Archivio per Febbraio 2007

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Bilanci onesti

16 Febbraio 2007

Un buco da scudetto

Un potenziale conflitto d’interessi, un macigno debitorio di 424 milioni, un buon rapporto d’affari con Mediaset e un’operazione di cessione del marchio per ridurre l’indebitamento bancario che giace sotto la spada di Damocle della nullità. E’ questo in sintesi ciò che emerge dal bilancio 2005-06 della Fc. Internazionale, Inter per i suoi fans, che per la prima volta nella sua storia ha composto anche il bilancio consolidato, comprendente le sue società interamente possedute Inter Futura e Inter Brand. Come si legge nel testo del documento, reperibile in Camera di commercio, la scelta della redazione del consolidato è stata fatta per «fornire una adeguata informativa sull’andamento economico e patrimoniale del gruppo». E la differenza del risultato finale di esercizio è molto marcata: la capogruppo Inter spa ha chiuso con un rosso di appena 31,1 milioni di euro, contro i 181,4 milioni del consolidato.
La diversità di cifre è stata causata dall’operazione di “maquillage finanziario” della cessione dei marchi, contabilizzata in Inter spa, alla controllata al 100% Inter Brand, che ha apportato alla capogruppo una plusvalenza straordinaria di 158 milioni. Invece, nel consolidamento sono state eliminate tutte le transazioni con le società controllate. La nota integrativa della società nerazzurra sottolinea che grazie alla cessione dei marchi i debiti bancari di Inter spa sono diminuiti del 34,15%. La maggior parte dell’indebitamento totale del gruppo è nella capogruppo, schiacciata dal peso di 424,4 milioni, in aumento del 54,1% rispetto ai 275,3 milioni del 2004-05. Assieme al contratto di cessione «è stata redatta la relativa scrittura di licenza d’uso dei marchi del valore complessivo di 160 milioni» di durata decennale. Ma l’operazione potrebbe esse sub judice. «La vendita dei marchi dall’Inter alla controllata Inter Brand – spiega l’avvocato Domenico Latino, specializzato in diritto civile e sportivo – configura l’ipotesi del contratto con se stesso: quindi per la legge è nulla». In pratica, è come se il marchio fosse passato dalla tasca destra a quella sinistra. «Inoltre, l’Inter al termine del contratto di licenza d’uso – aggiunge Latino – perderà il marchio. La società avrà tre alternative per evitarlo: può incorporare la Inter Brand, rinnovare l’accordo o riacquistare il marchio» .
INTER BANCA 2 A 0 – Potrebbe essere uno gioco di parole messo ad arte dal destino e forse lo è. Le strade di Interbanca, banca d’affari del gruppo Abn Amro Antonveneta, e l’Inter, si sono incrociate proprio a causa dell’operazione di cessione del marchio effettuata nel dicembre 2005. Infatti, stando alla nota integrativa del bilancio della capogruppo, l’operazione «ha consentito di ottenere da un primario istituto di credito un finanziamento a medio-lungo termine per 120 milioni». Alcuni paragrafi dopo l’Inter rivela il nome della banca, specificando che a garanzia del prestito è stato acceso il «pegno, a favore di Banca Antonveneta, sul 100% delle quote sociali di Inter Brand». C’è però da evidenziare che l’azionista di riferimento e presidente della società nerazzurra, Massimo Moratti, è anche consigliere esecutivo di Interbanca, banca d’affari di Abn Amro Antonveneta: stando alle visure camerali, infatti, è stato «nominato con atto del 21 aprile 2004» per una «durata in carica di tre esercizi» . Quindi, eccoci davanti ad un bel conflitto d’interessi per il generoso presidente nerazzurro, che riveste il contemporaneo doppio ruolo di banchiere e cliente. Un considerevole punto di forza rispetto alle società concorrenti della serie A.
