Archivio per Agosto 2006

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Mi dimetto anch’io da juventino

28 Agosto 2006

…come Christian Rocca (http://www.ilfoglio.it/camillo):

C’era una volta la Juventus, ora non c’è più. E’ morta. E’ stato bello, ma è finita. Thank you very much, John Elkann. Inutile illudersi. Insensato sperare in una rinascita targata famiglia Agnelli. Folcloristico pensare che in cotante mani l’orizzonte sportivo di questa entità che si ostinano a chiamare Juventus F. C. possa essere diverso da quello di una tonica Sampdoria o di una frizzante Udinese. Niente di male, per carità. C’è di peggio nella vita, a cominciare dagli islamo-fascisti che ci vogliono tagliare la testa. Ma se parliamo di Juventus, be’ la Juventus è un’altra cosa. Un’altra cosa che ora non c’è più, scomparsa con la morte di Gianni e Umberto Agnelli. Addio Giuve. Non ti hanno nemmeno dato l’onore delle armi, magari cedendo tutti i calciatori a una sola squadra in modo da far continuare altrove il mito di questi anni. A scanso di equivoci hanno preferito rinforzare gli avversari di una vita, compresi i miserabili indossatori di scudetti altrui.
Il caravanserraglio di amministratori francesi col nome da difensori scarsi dell’Inter, di esperti di tennis, di allenatori di pallavolo, di campioni bolliti e di dirigenti col doppio cognome ha scelto consapevolmente di liquidare la più formidabile squadra di calcio degli ultimi vent’anni, riducendola a un distributore automatico di campioni pronto a colmare le lacune tecniche delle migliori squadre del continente, più l’Inter che dell’aggettivo “migliore” non sa nemmeno come si faccia lo spelling.
Non resta che mostrare voglia di dimettersi da tifosi bianconeri, finché sorte non ci separi da questi inenarrabili Moratti-senza-soldi che ci sono capitati tra i piedi. Non resta che seguire l’esempio di Capello, Cannavaro, Zambrotta, Thuram, Emerson, Mutu, Viera, Ibrahimovic e, spero, anche di Buffon, Trezeguet e Camoranesi. Fossi in Deschamps, me ne andrei di corsa prima del disastro. Questi campioni che sono scappati, o che presto se ne andranno, non sono affatto traditori, né mercenari, tantomeno professionisti senza cuore. Sono persone sane di mente che hanno capito per tempo il progetto funerario di Camogli Gigli o come si chiama il simpatico signore addetto alla liquidazione che tanto piace a quel giornale della City che da anni non ne azzecca una nei settori di sua competenza, figuriamoci quando affronta la scienza calcistica. Il rammarico è che questa liquidazione non sia avvenuta per causa di calciopulitopoli, cioè di quella bufala gettata in pasto ai babbei che leggono la Gazzetta sui banconi dei bar dello sport e si ritrovano con un’erezione ogni volta che compare Pistocchi alla moviola. E’ davvero un gran peccato che non abbia prevalso la linea forcaiola di Borrelli-Palazzi, quella che avrebbe voluto sbattere i campioni d’Italia in serie C per manifesta superiorità, ovvero i nove campioni del mondo delle ultime tre edizioni mundial più Ibra e il pallone d’oro Nedved a fare undici. Ci avesse chiuso bottega Guido Rossi sarebbe stato molto più dignitoso, quasi motivo d’orgoglio. Avremmo potuto denunciare il colpo di stato, far valere l’inconsistenza delle accuse e avremmo potuto indicare uno per uno i reali poteri forti del calcio, quelli che non sono entrati in calciopulitopoli malgrado il passaporto per accedervi fosse stranamente in regola, e anche quelli che ne sono usciti più o meno immacolati. Fosse stato un complotto esterno contro la Juventus, a Torino si sarebbero difesi invece di dire "prego, accomodatevi, eccovi gli scudetti, eccovi i campioni, grazie mille se ci date la B purché con forte penalizzazione". Non fossero stati loro stessi a perseguire scientemente la liquidazione e la retrocessione e l’umiliazione, sarebbero stati i primi a rimboccarsi le maniche, magari avrebbero restituito un po’ di quei quattrini sottratti dalla quotazione in Borsa e si sarebbero attrezzati per fare un mazzo così a tutti quanti, senza perdere un calciatore e senza rafforzare gli avversari diretti. Invece è successo il contrario. E tutti a credere alla favoletta che la penalizzazione comporta dolorosi e necessari ridimensionamenti, che guarda caso non ci sono stati né al Milan né alla Fiorentina e nemmeno alla Lazio. E nessuno a ricordare che la Juventus odierna non ha perso nemmeno un euro tra sponsor e diritti tv. Nemmeno uno, visto che il popolo juventino è sempre qui. L’unica grave perdita è la Champions League per due anni, ma sarebbe bastato difendersi – come ha fatto il Milan – per riottenerla. L’altra balla è che una società di calcio non possa fare nulla per trattenere un giocatore che vuole andare via. Ah, sì? A Della Valle sono bastati cinque minuti netti per far capire a Luca Toni chi paga e chi comanda.
Dimissioni pro tempore da juventino, dunque, per non rendersi complici del misfatto. Non un uomo, non un soldo, nessun alibi per i liquidatori della Juventus, pronto perfino ad accollarmi la pena accessoria di avere molti weekend liberi nei prossimi anni. E’ fin troppo umiliante dover ricordare la sequela di scelte bizzarre, di comportamenti comici e di decisioni folli del nuovo corso torinese. L’unica spiegazione alternativa al trattamento sanitario obbligatorio, cioè al manicomio, è la precisa volontà di far cassa e di rendere i bilanci meno pesanti per un eventuale acquirente. Speriamo che arrivi davvero un nuovo proprietario e che arrivi presto. Faster, please.

