Archivio per settembre 2006

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Rassegna stampa 29/9/2006

29 settembre 2006

- I tifosi sollecitano il Governo (Sky Life)

- Sul web la rabbia dei tifosi della Juve (Matteo Tonelli, laRepubblica.it)

- Anche Juventus, Figc e la Gea nella ragnatela degli spioni (Cristina Zagaria, laRepubblica.it)

- Primavera, 5-1 all’Inter (Juventus.com)

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La spilla del momento

28 settembre 2006

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La Gazzetta dei Moralisti tace

25 settembre 2006

Ehi, voi del giornale rosa che si trova sui banconi dei bar dello sport!
Non eravate i moralisti in capo contro il calcio marcio e gli autonominati indefessi accusatori delle lobby e dei conflitti di interessi? Volete un aiutino?
Eccolo: gli indossatori di scudetti altrui, i cui proprietari (Moratti, Tronchetti) e massimi dirigenti (Buora) sono proprietari (Tronchetti), massimi dirigenti (Buora) e membri del Cda (Moratti) della Telecom, secondo la Stampa (non smentita) hanno pagato all’estero la società di investigazione privata che intercettava illegalmente mezza Italia e che, secondo i magistrati e i testimoni, usufruiva di solide entrature in Telecom. Le inchieste commissionate dagli indossatori di scudetti altrui riguardavano pedinamenti e intercettazioni illegali su un arbitro e una serie di calciatori.
Si noti, solo per inciso, che Guido Rossi è stato consulente di Moratti, membro del Cda della squadra, assegnatore dello scudetto a tavolino per un campionato non oggetto di indagini e ora presidente di Telecom, chiamato da Tronchetti Provera e ratificato dal cda ove siede anche Moratti. (Tronchetti, poi, ha un ruolo di primissimo piano nell’assetto di controllo del vostro giornale, ma questo lo sapete bene). Berlusconi e Galliani, al confronto, sembrano frati trappisti.
Tra l’altro: il bonifico effettuato dagli indossatori e trovato nei conti esteri della società di investigazione oggi nei guai è a bilancio ufficiale della società sportiva o no?
I giornali, poi, raccontano di manovre dentro la Telecom per evitare che alcuni particolari telefonini fossero intercettati dalla magistratura o, perlomeno, per avvertire in tempo i titolari del fatto che i pm stessero ascoltando. La Juve è andata in B perché Moggi si serviva, legalmente, di schede sim straniere. Paolo Bergamo chiede da settimane dove siano finite le intercettazioni delle sue telefonate con i dirigenti delle altre squadre.
Verdelli e Cannavò, che fate, dormite?

Christian Rocca

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Telecom, uno scandalo Internazionale

24 settembre 2006

Rossi-Moratti-Tronchetti Provera… sono loro la cupola vera!