GRAZIE SILVIO – Un altro punto di forza della società nerazzurra, i “risconti passivi”, ossia l’anticipo di ricavi futuri, è risultato in calo da 103,17 milioni a 44,46 milioni per il decremento delle anticipazioni ricevute da società di factoring a fronte di contratti relativi a diritti televisivi». L’Inter ha però sopperito in buona parte a ciò con l’aumento del 15% dei ricavi del conto economico, grazie soprattutto alla crescita della voce “sponsorizzazione e proventi vari” (da 134,11 a 163 milioni). In quest’ultima sono presenti per la prima volta i «diritti di prelazione e prima negoziazione» per 21 milioni stipulati con Rti per la stagione televisiva 2009-2010. Essi consentono alla società del gruppo Mediaset di sedersi per prima al tavolo delle trattative per stipulare il nuovo contratto della trasmissione criptata sul digitale terrestre. Per lo stesso motivo la società del gruppo Fininvest aveva versato 20 milioni alla Juventus nel giugno 2004. La relazione sulla gestione sottolinea ancora di più l’ottimo rapporto d’affari tra l’Inter di Moratti e la Mediset di Silvio Berlusconi. Nel testo si legge infatti che «l’incremento notevole sul valore della produzione è stato determinato da un aumento di 25 milioni sul controvalore della cessione dei diritti televisivi determinato dalla dinamica crescente dei corrispettivi previsti dai contratti in essere e dal rinnovo dei contratti per le stagioni 2007-2010 con Rti». Proprio il 28 giugno scorso, l’Antitrust ha censurato la clausola di prima negoziazione. Del resto, sempre ottimi sono stati i rapporti tra le due famiglie, basti pensare alla lunga e sempre verde militanza berlusconiana del sindaco di Milano Letizia Moratti. Senza tralasciare i proficui rapporti d’affari tra il numero due dell’Inter, Marco Tronchetti Provera, e il Cavaliere, come documentato – per fare un solo esempio – dal passaggio di Edilnord, la corazzata mattonara, da sua Emittenza a mister Telecom.
IL TRUCCO C’É – Nonostante la dichiarata rivalità calcistica, gli stretti legami tra Moratti e Berlusconi sono anche evidenti per la vicenda delle plusvalenze incrociate fittizie di calciatori sconosciuti tra Inter e Milan. La vicenda, strombazzata solo ora dalla stampa nazionale a causa delle indagini per falso in bilancio condotte dal Pm di Milano Carlo Nocerino, era stata evidenziata nel 2003 sul quotidiano Il Manifesto e ai primi del 2004 nel libro “Il pallone nel burrone” e ripetuto il 27 aprile 2004 davanti alla VII Commissione Cultura della Camera dagli autori del volume. Oltre agli ormai celebri Simone Brunelli, Matteo Deinite, Matteo Giordano, Ronny Toma, Salvatore Ferraro, Alessandro Livi, Giuseppe Ticli e Marco Varaldi ci sono stati anche altri scambi di carneadi tra nerazzurri e rossoneri. Tra la stagioni 1999-2000 e 2001-2002 Inter e Milan si sono passati Paolo Ginestra e Matteo Bogani, Fabio Di Sauro e Davide Cordone, Andrea Polizzano e Marco Bonura. Ogni operazione ha fruttato una plusvalenza reciproca variabile tra i 7 e i 10 miliardi di vecchie lire: valutazioni completamente fuori mercato per l’epoca. Ma ci sono stati anche scambi di giocatori celebri, come Francesco Coco e Clarence Seedorf: sia l’Inter che il Milan hanno incassato la stessa cifra di 29 milioni. E proprio qui sta il trucco. La cifra della vendita è identica e quindi l’operazione non movimenta denaro, ma ha solo un risvolto contabile. Le due società hanno segnato nell’esercizio di competenza la plusvalenza incassata, ripartendo invece su cinque anni la cifra della cessione. Quest’ultima è però una passività che pesa sugli anni futuri: ed ecco spiegato il perché Milan e Inter hanno proseguito ad effettuare altri scambi a prezzi ben superiori rispetto ad ogni logica di mercato.