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Quello che ogni tanto si fa vivo

27 Agosto 2006

Moggi: “Per condannare occorrono le prove”

Siena, 25 agosto 2006 – Un fiume in piena: settanta minuti filati e senza interruzioni di conferenza stampa, per difendersi, ma anche per attaccare. Luciano Moggi sceglie un albergo di Siena per ringhiare contro i suoi censori, cercando di smontare tutti i capi d’accusa che lo hanno condannato. Parte con la ricostruzione di quello che lui stesso chiama “un processo sommario”.
“Designazioni, griglie degli arbitri, schede telefoniche: ci vogliono le prove per accusare le persone e qui le prove non ci sono, ci sono solo ipotesi. Non è stato fatto niente di illecito”. Moggi parla a raffica, quasi senza fiato, e respinge tutte le accuse, anche quelle su De Santis. “Non era un arbitro amico della Juventus, è stato detto che era parte di un sistema. Ma nessuno ha detto, ad esempio, che prima di Milan-Juventus del 2005, arbitrò Fiorentina-Milan, i rossoneri vinsero e non ebbero problemi di squalificati, mentre noi giocammo a San Siro senza Ibraimovich”.
“Il mio compito – ha proseguito Big Luciano – era solo quello di proteggere la Juventus e c’era più di un avversario, a cominciare dal signor Franco Carraro”. L’ex presidente federale è uno dei grandi accusati da Moggi. “E’ lui il primo a tirare le fila di un sistema che è marcio. Ha chiesto la conciliazione, spero che gli diano un premio”. Sulle schede internazionali Moggi parla della necessità di volersi tutelare. “E’ giusto che una persona tuteli il proprio lavoro e quello che ha detto poi Mancini mi fa pensare, evidentemente sapeva tutto quando ha detto che io avrei risposto in opportuna sede. Poi ho letto che anche Facchetti diceva ai suoi giocatori di stare tranquilli, che dopo un anno sarebbero successe cose incredibili. Sono cose che mi hanno fatto riflettere”.
Sulle griglie degli arbitri, Moggi afferma che “c’è un sorteggio, io ho parlato di arbitri migliori perché più capaci. Non capisco come Palazzi possa pensare che la Juventus giocava due campionati, uno sul campo e uno con i dirigenti. Qui c’è una grande differenza fra la realtà e una forzata interpretazione. Moggi faceva gli interessi della Juventus: le società di calcio sono diventate delle aziende e devono essere gestite da persone capaci. Vorrei ricordare che la Juve nell’ultimo anno ha vinto legittimamente lo scudetto di serie A, della primavera, delle beretti e degli allievi. Di più non potevamo fare”.
Moggi guarda anche al processo che ha coinvolto la Reggina. “A Foti è stato applicato l’articolo 1 del codice di giustizia sportiva, con me e Giuraudo è stato utilizzato un ibrido giuridico fra l’articolo 1 e l’articolo 6. Il sistema Moggi non c’era. Lo dimostra anche il fatto che tutti quelli che erano imputati sono stati graziati o quasi, a eccezione di me o Giraudo. La cupola non c’è più, vorrei sapere se adesso c’è solo il campanile con io sulle campane e Giraudo che tira la fune. Mi batterò fino all’ultimo perché tutto quello che è successo è scandaloso. E’ stata la Caf stessa a dire che nel calcio non c’era il sistema Moggi”.
Big Luciano è senza freni: “Dal processo non emergono condizionamenti nelle gare della Juventus, gli arbitri sono stati tutti assolti: siamo stati definiti corruttori senza i corrotti o condizionatori di partite non condizionate. A me e Giraudo è stato imputato l’articolo 6 del codice, ma non ci hanno risposto quali gare sono stato oggetto dell’illecito e con quali arbitri. Si parla di alterare la classifica senza alterare i singoli risultati. E come si fa? E’ inquietante e contraddittorio. Ripeto noi abbiamo solo cercato di difenderci, in primis da Carraro”. Poi il contrattacco sul calcio: “Il calcio italiano è in mano a dilettanti allo sbaraglio. Ho apprezzato le prime mosse di Matarrese, lui è uno che sa di calcio e farà bene”.
Quindi l’Inter e Moratti. “Togliere lo scudetto legittimo alla Juventus è ingiusto, è profondamente ingiusto darlo all’Inter. Sento parlare di scudetto degli onesti, ma è onesto chi fa giocare qualcuno con un passaporto falso (il riferimento è a Recoba, ndr). E Guido Rossi non venga a dire che non sapeva niente, quando era consigliere dei nerazzurri. Un contratto mio con l’Inter? Chiedetelo a Moratti, se dice di no lo tirerò fuori io. Ha detto che sono ferito? Io sono più vivo di prima e sto benissimo”. Nessuno sconto pure per Franco Baldini. “Stia zitto, l’onestà è un’altra cosa. Lo scudetto semmai lo dovevano dare alla Roma, che lo scorso anno ha fatto un gran campionato con dei ragazzini, comportandosi bene, perché Baldini se n’era andato. Qui si confonde la gente che lavoro con quelli che parlano e basta”.
Accuse anche al procuratore Claudio Pasqualin. “E’ un altro dei moralizzatori, io non voglio fare il rompipalle, ma quello che scova il marcio nel calcio. Guardate il mercato: ora proliferano i procuratori e non, gli squalificati e non. Pasqualin mi portò Montero alla Juve e di questo lo ringrazio, però poi di fronte a testimoni mi disse: ‘Non dire a Montero che prendo la provvigione dalla Juve, così la prendo anche da lui’. Il calcio ora è questo, altro che sistema Moggi. Pasqualin dice cose inesatte, io non torno perché non voglio tornare: perché non parla di Vialli e della diffida che gli ha fatto per non distribuire in Italia il libro già uscito in Inghilterra?”.
Critiche anche a Candido Cannavò (“Dovrebbe scrivere la rubrica ‘Fatemi scappare’ invece di ‘Fatemi sapere’), Petrucci (‘La colpa è anche sua perché non si può mettere un ex consigliere dell’Inter a fare il commissario’) e, seppure velate, anche alla Juventus (‘Non si deve tacere, non si deve temere quella che è la verità’) per l’iniziale atteggiamento di attendismo sulla vicenda. La vicenda Paparesta chiuso nello spogliatoio dopo Reggina-Juve è liquidata come “Una battuta, a cui non credevo si potesse credere”. Poi la chiosa conclusiva: “Io non ci sto a tutto questo, mi hanno fatto passare due mesi che non auguro a nessuno. Il premio è che in tanti adesso mi fermano e mi dicono che non sono solo, di andare avanti. L’ho detto ai giudici: ci sono tredici milioni di juventini che vi guardano, non è giusto condannare senza prove”. Chiusura con Collina (“Dice che con Meani ci parla quando vuole perché lo conosce da venti anni. Bene, io Bergamo lo conosco da trenta, senza illeciti”) e ancora con Carraro: “Ce lo abbiamo messo noi? Vero, ma ogni tanto si può sbagliare”.