La ruota gira, era solo questione di tempo. Giusto per passare da uno scandalo all’altro. Mentre la Juve placidamente va – 4-0 al Modena in gol Trezeguet (2), Del Piero e Nedved, i campioni capaci di fare la differenza e riaccendere l’entusiasmo – accadono fatti per nulla trascurabili che poco o nulla hanno a che fare con il calcio, ma molto c’entrano con giustizia ordinaria e sportiva. Sorprende, casomai, che se ne parli con tanto ritardo. L’arbitro Massimo De Santis, la cui invettiva è risuonata ieri sera al Tg5, non può avere scoperto solo in questi giorni di essere stato spiato dall’Inter di Massimo Moratti anche se ha tutto il diritto di indignarsi, anzi di essere «schifato», prima di tutto come privato cittadino.
Io, per parte mia, confesso di non essermi ancora riavuto dalle candide ammissioni del patron nerazzurro, riprese e commentate su Tuttosport di ieri. Così come non mi capacito che non sia stata ancora aperta un’inchiesta (articolo 1: lealtà) da parte dell’inquisitore sportivo. Borrelli se ne sta andando? Vada, ma ricordo al commissario Pancalli di esercitare poteri straordinari anche sulla vigilanza. L’occasione la fornisce una notizia pubblicata nell’incipit di Paolo Colonnello su La Stampa di venerdì. Curiosamente, mentre a pagina 31 Moratti rassicurava il collega Beccantini sull’assoluta estraneità dell’Inter nello scandalo Telecom, a pagina 5 dello stesso giornale ci si chiedeva a chi potesse interessare «il dossieraggio su uomini politici, imprenditori, finanzieri, personaggi dello spettacolo, calciatori, giornalisti e magistrati». Di più, sempre lo stesso articolo spiegava come la ricevuta di un pagamento intestata a “F.C. Internazionale Milano” fosse stata «ritrovata dagli inquirenti presso la sede inglese della “Worldwide Consultant Security”, una delle scatole vuote estere messe in piedi da Emanuele Cipriani per ricevere con discrezione il denaro dai suoi importanti clienti». Se questa notizia è vera – e quantomeno nessuno è stato in grado di smentirla – mi domando come non si possa pensare ad un ampio coinvolgimento dell’Inter in una faccenda di pesantissima rilevanza penale. A maggior ragione se non c’è nemmeno bisogno di scoprire – perché lo sanno tutti e però pudicamente lo si scrive tra le righe – che Carlo Buora, amministratore delegato di Telecom, risulta essere vice-presidente dell’Inter. Sì, cari lettori, avete capito bene: Buora – cui l’arrestato Tavaroli, ex responsabile della sicurezza dell’azienda, dice di aver riferito tutto – è contemporaneamente amministratore delegato di Telecom e vice-presidente dell’Inter. Consigliere di amministrazione dal 26 ottobre 2001, è vice-presidente del club nerazzurro dal 30 gennaio 2004. Non so cos’altro ci sarà da raccontare nei prossimi giorni, però sono certo che presto qualcuno dovrà spiegare. Nel frattempo, nonostante i tentativi di imporci la mordacchia da parte del signor Adriano Galliani, registriamo che al Milan sono piuttosto nervosi. Pensate, hanno spedito un massaggiatore a «impallare» la telecamera per oscurare Seedorf in polemica con Ancelotti. E dire che Galliani si occupava di antenne e ripetitori, fino a qualche anno fa.

Giancarlo Padovan (Tuttosport, 24 settembre 2006)

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La verità non è il Massimo

23 settembre 2006

Padovan attacca Muzio Moratti

Non so se ci voglia più imprudenza o più impudenza a con­cedere interviste come quella rilasciata da Massimo Mo­ratti a Roberto Beccantini e pubblicata ieri da La Stampa. So, però, che merita di essere chiosata e commentata.