Marco Liguori, La Voce della Campania, numero di febbraio 2007 (fonte: Indiscreto.it)

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Rassegna stampa 13/02/2007

13 Febbraio 2007

Calciopoli o Farsopoli? Una ricostruzione dei fatti controcorrente
(Magazine Bianconero)

Questa è una ricostruzione della vicenda che, anziché attingere dalla versione propinata in tutte le salse dagli organi di informazione di regime (capitanati dalla Gazzetta dello Sport), prende forma da quello che è il materiale che ha selezionato la nostra redazione.
Un materiale che non necessariamente è cartaceo ma che spesso è frutto di confidenze, sfoghi, rivelazioni riservate di personaggi vicini a dirigenti attuali e del passato; ma anche degli umori della gente, dei tifosi più veri, quelli che hanno pagato con la moneta più pesante, e cioè la loro passione.
Una continua ricerca di indizi, conferme, segnali, che ha caratterizzato a volte anche in maniera ossessionante gli ultimi mesi della vita del nostro staff.
Forse quella che abbiamo ricostruito non sarà la verità perfetta, ma gli si avvicina. E’ certamente più attendibile della menzogna perfetta con la quale hanno esiliato la Juventus in serie B. Abbiamo provato a ricostruire la vicenda perché ci siamo accorti che molti, moltissimi tifosi della Vecchia Signora, che per vari motivi non hanno potuto accedere a tali informazioni, hanno formato la loro opinione solo sulla base di un giornalismo becero ed antijuventino. (leggi…)

-Perchè difendo Moggi e Giraudo, Resistenza Bianconera (it.sport.calcio.juventus, 10-02-07)

-Melli: “Una grandissima messinscena”, Stefano Discreti (Magazine Bianconero, 07-02-07)

-La Gazzetta annuncia, Del Piero smentisce (Tgcom, 10-02-2007)

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Frasi da ricordare

11 Febbraio 2007

“Non mi pare che l’Inter sia aiutata, questa mi sembra solo una scusa dei perdenti per giustificare le loro sconfitte”. (Massimo Moratti)

“Per come abbiamo giocato, per quello che abbiamo dato, per le emozioni che abbiamo provato, io mi sento ancora campione d’Italia con la Juventus”. (Zlatan Ibrahimovic)

“La Gea era più corretta di molti procuratori, veniva incontro alle esigenze economiche delle società oltre che a quelle dei suoi assistiti. Con me sono stati sempre corretti al 100%, comportandosi non bene, ma benissimo. E’ stato colpevolizzato solo un gruppo, mentre ci sono tanti altri agenti associati tra di loro”. (Aldo Spinelli)

“Marco Tronchetti è un mio amico, una persona per bene, un vice presidente di Confindustria e mi sembra che in questa vicenda (quella delle intercettazioni, n.d.r.) sia parte lesa”. (Luca Cordero di Montezemolo)

“Mi arrivano molte telefonate di politici che mi chiedono se si può fare una eccezione per riaprire lo stadio della loro città”. (Giovanni Lolli)

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La mamma dei cretini…

5 Febbraio 2007

CARO SCIACALLO
di Michele Serra (La Repubblica, 4 febbraio 2007)

