- Caro Cobolli Gigli (Gianluca Mercuri, City)
- Maifredi difende la Juventus (Nesti Channel)
- Calciopulitopoli (Christian Rocca, Il Foglio)
- Una sentenza quasi perfetta (Christian Rocca, Il Foglio)

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- Calciopulitopoli (Christian Rocca, Il Foglio)
- Una sentenza quasi perfetta (Christian Rocca, Il Foglio)

La banda degli onesti
Lo hanno già definito “lo scudetto dell’onestà” quel tricolore di cartone consegnato d’ufficio all’Internazionale F.C. dal commissario della Federazione, Guido Rossi, tifoso nerazzurro dichiarato e già consigliere d’amministrazione della società nerazzurra. “In pratica”, come direbbe Moggi, la persona meno aldisopra di ogni sospetto al quale affidare la decisione di cosa farne dello scudetto 2005/06. Quello non assegnato/confiscato alla Juventus e regalato ora all’Inter, arrivata terza a 15 punti di distanza dai veri campioni d’Italia. Se Massimo Moratti fosse davvero quel presidente gentiluomo di cui tutti si riempiono la bocca e aspergono poi di lingua, quello scudetto avrebbe dovuto rifiutarlo. “Non mi approprio di ciò che non ho vinto sul campo” avrebbe dovuto essere la risposta al momento della consegna. Ma Moratti ha perso l’ennesima occasione per non fare l’ultrà interista (qual’è) e guadagnarsi pure l’applauso di noi juventini. Ma siccome galantuomo, nel senso di ciò che significa questa parola, non lo è, ha persino appeso al balcone di casa la bandiera a scacchi nerazzurri. In questo caso la lezione di stile gliel’hanno data i suoi stessi tifosi, che adesso ci stanno sfottendo a gogò (e ci può stare) ma, almeno qui a Milano, ci hanno risparmiato ridicoli caroselli.
Quanto poi allo “scudetto dell’onestà” vorrei semplicemente rammentare agli amici nerazzurri quanto segue:
1) una società che si professa onesta non avrebbe mai dovuto annoverare un proprio amministratore delegato costretto, fino a non molto tempo fa, a scontare in casa propria gli arresti domiciliari per il crack dell’azienda “Volare”
2) una società che si professa onesta non dovrebbe più avere, come proprio direttore sportivo, un dirigente che ha patteggiato la galera – per truffa e ricettazione – con la condizionale e 21mila euro d’ammenda
3) una società che si professa onesta non avrebbe dovuto schierare in campo,per un numero illimitato di partite, un giocatore con passaporto falso (e quindi tutti i campionati a cui quel giocatore ha preso parte sono stati falsati, perchè – non potendo l’Inter utilizzarlo – la vittoria di quelle partite avrebbe dovuto essere assegnata a tavolino alle squadre avversarie) e che, in città, guidava un’auto con una patente falsa.
4) una società che si professa onesta non dovrebbe vendere fittiziamente per 158 milioni di euro il proprio marchio in mododa consentirle di truccare i bilanci e questo – come denunciato dalla Coviso- non avrebbe potuto permettergli di partecipare al campionato 2005-06. Che caso, proprio quello che l’Inter avrebbe “fittizziamente” vinto.
Marcello Chirico, Nero su Bianco

Parola di Piero Sandulli
«Il campionato 2004/2005 era regolare. Non ho trovato illeciti, ma solo comportamenti inopportuni. L’unico dubbio potevamo averlo su quella strana partita tra Lecce e Parma, una sfida che abbiamo visto e rivisto. Non si può dire però che è stato falsato il campionato. Magari c’è stato un
tentativo per falsarlo, ma ci sarebbero volute quattro o cinque combinazioni», dice il presidente della Corte Federale, intervistato da “Il Romanista”.
E al “Corriere della Sera” corregge il tiro dicendo: «Non ho sostenuto che il campionato 2004-05 non è stato falsato, ma che non abbiamo prove che sia stato falsato. Non c’è prova di consumati illeciti. Che si siano tentati, è un altro discorso. Ma il tentativo è sanzionabile solo se è posto in essere con atti idonei. L’ impianto della sentenza è lo stesso della Caf, poi su alcune posizioni c’ è stata diversità di giudizio. Io penso che le nostre sanzioni siano più rispondenti ai comportamenti accertati, e accertabili. Che sono stati derubricati dall’ articolo 6 all’ articolo 1. Però non è corretto dire che non esiste Moggiopoli: la Juve è stata punita (???, ndr). Se lei risente la telefonata fra Della Valle e Moggi, insomma, non è bella… Era uno strano ambiente, atto ad alterare dei rapporti. Insomma chiacchierate un pochettino atipiche tra guardalinee, dirigenti… Il problema è che anche le indagini fatte prima di noi hanno sottolineato che non è chiaro, quei rapporti, dove hanno portato. E non si può inseguire quello che non esiste».
Invece Mario Serio, uno dei cinque membri della Corte federale, spiega a “La Repubblicca” che «questa sentenza va storicizzata. La vittoria dell’Italia ai mondiali, poi le condanne dure, le rivolte di piazza, i sindaci che appoggiano le squadre colpite, il dibattito bipartisan sul perdono… E l’indulto, dimenticavo l’indulto in Parlamento. Un giudice è un uomo e io credo sia giusto interpretare il diritto prefigurando le conseguenze delle proprie decisioni. I delitti li abbiamo accertati confermando l’impianto della Caf, abbiamo scelto di trasformare gli articoli 6 in articoli 1 per alleviare le pene.
Il quantum, ecco. Abbiamo cercato di interpretare un sentimento collettivo. Abbiamo ascoltato la gente comune e provato a metterci sulla lunghezza d’onda. Abbiamo riconosciuto tutto della sentenza Caf, a parte due episodi: il campionato falsato, gli illeciti reiterati della Juventus, l’esistenza di un sistema (non erano due?, ndr)».