Alessandro Lorenzini (Gazzetta.it)

Altri articoli a riguardo:

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Quello con un po’ di riconoscenza

24 Agosto 2006

Buffon: “Guiderò la rinascita della Juve”

E’ numero uno dei numero uno. Come ammette Zoff (“Il miglior portiere che ci sia mai stato in Italia, me compreso”) e come riconosce il mondo intero.
Perché un fuoriclasse come Gigi Buffon ha deciso di rimanere in bianconero? “Per un segno di riconoscenza sia nei confronti di una società che mi ha sempre trattato benissimo sia verso i tifosi juventini che si sono affezionati al sottoscritto sin dal primo giorno che ho messo piede a Torino”.
Restano anche Camoranesi e Trezeguet? “Non lo so, questo va chiesto agli interessati”.
La grande fuga di Cannavaro, Emerson e compagnia bella è ingratitudine, avidità di danaro o ambizione smodata? “Niente di tutto questo, a mio parere. E’ una scelta che punta sulle soddisfazioni professionali, non una scelta economica”.
Il primo ad abbandonare la barca che stava affondando è stato Fabio Capello che forse è anche un campione di cinismo…” Ognuno è libero di comportarsi come crede. Io, del resto, non posso ergermi a giudice di Capello, sarei un presuntuoso no?”.
Non hanno lasciato la Juve due firme illustri come Del Piero e Nedved…”Ma Alex è la Juve e la Juve è Alex. Ormai si sono giurati amore eterno e nessuno può cancellare questo amore. Nedved, invece, è un professionista così serio e così modesto, oltre che così abile, che per lui la B è uno stimolo, non un’umiliazione”.
Un’umiliazione, invece, è stato questo esodo che non ha precedenti nella blasonatissima storia della Juve…”Però bisogna stare attenti, ricordarsi che c’erano da mettere a posto conti che segnavano rosso per cui molti sacrifici, pur dolorosi, andavano fatti. Che poi siano dolorose anche certe partenze non lo si può negare…”.
Siccome il tutto è legato a Calciopoli, secondo lei è stato uno scandalo grande o piccolo? “Io penso che sia stato uno scandalo. Grande o piccolo non lo so, forse ce lo dirà il tempo. E’ uno scandalo semplicemente perché sono coinvolte tante persone e tante società”.
E’ Moggiopoli, ovvero tutta colpa di Moggi? “No, no, Moggi è stato demonizzato in maniera eccessiva. Moggi non è un asceta, Moggi ha fatto cose con il consenso e l’appoggio di altri, nel senso che i suoi comportamenti stavano bene a tutti o quasi. Questa è la verità, il resto è ipocrisia…”.
Come giudica le sentenze, a cominciare da quella sulla Juve? “Nei confronti della Juve è stato usato un pugno duro duro. Direi che è stata soprattutto una certa opinione pubblica a far fuori i vertici della Juve e a scrivere, incredibile ma vero, le sentenze”.
Infine ecco la grande marcia indietro se è vero che adesso la Juve rifiuta addirittura uno sconto sui 17 punti di penalizzazione perché rivuole la serie A…”Ma è una richiesta legittima, perché altre sentenze sono state molto più miti rispetto a quella pronunciata nei confronti della squadra bianconera”.
In definitiva, dove giocherà questa Juve che annuncia ricorsi su ricorsi? “Penso in serie B ma spero in A”.
In B vi divertirete…”Magari. Premesso che la squadra è di livello notevole escludo che sarà una passeggiata. Per essere promossi non basta la tecnica, dove noi siamo di gran lunga i migliori, ma ci vuole gente forte dentro, gente che ha fame di vittorie e sete di riscatto”.