Caro piccolo sciacallo che, sopra un muro di Livorno, hai inneggiato alla morte dello “sbirro” Filippo Raciti: ma come fai a non sapere che lo sbirro sei tu? Raciti era un lavoratore di 38 anni, che per uno stipendio da operaio andava a farsi sputare addosso da quelli come te. Soldatacci, sbirraglia da curva, branco armato che per provare il brivido di essere qualcuno trasforma la miserabile identità di “tifoso” in valor militare. Tu sei lo sbirro, tu il repressore, tu il persecutore delle vite altrui, tu e tutte le cosche mafiose che, in tutti gli stadi italiani, presidiano il territorio della domenica (rubandolo agli altri) per dimenticare di essere uno zero tutti gli altri giorni. Credi di essere “di sinistra”, magari “rivoluzionario”, ma hai la tipica testa del maschio reazionario, piena delle parole retoriche e sceme della sedicente “cultura ultrà“: onore, gloria, vittoria, cascami di un linguaggio di guerra che ormai fa ridere anche nelle caserme, dove i tuoi coetanei la pelle la rischiano davvero. Magari avrai vent’anni, ma sei un vecchio. Un vecchio violento e ipocrita, che per ammantare di qualche ideale la tua frustrazione, la tua prepotenza, te la passi da ribelle. Non sei un ribelle, sei un conformista. Un piccolo conformista dal cuore vuoto. Vuoto quanto basta per diventare sbirro.

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Falsobilanciopoli: perchè i media tacciono?

5 Febbraio 2007

PELO E CONTROPELO
di Renato La Monica (Magazine Bianconero)

“Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza”. Firmato Benjamin Franklin. “Consiglio che una volta sentii dare a un giovane: fai sempre quello che hai paura di fare”. Parole e musica di Rakph Waldo Emerson. Sono solo due splendide massime sulla libertà e sul coraggio. Parole che si trovano ancora sui libri ma che sembrano scomparse dal vocabolario dei giornalisti italiani. Perché, diciamocelo francamente e senza girarci troppo intorno, l’informazione di questo Paese fa veramente pena. Il lettore o il telespettatore sono considerati dei beoti e quindi non meritano nessun rispetto. I direttori pubblicano o trasmettono solo quello che fa comodo al loro editore e a chi assicura la pubblicità al giornale o alla tv, nascondendo accuratamente le notizie che possono dare fastidio al manovratore. Nessuna meraviglia, nessuno stupore. Probabilmente è sempre stato così. Solo che una volta qualche spirito ribelle (gente incapace di scrivere sotto dettatura) si trovava. Oggi prevale il motto prosaico del “tengo famiglia”. Prendiamo la vicenda del doping amministrativo di Inter e Milan: vi sembra che giornali e tv ne abbiano parlato se non in modo frettoloso e superficiale? Del resto se nella classifica della libertà di stampa siamo dietro a nazioni come la Mongolia qualche motivo deve pur esserci. Accomodatevi in poltrona, media di quest’Italietta allo sbando.
PELO – Facile come sparare sulla Croce Rossa. Agevole come prendere il sole alle Bahamas. Semplice come trovare un raccomandato in Rai. Nell’estate del 2006 il tiro al bersaglio nei confronti della Juve, di Moggi e Giraudo esposti al pubblico ludibrio per almeno quattro mesi senza che nessuno alzasse un dito in difesa del garantismo e della presunzione d’innocenza, è stato di una violenza inaudita. Tutto per una serie di telefonate che, di fatto, non contenevano neanche un granello di prova. Oggi, per cose molto più gravi (si parla di falso in bilancio e di un buco di oltre 180 milioni di euro) nei media italiani non è ancora suonato il campanello dell’indignazione. Qualche articolo critico sparso qua e là e tanta voglia di ridimensionare le malefatte dei due club milanesi. Bene, bravi, bus.
CONTROPELO – Dove sono adesso i falsi moralisti che hanno imperversato per mesi su tv e giornali? I vari Liguori, Franco Rossi, Luna, Ziliani, Verdelli, Cannavò e tutta quella gente che trova sempre un pretesto o una scusa per massacrare la Juve? Come mai oggi che sul banco degli imputati siede “l’irreprensibile” Massimo Moratti non danno alcun segno di vita? Se questi signori avessero un briciolo di credibilità dovrebbero trovare almeno il coraggio (ecco che ritorna la parola magica) di chiedere scusa. Dubitiamo che ciò accadrà: la malafede non conosce vergogna.