Punto 1: Vieira. Moratti: «La scorsa stagione, zero espulsio­ni in tutto il campionato. Oggi, già una dopo tre partite. E tre giornate di squalifica: le sembra normale? Dimenticavo: ha cambiato maglia». Dimentica molte altre cose il dottor Mo­ratti. Per esempio che Vieira («Mi ha colpito la sua educa­zione. Sembra un guerriero, è un signore») ha avuto tre tur­ni di squalifica per aver insultato l’arbitro e che la doppia am­monizione era sacrosanta, sempre che uno capisca di calcio e di regolamenti. Dimentica ancora, Moratti, che dieci giorni fa a Lisbona, all’esordio in Champions League, non arbitrava un italiano, ma Vieira puntualmente è stato espulso, come del resto accadde un anno fa con la Juve a Bruges. Dimenti­ca, infine, sempre Moratti, che la Juve è in serie B, non c’è più Moggi, non c’è più Giraudo. Né Galliani è più presidente di Lega, né Carraro della Federazione e che, nel frattempo, c’è stata Calciopoli. Voleva forse che gli ex juventini, ora che so­no all’Inter, venissero giudicati con leggi e norme compia­centi?
Punto 2: Guido Rossi. Secondo Moratti non era in conflitto di interessi. Ovvero: «…c’è conflitto e conflitto. Soprattutto, c’è persona e persona». Ora, se capisco bene, Guido Rossi e gli amici dell’Inter e di Moratti sono ottime persone – secon­do Moratti – gli altri no. Evidentemente Moratti non ha mai sentito parlare della moglie di Cesare e della sua necessità di essere al di sopra di ogni sospetto. Ma in effetti ha ragione perché la moglie di Cesare non c’entrava né con l’Inter, né con Telecom, né con Tim, né con La7, al contrario di Rossi, che però è una gran persona. Peccato che anche Rossi abbia scordato di aver pubblicato un libro Il conflitto epidemico
(Adelphi) che a posteriori suona autoprofetico.
Punto 3: L’arbitro De Santis. Moratti: «Un tizio si offrì di pe­dinarlo » (un tizio? uno che passava per strada?). «Era in con­tatto con persone del ministero presso il quale aveva lavora­to De Santis» (persone? che persone: impiegati? uscieri? fun­zionari? chi?). «Risultato: zero su tutta la linea». Dunque, sempre se capisco bene, uno che non si sa chi sia passa da ca­sa Moratti e dice che vuole pedinare De Santis, sul conto del quale non reperisce un’informazione illecita (strano). Delle due, l’una: o De Santis è immacolato o Moratti s’è fatto fre­gare dal primo che passava. Al contrario Moratti deduce di non essere un visionario (mah).
Punto 4: Tronchetti Provera e lo scandalo Telecom. «Sull’o­nestà e la buona fede di Marco garantisco io. Di più: ci met­to la mano sul fuoco». Beccantini: teme che possa essere tirata in ballo l’Inter? «No, nella maniera più categorica». Omissis.
Punto 5: Tira aria di restaurazione. «Rossi era un picconato­re. Dava fastidio. Da quello che leggo sui giornali e vedo in tv, premesso che la libertà di opinione è sacra, noto un ritorno di facce e pensieri obliqui e ambigui». Moratti si riferisce a Luca Pancalli, ora commissario al posto di Guido Rossi? No. «Se Petrucci lo aiuta, sarà una diga». Si riferisce a Gigi Riva, vice commissario al posto di Albertini? No. «Riva è un patri­monio. Serio, competente, fedele alle istituzioni». Si riferisce a Gianni Petrucci? No. «Ultimamente si è mosso bene». Ce l’ha con Matarrese nuovo (?) presidente di Lega? Probabile. Ma se è così perché non lo dice? E, soprattutto, perché non chiede a Guido Rossi come mai non ha commissariato la Le­ga visto che ne aveva il potere e il dovere?
Punto 6: La domanda non fatta. Dottor Moratti, quando com­menteremo lo scudetto degli onesti che l’Inter esibisce sul pet­to, alla luce del patteggiamento ottenuto a maggio dal suo collaboratore Gabriele Oriali e dal suo pupillo Alvaro Reco­ba, per aver prodotto un passaporto da comunitario con­traffatto e una patente risultata rubata alla motorizzazione ci­vile di Latina? Aspettiamo con ansia la prossima intervista. Sperando che, questa volta, la possa leggere su Tuttosport.