E se dovesse essere serie A? “Sarà ancora più difficile, per motivi, però, del tutto diversi. In questo caso salirebbe al primo posto il fattore tecnico”.
Questa squadra che le piace è allenata da Deschamps… “Che a sua volta mi piace molto. Perché è un simpatico martello che ti stimola, che ti chiede un sacco di cose, che si confronta in continuazione”.
Sul commissario Guido Rossi sparano da tutte le parti, gli ha sparato addosso anche Matarrese sostenendo che il calcio italiano non è poi così peccaminoso…”L’ho conosciuto poco, il professor Rossi. Però mi è sembrato una persona positiva che deve fare il traghettatore di un calcio italiano pieno di grossi problemi. Ammesso e non concesso che abbia sbagliato qualcosa, cerchiamo di non massacrarlo…”.
Ma quella storia delle scommesse che la riguarda personalmente che fine ha fatto? “Penso di essere entrato nell’occhio del ciclone perché in quei momenti c’era una campagna violentissima contro la Juve e quindi bisognava colpire tutto quello che era colorato di bianconero. Ad acque molto più tranquille ci tengo a precisare che quelle scommesse non riguardavano né la Juve né il calcio italiano. E mi fermo qui”.

Mario D’Ascoli (Quotidiano.net)

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Quello al di sopra delle parti

24 Agosto 2006

Biografia di Guido Rossi (da Wikipedia)

Guido Rossi (Milano 16 marzo 1931) è un avvocato italiano, attualmente commissario straordinario della Federazione Italiana Giuoco Calcio.
Si è laureato in giurisprudenza a Pavia nel 1953, conseguendo il Master of Laws ad Harvard. Già docente universitario di diritto commerciale e di diritto privato comparato a Pavia, Trieste, Venezia e Milano, nel 1981 è nominato Presidente della CONSOB.
Consulente della Montedison e dell’Inps, Rossi cura anche le consulenze legali di Mediobanca ed è membro del consiglio di amministrazione delle Assicurazioni Generali.
Alla guida della Ferfin-Montedison durante la crisi Ferruzzi, Rossi sovrintende ad operazioni finanziarie importanti, come l’acquisizione del Credito Bergamasco dal Credit Lyonnais. Arriva poi dapprima alla presidenza di Ferfin-Montedison ed in seguito alla guida della Telecom Italia, orientata alla privatizzazione.
Dal 1987 al 1992 Rossi visse un’esperienza politica, che comunque fu solo una parantesi nella sua carriera: divenne senatore come Indipendente di Sinistra.
In tempi più recenti ha tutelato per un anno gli interessi della banca olandese Abn Amro, che dopo l’inchiesta sui vertici della Banca Popolare Italiana ha avuto il via libera per aggregare l’istituto padovano.
Nel 2003 è stato avvocato di Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, a seguito degli scandali Cirio Parmalat.
La sua passione per lo sport e l’amicizia personale con Massimo Moratti, lo portano a ricoprire per quattro anni la carica di consigliere nel Consiglio d’Amministrazione dell’Inter.

Il 16 maggio 2006 Guido Rossi viene nominato commissario straordinario della FIGC. È attualmente docente a contratto di Filosofia del Diritto presso l’Università “Vita-Salute” S. Raffaele di Milano.
Il 26 luglio 2006, nelle vesti di commissario straordinario della FIGC, a seguito dello scandalo nominato calciopoli, assegna il titolo di Campione d’Italia per la stagione 2005/2006 all’Inter.