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Ostellino: Inter, ma quale onestà?

5 Febbraio 2007

Intervista alla grande firma del giornalismo e infuocato tifoso juventino

Piero Ostellino, ex direttore del Corriere della Sera e grande firma del giornalismo italiano. E’ da sempre tifoso della Juventus. Chissà che strano effetto vedere la Signora battagliare sui campi di serie B.
«Sono e sarò sempre un tifoso della Juve, è la mia squadra del cuore. Non mi importa la categoria. Però penso al domani e, soprattutto, sono preoccupato per il futuro della squadra».
A cosa si riferisce?
«Non riesco a capire se la proprietà abbia seriamente intenzione di rilanciare le ambizioni della Juve o voglia lasciarla navigare a metà classifica. Oppure se voglia vendere».
Una visione piuttosto pessimistica, la sua.
«E come potrebbe essere altrimenti? Ci sono troppe domande alle quali nessuno ci ha dato una risposta».
Ad esempio?
«Quando una società come la Juventus accetta, senza opporre resistenza, un verdetto grave come la serie B, ci deve essere sotto qualcosa. Per di più quando c’è un avvocato che, invece di difendere, cioè fare quello per cui è pagato, chiede espressamente la serie B. Un’ammissione di colpa che mi lascia di stucco».
Secondo lei, perché può essere successo?
«Non è difficile formulare un’ipotesi, ribadendo però che si tratta di una mia opinione personale. Credo che ci si volesse liberare del fardello rappresentato da Giraudo e Moggi: il rischio che la squadra finisse in mano dei manager e che, quindi, la proprietà potesse perdere il controllo dell’azienda, era troppo forte».
La Juventus avrebbe scientificamente scelto la serie B?
«Non lo so. Però, valutando come sono andati i fatti, il sospetto cresce. Perché nessun azionista ha dato spiegazioni pubbliche? Perché nessuno ha mai fatto luce. Io non ce l’ho con i vari Cobolli Gigli, Blanc e gli altri: sono funzionari che hanno un compito da svolgere. E’ la proprietà che dovrebbe fare chiarezza: noi tifosi attendiamo da troppo tempo delle risposte che non sono mai arrivate».
Ce l’ha con gli eredi dell’Avvocato?
«Non ce l’ho con nessuno. Dico semplicemente questo: l’unico che mi sembra vagamente interessato al mondo del calcio e alla Juventus mi sembra Lapo. John non mi pare che abbia la passione necessaria: probabilmente non sa nemmeno se a calcio si gioca in dieci o in undici».
Quindi, a suo modo di vedere, la Juventus è stata l’unica a pagare: sta dalla parte della maggioranza dei tifosi bianconeri.
«La Juve non ha fatto tutto quello che ha fatto l’Inter, eppure loro hanno lo scudetto sul petto. Ripeto: temo che la Juve abbia voluto cavalcare uno scandalo che non c’era, fare cassa con cessioni pesanti e valutare se fosse il caso di vendere».
Ci parli un po’ dell’Inter. Cosa ne pensa delle ultime esternazioni di Moratti e Mancini?
«L’Inter, tra passaporti e plusvalenze, è piena di scheletri nell’armadio. Tutto è stato insabbiato da Guido Rossi. E’ uno scandalo anche solo pensare che il calcio, adesso, sia pulito. Soltanto una persona come Moratti può dire che hanno vinto onestamente: ma lui non fa testo. Mancini è furbo, il suo presidente nemmeno quello».
Gli scudetti, allora, li sente suoi?
«Certamente. Come qualsiasi tifoso della Juve che si rispetti. Abbiamo vinto 29 campionati, non 27. Vinti sul campo, meritatamente. Niente spegnerà la mia passione, nemmeno tutti quelli interrogativi ai quali non riesco a darmi una risposta. E non accetto falsi moralismi: mi aspetto, dalla proprietà, una presa di posizione decisa. E una spiegazione».
Cosa ne pensa dei giocatori che hanno accettato la retrocessione e sono rimasti in bianconero?
«Capisco il loro stato d’animo: sono degli autentici eroi. Chiunque, in questa situazione, non si sentirebbe di battersi così».
E magari, qualcuno delle attuali bandiere potrebbe fare bene anche da dirigente.
«Del Piero sarebbe perfetto, ma non con questa proprietà. Non è possibile riconoscere la colpa come hanno fatto loro. Bisognerebbe fare loro questa domanda: secondo voi, quanti scudetti ha vinto la Juve? Mi piacerebbe sentire la risposta».