Giancarlo Padovan (Tuttosport, 23 settembre 2006)

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Rassegna stampa 13/9/2006

13 settembre 2006

Perché io sospetto (Resistenza Bianconera, it.sport.calcio.juventus)

Georgatos, attacco all’Italia (Tgcom)

Diversità interista (Massimo Gramellini, La Stampa Web)

Bergamo: "Mi chiamavano anche Inter, Milan e Roma" (Juventus1897.it)

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Ubi maior…

12 settembre 2006

Dopo la finale dei mondiali non viene data la parola al portiere campione del mondo Buffon perchè è arrivato un ospite molto più importante di lui.

N.B.: Mastella è Ministro della Giustizia, non della Difesa.

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Andrea Agnelli presidente!

12 settembre 2006

Moggi al pogo, Cobolli Gigli al rogo!

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Per Mazzone illeciti inesistenti

2 settembre 2006

«Sul campo aveva vinto la Juve»

da un’intervista di Marco Bernardini (Tuttosport, 2 settembre 2006)

Mazzone, non è che per caso dietro questo suo distacco dal calcio ci sta una certa nausea per tutto ciò che è accaduto nel mondo del pallone?
«No. E per un motivo molto semplice. Il mio è sempre stato il calcio dell’onestà, su tutto e su tutti. Badi bene che non sono un santo, ma un uomo il quale sapesse quante volte ha dovuto rifiutare di accettare taluni compromessi».
Proposte sportivamente ed eticamente indecenti?
«Più che altro sussurri, riferiti a possibili maneggiamenti assortiti. Ho sempre detto di no, ancora prima di conoscere i dettagli. Nel bene, come nel male».
Eppure, ancora oggi, lei viene indicato come uno fra i più fieri nemici della Juventus per via di quella epocale partita a Perugia.
«Semplicemente ridicolo. Professionalmente, ho sempre nutrito una stima e un’ammirazione incredibili per la Juventus. Chi sostiene queste falsità dovrebbe tenere conto che io, romanista dichiarato, con il mio Bologna feci perdere uno scudetto proprio alla Roma. E’ proprio vero che il mondo è pieno di scemi».
Che effetto le fa vedere lo scudetto tricolore cucito sul petto dei giocatori dell? Inter?
«Pessimo e fastidioso. Il titolo di campioni d’Italia lo si conquista sul campo di gioco e non perché altri sono stati puniti a causa di illeciti inesistenti».
Ho capito bene? Lei ha affermato che il campionato scorso non è stato giocato con carte truccate.
«Tentativi per barare ce ne sono stati, ma il campo aveva detto che a vincere lo scudetto era stata la Juventus».
Senza la regia malandrina di Moggi?
«Ho lavorato con Luciano, alla Roma. Mi lasci dire, lui è il più simpatico e stupendo millantatore del calcio italiano e, dietro alla sua ombra, si muove un esercito di allievi sicuramente meno bravi del maestro che hanno travisato la sua lezione. Il peccato che ha commesso Moggi è stato quello della vanità».
Urge una spiegazione per ciò che sostiene, Mazzone.
«Bene. Per capire calciopoli, occorre operare una netta distinzione tra quelli che sono i lavoratori del pallone e coloro che agiscono da dietro le quinte. Società, allenatori e giocatori rappresentano l’asse portante e sano dell’intera stuttura. Senza un buon coordinamento tra questi tre elementi, è subito crisi. Poi esiste il mondo, che io definisco quello delle ombre, popolato da personaggi i quali millantano credito lasciando intendere che sono in grado di fare qualsiasi tipo di operazione. Sono quelli del famoso “penso io a tutto”. Sono quelli ai quali io ho sempre risposto, le poche volte che mi avvicinavano: senta, mi faccia il piacere di pensare ai cavoli suoi e basta. Un problema, questo, che ha riguardato tutti e non solamente la Juventus».
La quale Juventus però è stata immolata, da sola, sull’altare di un presunto nuovo rinascimento sportivo e culturale. Esordirà, contro il Rimini, in Serie B.
«Un evento che mai avrei pensato di poter vedere e che neppure mai mi sarei augurato dovesse accadere».
Dicono che dovrebbe servire come lezione, per tutti.
«Me lo auguro. Certo che il prezzo è alto. L’importante è che ora, poiché a questo mondo vendetta chiama vendetta, non si trovino nuove occasioni per invocare altri capri espiatori come, per esempio gli abitri. Basta con la filosofia del sospetto. Il mondo del calcio ha bisogno di saggezza e non di fanatismo».
Lei ha allenato in Serie B, Ascoli e Lecce.
«Già, e con entrambe ottenni la promozione».
Qualche consiglio alla Juventus per rendere meno tribolato un percorso sconosciuto ai bianconeri?
«Non sarà una passeggiata. Il campionato cadetto significa calcio intenso, duro e aggressivo. Poco o nessun spazio alla fantasia. Ecco, io credo che Deschamps dovrà lavorare soprattutto sul piano psicologico con i suoi ragazzi».
Una Juventus che verrà, verosimilmante, accolta dai tifosi avversari come una poco di buono.
«Sarebbe vergognoso, oltrechè ingiusto. I giocatori bianconeri ne possono niente di tutto quello che è accaduto».
Alcuni di loro, come Buffon e come Del Piero, sono campioni del mondo.
«Un successo storico che qualcuno ha già voluto dimenticare».
Si spieghi meglio, Mazzone.
«Parlano i fatti, da soli. L’accantonamento di Marcello Lippi senza che sia stato fatto nulla di veramente concreto per convincerlo a rimanere, secondo suo diritto. I licenziamenti in tronco di Gentile e di Berrettini. Assurdi. Mi sono chiesto: ma a che gioco stanno giocando?».
A quello stabilito da Demetrio Albertini, probabilmente.
«Già, una persona di trentaquattro anni. Mi dica un po’ che che cosa può valere, sul piano dirigenziele, una parola come la sua! Zero assoluto».
Riecco, dunque, in pista il Carlo Mazzone da battaglia.
«Nessuna battaglia, per carità. Soltanto uno sfogo dettato da una certa amarezza. Vede, quando si è trattato di stilare una lista con sei o sette nomi di possibili candidati alla panchina azzurra, il mio non è stato manco preso in considerazione. Sarei stato il primo a rifiutare, ma sarei anche stato contentissimo di poter dare almeno qualche consiglio. A tutti quelli con la memoria corta voglio ricordare che Amelia lo lanciai io, che Materazzi lo recuperai a Perugia, che
trasformai Pirlo da mezza punta in playmaker, per non parlare di Totti e di Toni. Tutti giocatori della Nazionale, mi pare».
Cosa vuole, Mazzone, la giustizia non è di questo mondo.
«E forse, fuori dal campo, non appartiene manco al pianeta del calcio»

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