Leggi anche: Ritratto di Guido Rossi

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Boumsong: campione o bidone?

24 Agosto 2006

Presentato ufficialmente il difensore francese

E c’è già chi lo definisce il Legrottaglie nero!

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Moggigate: il parere di Enzo Biagi

20 Agosto 2006

"Una sentenza pazzesca, e non perchè il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perchè costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome, una sentenza pazzesca perchè punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perchè tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?"

Enzo Biagi intervistato da "Il Tirreno" (16 agosto 2006)

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Quando i numeri parlano da soli

10 Agosto 2006
Stagione Juventus Inter Diff.
punti
1994/95
posto

posto
+21
1995/96
posto

posto
+11
1996/97
posto

posto
+6
1997/98
posto

posto
+5
1998/99
posto

posto
+8
1999/00
posto

posto
+13
2000/01
posto

posto
+22
2001/02
posto

posto
+2
2002/03
posto

posto
+7
2003/04
posto

posto
+10
2004/05
posto

posto
+14
2005/06
posto

posto
+15
Tot. diff. punti: + 134
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Campioni sul campo

10 Agosto 2006

Ci avranno pure tolto lo scudetto (momentaneamente), ma il tricolore continuiamo ad indossarlo.

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Dalla cupola al campanile

10 Agosto 2006

Moggi, dubbi e verità

Un anno fa, di questi tempi, Luciano Moggi, assieme a Giraudo, Bettega e Capello disegnava quella Juventus che, di lì a poco, si sarebbe sbranata il campionato. Trecentosessacinque giorni dopo è cambiato tutto. La Norimberga del pallone, il processo a quel “sistema” che qualcuno ha voluto ribattezzare Moggiopoli, ha condannato la Juventus a “restituire” gli ultimi due scudetti vinti, retrocedendola in serie B con penalizzazione di 17 punti. Tranne pochissime eccezioni, i campioni bianconeri stanno facendo a gara a chi scappa prima verso lidi più prestigiosi. La giustizia sportiva ha decretato che Moggi dovrà stare per cinque anni lontano dal mondo del calcio. Lui, Lucianone, sentimentale com’è, in questa estate così diversa da tutte quelle che l’hanno preceduta cerca rifugio nei luoghi cari. Fa base a Follonica, nel grossetano, dove è protetto dai congiunti più stretti e passa le giornate a marcare stretto la nipotina. Oggi è a Napoli, dove i tassisti ancora si commuovono al ricordo di “quella” squadra. Seduto in terrazzo, il deposto rais del calcio italiano fuma il sigaro. Davanti ci stanno ‘o sole e ‘o mare.
Mezzo secolo tra Juventus, Lazio, Torino, Roma e ancora Juventus. Quanto hanno vinto le sue squadre?
«E chi se lo ricorda. Le Coppe Italia saranno quattro o cinque. Gli scudetti sette, almeno mi pare. Poi coppe intercontinentali, supercoppa italiana, coppa Uefa, coppa dei Campioni…».
E dopo aver vinto più o meno tutto quello che c’era da vincere ora si trova tagliato fuori dal mondo del calcio. Come si sente?
«Mi sento bene. Anche perché sono forte della convinzione che è stata fatta una cosa che ha senso solo per chi l’ha voluta, ma non ha senso per la logica. Quando si sa che le cose fatte non costituiscono illeciti si ha la coscienza tranquilla e si può andare avanti a combattere».
E lei fin quando combatterà?
«Fino all’estremo. Prima ci saranno la camera di conciliazione e il Tar. Ma io sono pronto ad arrivare fino alla Corte europea».
Ha trovato una spiegazione a quello che è successo?
«La spiegazione è facile. Dava fastidio la Juventus e davano fastidio Moggi e Giraudo. Per cui bisognava trovare il modo di farli fuori».
Se è così, missione riuscita.
«Devo dire che sono stati abili a fare il loro raid. Ma la loro è solo una vittoria momentanea. Alla luce di quello che è emerso in questi due processi proprio non ci sono gli elementi per dire che sia successo qualcosa di particolare».
Niente di particolare? Lei è stato inibito per cinque anni e a Giraudo non è andata meglio.
«Quelli che avevano associato a noi sono stati tutti assolti. Quindi la “cupola” l’avremmo fatta io e Giraudo. In due. Fa ridere: più che una cupola, un campanile: lui tirava la fune e io stavo al batacchio».
E chi avrebbe compiuto questo raid? Chi ci sarebbe stato dietro questo piano per farvi fuori?
«Non lo so».
Se lo sarà pure chiesto.
«Certo, ma ancora non ho trovato risposta. Siccome sono uno che ha fede, vado avanti per scoprire la verità. E sicuramente ci riuscirò».
Prima della sentenza lei aveva avuto parole di elogio per Guido Rossi, che si era battuto per trattenere Marcello Lippi alla guida della nazionale. A sentenza avvenuta, conferma il suo giudizio positivo su Rossi?