Stefano Lanzo (Tuttosport, 3 febbraio 2007)

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Rassegna stampa 03/02/2007

3 Febbraio 2007

- Raffaele di Mondai: “Via lo scudetto all’Inter!” (Affari Italiani, 17-01-07)

- Brunelli: “Le firme sui contratti non erano mie”, Giulio Mola (Quotidiano.net,
25-01-07)

- Cara Inter, c’è la lista nera, Alvise Cagnazzo (Nesti Channel, 21-01-07)

- La solita domanda a Cobolli, Christian Rocca (Tuttosport, 19-01-07)

- Moggi, la griglia funziona ancora (Tgcom, 02-02-07)

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Calcio e informazione: è crisi profonda

2 Febbraio 2007

Gli effetti visibili di Calciopoli si avvertono ancora oggi in maniera evidente e si possono ridurre schematicamente a tre punti essenziali: calo degli spettatori in serie A (e contemporaneo boom della serie cadetta), calo degli ascolti delle trasmissioni sportive, calo delle vendite del quotidiano sportivo di maggior diffusione (ammesso anche da Candido Cannavò in una recente intervista). Se la fuga dagli stadi è spiegabile in parecchi modi ed è connessa a una serie di fattori di lunga durata (ostilità del pubblico verso il decreto Pisanu e forte concorrenza di Sky su tutti), gli altri due fenomeni vanno analizzati collegandoli globalmente e ad ampio raggio con i recenti scandali estivi.
Controcampo ha ormai completato la sua metamorfosi da programma di informazione sportiva a becero e ridicolo bar sport, in cui tutti i personaggi recitano un ruolo predefinito a tavolino e si immobilizzano per mesi, o per intere stagioni, sulle medesime battute. Ogni notizia nel mitico studio 20 di Cologno Monzese diventa un pretesto per montare scandali e polemiche, a conferma del fatto che il tanto deprecato “biscardismo” ha fatto scuola anche in una trasmissione che da sempre si vende ai suoi telespettatori come modello di serietà e di correttezza deontologica.
Per spiegare il calo di ascolti basta visitare il sito del caporedattore della sezione sportiva di Mediaset, Paolo Ziliani (www.paoloziliani.it). Entrato nell’immaginario della gente per le sue famose pagelle Ziliani si erge ora a paladino di tutti coloro che si sentono oppressi dal precedente sistema calcistico, scagliandosi con veemenza e mancanza di razionalità contro ogni cosa che risulti riconducibile alla società Juventus. La serie di calunnie e di falsità perpetuate da questo personaggio è troppo lunga per essere condensata nel breve spazio di un articolo, e dunque basterà un solo esempio per inquadrare in maniera ottimale la sua idea di giornalismo. In un articolo di commento sull’assegnazione del pallone d’oro a Fabio Cannavaro egli si dilunga dapprima ad elencare le motivazioni “morali” per cui il calciatore sarebbe stato indegno di tal riconoscimento, e in un secondo momento riporta l’elenco dei giurati che hanno decretato la sua vittoria. Visto che tra questi rientrano, tra gli altri, i votanti di Estonia, Lettonia, Slovacchia, la tesi di fondo che Ziliani vuole dimostrare è che queste persone, provenendo da paesi con poca gloria calcistica, non hanno la necessaria competenza per effettuare valutazioni corrette, come se tale competenza fosse innata biologicamente e derivasse dal luogo di nascita di una persona. Chi di noi, infatti, si sognerebbe di affermare che gli inglesi non capiscono nulla di tennis solo per il fatto che negli ultimi anni non hanno avuto giocatori importanti di livello? O che un croato non possa parlare con rigore di rugby dopo una vita passata a seguire quello sport? Dietro a tale affermazione neanche troppo velatamente razzista si coglie la volontà di Ziliani di colpire il giocatore, reo della gravissima colpa di aver indossato per due anni la casacca bianconera e dunque bersaglio ideale da esporre all’odio dei tifosi di colore diverso.
