a fondo, come ad esempio, per la famosa telefonata tra Collina e Meani , in cui il sig. Meani dice chiaramente a Collina che avrebbe chiuso il ristorante esclusivamente per potergli permettere un incontro segreto con Galliani.”
Ricorda a tal proposito che nessun altro arbitro è stato giudicato e condannato, ma solo per difetto di giurisdizione. Si è arrivati a parlare poi della partita che è valsa la sua condanna: Lecce-Parma. La partita che avrebbe dovuto salvare la Fiorentina, avvalendosi delle migliaia di combinazioni possibili e del suo “capolavoro”. Il noto giornalista Michele Plastino presente in studio, a tal proposito gli ha espresso totale solidarietà a fronte di un accusa impossibile da accettare.
De Santis, incalzato dal bravo opinionista Massimo Zampini, è tornato poi sulle dichiarazioni fatte qualche settimana fa nella trasmissione televisiva del giornalista Fabio Ravezzani, che tanto hanno infastidito molte persone soprattutto per aver tirato in ballo la memoria del compianto Facchetti:
“Tra le persone che hanno commentato, mi stupisce il fatto che proprio il sig. Moratti che sa di queste telefonate, si sia indignato. Lui che poi, prima di ogni partita, veniva sistematicamente nel mio spogliatoio”.
A Plastino che a questo punto gli domanda il perché non ha denunciato a suo tempo tutto questo, risponde:
“All’epoca era prassi assai comune per tutti e quindi non pensavo fosse reato o comunque sbagliato. Di certo al processo penale parlerò e dirò tutto di questo e farò vedere sui tabulati che queste telefonate ci sono.”
De Santis ha chiuso infine la puntata, lasciando accese due micce che sono pronte ad esplodere in sede processuale, dichiarando che:
1) ha ricevuto pressioni prima di Milan-Juventus 2004-2005 affinchè avesse dichiarato nel referto di non aver visto il famoso fallo di Ibrahimovic, in modo di poter far squalificare lo svedese con la prova tv;
2) un dirigente della F.I.F.A. lo chiamava spesso a nome dell’Inter.
Ad un anno di distanza dalla scoppio di Calciopoli, tantissime cose sono ancora inspiegabili e visto come è stato affrontato il processo in sede di giustizia sportiva, non ce ne stupiamo minimamente. Se abolisci gradi di giudizio, vieti prove e testimoni a discolpa, e costringi avvocati a leggersi migliaia di faldoni accusatori in pochi giorni non c’è alternativa d’altronde.
Se, ora che gli sarà concesso, gli indagati presenteranno prove inconfutabili contro l’accusa di colpevolezza si potrebbe anche arrivare a trasformare il grande scandalo Moggiopoli-Calciopoli nell’agghiacciante Farsopoli, ovvero “storia della più grande farsa del secolo”.

Stefano Discreti