«Su come si è comportato con Lippi il mio giudizio è positivo, perché se ne è fregato di quello che dicevano tutti e lo ha confermato alla guida della nazionale. Se però Rossi adotta in tutte le cose questo modo di fare, se insiste a fregarsene di tutto e tutti, a fare di testa sua e ad andare avanti come meglio crede, il mio non è più un giudizio positivo».
E che giudizio è?
«Il giudizio su una persona che non conoscendo il calcio va avanti a ruota libera senza tenere conto di quello che è il calcio concretamente».
Come giudica il risultato complessivo del processo d’appello?
«Al momento sono contento perché alcune squadre sono rimaste in serie A, ma mi spiace per quello che è successo alla Juve, che senza colpe è andata in B. Perché le colpe bisogna dimostrarle, non ci si può basare su teoremi».
Tra i tifosi juventini c’è chi le colpe le addossa a lei e Giraudo.
«Non direi. Non ne ho ancora trovato uno».
Vorrà dire che quei pochi sono quelli che fanno vedere in televisione.
«Probabilmente. Tutti sono d’accordo nel dire che la Juventus ha fatto un ciclo di vittorie impressionante, tutti ricordano questi dodici anni. La finale dei mondiali a Berlino, tra la Juventus francese e quella italiana, dimostra che questa squadra non aveva bisogno di essere aiutata, ma di essere difesa».
Difesa contro chi?
«Il primo ostacolo che era venuto fuori è uno che è stato assolto ed era presidente della federazione».
Lei si sente sempre juventino?
«Dalla testa ai piedi. Anzi, ora più che mai».
Come la vede la Juve in serie B a partire da -17?
«Penso che avrà comunque la forza di vincere il campionato. Ma questo non vuol dire che debba rimanere in questa posizione. Se la Juve si difenderà, se avrà modo di dimostrare a tutti che non è colpevole e se a me e a Giraudo sarà dato modo di difenderci in tutte le sedi, penso che la posizione della Juve possa migliorare di molto».
Ma se è stato lo stesso legale dei bianconeri, Cesare Zaccone, a proporre la retrocessione in B con penalizzazione…
«Mi ha lasciato perplesso quando lo ha fatto. Probabilmente si trovava dinanzi a una domanda imprevista e improvvisa. Dopo, sia lui che la dirigenza hanno mostrato di voler andare in A».
Cosa prova a vedere trasformata la “sua” Juventus in un supermercato?
«Quando si fa una squadra come quella, capace di dominare su tutti i campi, e poi si assiste alla partenza di giocatori importantissimi, come Cannavaro ed Emerson, il sentimento che prevale è la tristezza».
Fa bene la nuova dirigenza a lasciarli andare?
«Hanno ritenuto opportuno sgravarsi degli stipendi di alcuni giocatori, perché in serie B avrebbero avuto un carico di gestione enorme».
Da juventino come ha vissuto l’addio di Fabio Capello?
«Eh… Certo, speravo che Capello restasse anche in serie B. Ma ha avuto un’occasione importantissima. Capisco anche lui».
Al suo posto è arrivato Didier Deschamps. Lei lo conosce bene.
«Deschamps è un amico. Sono convinto che saprà sostituire Capello nel migliore dei modi. Gli faccio i migliori auguri. Come li faccio ad Alessio Secco, nuovo direttore sportivo, e ai tifosi».
Ha avuto modo di parlare con il nuovo presidente della Juventus, Giovanni Cobolli Gigli?
«Una volta sola. Ma non abbiamo potuto dirci molto, perché erano momenti in cui eravamo impegnati più a difenderci che a fare altro».
Come sono i rapporti con l’attuale dirigenza bianconera?
«Senza dubbio buoni. Anche perché l’operato nostro ha dato lustro alla Juventus. È chiaro che quello che è successo è dispiaciuto a noi e ai nuovi dirigenti. Ora faremo il possibile per mostrare la nostra innocenza».
Ha ragione il suo amico Giraudo quando dice che tra gli imputati del processo mancavano alcune grandi squadre, come la Roma dei Rolex agli arbitri e l’Inter?
«La Roma non lo so. L’Inter di sicuro, perché ha patteggiato per un passaporto falso, dimostrando l’indebita utilizzazione di un giocatore. Più lampante di così. Però c’è un caso strano».
Quale?
«Ho domandato a Candido Cannavò, referente principale di Moratti e di Rossi e titolare di una rubrica sulla Gazzetta, dove la vicenda di cui stiamo parlando è stata ribattezzata “Moggiopoli”, se mi poteva dare risposte ad alcune domande precise sull’Inter. Primo: cosa significa patteggiare un passaporto falso. Secondo: che diferrenza c’è tra le cene con i designatori arbitrali che faceva Facchetti e le cene nostre. Terzo: che differenza c’è tra il parlare con i designatori come ha fatto Facchetti e come abbiamo fatto noi. Poi gli ho chiesto conto delle deposizioni di Gazzoni Frascara, in cui l’ex presidente del Bologna diceva che una fidejussione l’aveva emessa Facchetti. Attendo ancora le risposte di Cannavò».
Basta che non si metta pure lei a querelare i giornalisti.
«No, io non querelo nessuno. Per adesso».
A proposito: lei è stato querelato da Moratti e Facchetti per quello che ha detto dell’Inter.
«A me non ha querelato nessuno. Non vedo quali motivi avrebbero per farlo. Non penso che possano querelarmi per aver ripetuto una cosa che ha detto Gazzoni Frascara. Per il resto, mi sono limitato a fare delle domande».