Se l’informazione televisiva piange, quella su carta non può permettersi di ridere. Nonostante il ridicolo tentativo messo in atto per tentare di negare il brusco calo di vendite la Gazzetta dello Sport ha perso negli ultimi tempi lettori e, cosa ben più grave, credibilità. L’ex quotidiano sportivo più autorevole d’Italia si è lanciato in una campagna denigratoria contro giocatori e società (indovinate di quali colori), cavalcando in maniera sciacallistica lo scandalo di Calciopoli. La conferma, nel caso in cui ce ne fosse stato bisogno, è arrivata mercoledì 20 dicembre, quando il giornale, all’indomani di un contestato Bologna – Juventus, appariva nelle edicole con il seguente titolo a caratteri cubitali: “Juve, non cosi”. Forse nessuno ha informato il direttore Verdelli e la sua allegra combriccola che Moggi e soci hanno abbandonato il mondo del calcio, o quanto meno che non lavorano più alle dipendenze della società Juventus. E allora perché far ricadere l’errore di un arbitro sulla società, come se fosse essa la responsabile di quello e non l’incompetenza del fischietto? E come mai simili titoli vengono fatti soltanto quando ad essere avvantaggiata è la squadra bianconera? Non mi risultano analoghe prese plateali di posizione dopo il rigore inventato concesso al Genoa contro la Juventus, o dopo il clamoroso gol non convalidato all’Empoli contro il Torino, o dopo la vittoria interna dell’Inter contro la Reggina macchiata da evidenti errori arbitrali ai danni dei calabresi. E l’elenco potrebbe continuare a lungo. Il giornale si è inoltre trasformato in un fantamercato aperto tutto l’anno, e ogni giorno riporta nuove notizie di potenziali trattative che si rivelano puntualmente fasulle, perdendo così la sua specificità rispetto agli altri due quotidiani sportivi italiani, Tuttosport e Corriere dello sport. L’autorevolezza della rosa è dunque ai minimi storici, e la possibilità di uscire da questa situazione comatosa sembrano al momento remote.
Nel generale clima di buonismo post – natalizio facciamo i migliori auguri a Controcampo e alla Gazzetta dello Sport, vessilli issati ignominiosamente sulle macerie di quello che, nonostante tali deformazioni strumentalizzate, rimane lo sport più bello del mondo.
Buon campionato (si fa per dire) a tutti.

Vittorio Pessini (Fusi Orari)

P.S.: Analizzando dal sito www.primaonline.it i dati di vendita de La Gazzetta della Sport da maggio a settembre 2006 e confrontandoli con i rispettivi periodi del 2005 risulta quanto segue:

Mag 2005: 364.457 – Mag 2006: 342.605 (-6,00%)
Giu 2005: 360.381 – Giu 2006: 343.271 (-4,75%)
Lug 2005: 358.018 – Lug 2006: 351.522 (-1,81%)
Ago 2005: 357.779 – Ago 2006: 348.449 (-2,61%)
Sett 2005: 357.001 – Sett 2006: 342.106 (-4,17%)

Bisogna tenere presente, però, che tra giugno e luglio 2006 le vendite sono sicuramente aumentate per effetto della vittoria della nazionale di Lippi ai mondiali.