Alla fine, l’Inter ne esce con uno scudetto. Moratti dice che se lo sono meritato.
«Dopo tanti anni di collaborazione con Juventus e Milan, cui hanno fatto vincere tanti scudetti cedendo giocatori del calibro di Pirlo, Seedorf e Cannavaro, e vendendo al Real Madrid uno come Roberto Carlos, mi sembra bello che riescano a vincere uno scudetto pure loro».
Moratti ha detto che le sue sono parole di un uomo disperato.
«Vorrei assicurarlo che non sono affatto disperato e che sto benissimo. Ora sono in un momento di incazzatura, che porterà poi a qualcosa di positivo. Sto pensando a molte cose».
Del tipo?
«In un momento come questo, in cui è esploso in maniera indegna il fenomeno delle intercettazioni, le dichiarazioni fatte mesi fa da Mancini mi hanno lasciato molto perplesso».
Mancini disse che lei avrebbe dovuto rispondere di ciò faceva “in altra sede”.
«E in quello stesso periodo Facchetti disse ai giocatori interisti di non preoccuparsi perché sarebbero potute succedere cose importanti e impreviste, che avrebbero dato soddisfazioni alla squadra. Lì per lì non ci feci mente locale».
Ora sì.
«Diciamo che, visto ciò che è successo, qualche perplessità, qualche piccolo dubbio ora ce l’ho. E non sono certo il solo ad averlo».
Si riferisce al ruolo della Telecom di Tronchetti Provera nelle intercettazioni?
«Io non mi riferisco a niente. Ho solo dei dubbi, delle supposizioni».
Quando è stata l’ultima volta che Moratti ha provato a portarla all’Inter?
«Io ho un contratto con l’Inter. Lo tengo in cassaforte. Ce l’ha anche Moratti quel contratto. Non più tardi di un paio di anni fa mi disse che quando volevo era fatta».
L’avrebbe ricoperta d’oro. Le sta antipatico Moratti?
«No. Anzi, è persona simpatica, che in tutto quello che è successo è forse il meno colpevole. È un supertifoso, ha fatto molti sacrifici per l’Inter. Stavo quasi per accettare. Però, considerando che stavo bene dove ero, ho lasciato cadere la cosa, ringraziando Moratti del pensiero».
Lei ha detto che quella che ha vinto i mondiali è stata la Juventus-Italia. Forse si aspettava un posto sul pullman dei vincitori in quella notte romana…
«No. Quando vinciamo il campionato e sfila il pullman per Torino io non ci sono mai. È giusto che la soddisfazione sia di chi è sceso in campo. Certo, non mi sarei mai immaginato di trovare sul carro dei vincitori gente che non sa nemmeno che il pallone è tondo».
Ogni riferimento al ministro Giovanna Melandri è puramente casuale.
«Non ricordo chi c’era. Ricordo solo che c’erano persone che con il calcio non hanno niente a che vedere, ma che hanno colto l’occasione per pavoneggiarsi».
L’addio di Lippi alla Nazionale ha un forte sapore polemico nei confronti di chi lo aveva processato già prima del mondiale a colpi di intercettazioni. Lo stesso Gigi Riva ha avvalorato questa lettura delle dimissioni del Ct. Ha fatto bene Lippi a lasciare?
«Sì, ha fatto bene. A me ha impressionato, dopo la vittoria, vedere tutti quelli che lo volevano mandare via fare a gara per abbracciarlo. Penso che tanti di loro non hanno avuto il coraggio di guardarsi allo specchio, tornando a casa».
Vi parlate spesso lei e Lippi?
«Certo, siamo amici, abbiamo condiviso anni di vittorie».
Amici. Eppure la Gazzetta pubblicò una telefonata in cui lei diceva a Giraudo che Lippi sarebbe durato poco alla guida della nazionale.
«Questa è la conferma di quello che possono fare le intercettazioni quando due persone al telefono scherzano».
Si sente anche al telefono con Cannavaro e gli altri campioni del mondo juventini?
«Sì, parlo spesso con tutti loro».
Tutti vicini a lei.
«Lei che dice? Mi pare che le loro dichiarazioni lo confermino chiaramente».
Chi vince il prossimo campionato?
«Sarebbe il colmo se l’Inter non riuscisse a vincere neppure il prossimo campionato, però ho paura che possa andare davvero così, perché credo che il Milan possa recuperare gli otto punti di svantaggio. Certo, mancherà a tutti la Juventus. Ammesso che poi manchi davvero…».
E lei, cinque anni fuori dal calcio riesce a starci?
«Non voglio neppure pensarci, anche perché ho ricevuto offerte televisive e giornalistiche. Però a chi pensava di aver trovato un personaggio ferito ed emozionato, dico che da adesso avranno davanti un Moggi diverso, che ha voglia di combattere».
In effetti l’abbiamo vista sull’orlo delle lacrime.
«È successa una cosa che nessuno poteva prevedere. Ho accusato il colpo a Bari, quando i giornalisti sono venuti da me a dirmi quello che sarebbe venuto fuori con le intercettazioni di Napoli. Un giornalista della Gazzetta ha poi scritto che era avvenuto un tsunami».
Difficile dargli torto.
«Quello stesso giornalista, a Natale, per prendere il mio regalo si era scomodato a venire sino all’albergo della Juventus. Aveva paura che non glielo dessi».

Fausto Carioti (Libero, 30 luglio 2006)

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La condanna già scritta

6 Agosto 2006

Campioni del Mondo di trame e vendette

Proviamoci a elencare tutto ciò che non abbiamo capito nel processo al calcio che riempie da mesi la nostra informazione suscitando sdegni e scandali.Chi segue come noi il campionato aveva certamente osservato la debolezza, gli errori, le contraddizioni della funzione arbitrale, ma restando all’impressione generale che essi non avessero sostanzialmente falsato i valori in campo.
C’era una squadra, la Juventus, che per la sua organizzazione aziendale, il numero dei suoi campioni, il consenso degli spettatori, la sua storia, era accreditata come la più forte e a nessuno sembrava ingiusta o truccata la sua conquista dello scudetto.
Aveva avuto sul campo dei favori arbitrali? Non più e non meno di altre squadre e negli ultimi mesi aveva perso quasi tutto il vantaggio accumulato nei precedenti, segno che non esisteva un meccanismo di frode stabile a suo favore.
La prova che questo primato sportivo esisteva ed era meritato veniva poi confermata dai campionati Mondiali di calcio, in cui la finale per il primo e il secondo posto è stata in pratica questione di una decina di giocatori juventini.
C’era un sistema Moggi, un sistema Juventus truffaldino e sportivamente ingiusto? Se sì, resta da capire come questo sistema abbia riportato il calcio italiano al primato mondiale e lo abbia riportato con una impresa non solo di valore sportivo, ma etico, con una squadra italiana che superava con la volontà, con l’attaccamento alla maglia, la superiorità atletica e tecnica di squadre come il Brasile, l’Argentina, la Francia, la Germania. Ma, si dice, il campionato Mondiale è un’altra cosa che non va confusa con la corruzione del nostro sistema. Affermazione assurda. Le vittorie e le sconfitte nel campionato del Mondo hanno sempre avuto il peso di un giudizio generale sul nostro calcio. Questa volta no, questa volta il fatto che siamo di nuovo i primi nel mondo, dopo sei finali e mezzo secolo di competizioni, appare quasi casuale.
Non siamo degli esperti di istruttorie sportive, ma questa che si è conclusa con severità inaudita ci pare fra le più sbrigative e criticabili che si conoscano: intercettazioni telefoniche scarse, 40 quelle di Moggi su migliaia, grandissima fretta di concludere, un’aria di pregiudizio, di condanna già scritta in partenza, soprattutto la voglia dei giudici di far passare per congiura di pochi malfattori un sistema di prepotenze e malversazioni, dei più grandi sui più piccoli, dei più forti sui più deboli, che ormai è la regola generale di questo come di altri sport, la regola che bisogna vincere a ogni costo perché solo la vittoria moltiplica i buoni affari e il potere.
Le trasmissioni televisive, i dibattiti fra esperti giornalisti e tecnici sul processo sono apparsi raggelanti. Si è capito lontano un miglio che questi galantuomini, quegli esperti innocenti e dolenti da mesi, da sempre sapevano tutto delle trame e degli imbrogli in corso e che tacevano per le stesse identiche ragioni dell’arbitro Paparesta.
Incautamente hanno partecipato a questi dibattiti i più noti, i più influenti giornalisti sportivi che per mesi, per anni, erano andati avanti ad allusioni, a strizzate d’occhi per far capire al pubblico che loro sapevano, che a loro non la si faceva.
Difendevano il loro lavoro? Tacevano per il bene del calcio? E allora, perché non lo difendono oggi che è assalito da un branco di iene, perché non si oppongono a richieste di condanna eccessive che minacciano di far cadere in pezzi l’intera organizzazione del calcio e dei suoi campionati senza opporsi alle vendette trasversali, alle gelosie, alle manovre dei club e dei loro alti burocrati?

Giorgio Bocca (L’espresso)