“Floyd Landis trovato positivo all’antidoping. Tour de France assegnato all’Inter!” (ignoto)
“Che differenza c’è tra Moggi e Brunelleschi? Nessuna, tutti e due sono riusciti a fare una Cupola praticamente da soli!” (Matteo Grazzini)
“Sono felice per lo scudetto assegnato all’Inter, un titolo dato, come dire, alla carriera!” (Silvio Berlusconi)
“…l’Onestuomo, avrà uno scudetto illegittimo e immeritato. E dopo averci spiegato che lui ha sempre perso perché gli altri imbrogliavano – e pazienza se preferì Centofanti a Roberto Carlos, Guglielminpietro a Pirlo, Carini a Cannavaro, Mancini a Lippi, Recoba il patteggiatore dei passaporti a chiunque – ora vuole i giocatori portati in Italia da Moggi. A cominciare da Vieira,
«quello-che-picchia-sempre-e-non-viene-mai-ammonito-perché-la-Juve-ruba».”
(Gianluca Mercuri)
“Ci giunge notizia che, dopo diciassette anni di attesa, l’Internazionale Milano Football Club ha conquistato il suo quattordicesimo scudetto, il primo in assoluto assegnato a tavolino alla terza classificata del campionato 2005-2006. A Massimo Moratti, a Roberto Mancini e al Commissario federale, Guido Rossi, i più vivi rallegramenti per la straordinaria impresa sportiva.” (Giancarlo Padovan)
“Quanto alla Juve, cosa volete che aggiunga su una società che ieri sera non aveva ancora commentato il furto di scudetto? Ci fossero quegli antipatici di Giraudo e Moggi, starei tranquillo: sfiderebbero Rossi a venirseli a riprendere, quei due trofei da campioni d’Italia, e li farebbero difendere da Paolo Montero, Ciro Ferrara e Sergio Brio.” (Christian Rocca)
“Se andremo al TAR l’Italia verrà squalificata per i prossimi campionati Europei perchè la Uefa non accetta il giudizio della giustizia ordinaria? Pazienza! La Juve ha fatto vincere i Mondiali e farà perdere gli Europei.” (Luigi Chiappero)
“L’anno prossimo dovremo giocare contro l’AlbinoLeffe? Non c’è molta differenza tra l’incontrare la seconda squadra di Bergamo e incontrare la seconda squadra di Milano.” (Solfamì)

«Non esiste alcun sistema, se non quello di fregare la Juve»
Per quarant’anni abbiamo tutti pensato che fosse sempre colpa di Andreotti. Ma dopo averlo neutralizzato con un processo per mafia durato dieci anni, ci siamo accorti che sapevamo fare benissimo da soli: l’Italia è sempre la stessa, bene o male. Ecco: la sensazione che si respira è più o meno la stessa davanti all’Andreotti del calcio, finalmente giustiziato sulla pubblica piazza, responsabile unico – in concorso col sodale Giraudo – di tutte le nefandezze dell’era moderna. Sì, l’impressione è che anche stavolta sapremo fare benissimo da soli: il calcio continuerà ad essere lo stesso, bene o male.
Il primo a giurarlo è proprio lui, Luciano Moggi, fresco detentore di un record ragguardevole: della pioggia di clemenza dispensata in secondo grado, è riuscito a non prenderne neppure una goccia. Esce com’è entrato: cinque anni di squalifica e patente pubblica di farabutto. È per questo che adesso decide di uscire dal silenzio, e di fare quanto sinora si è rifiutato di fare davanti ai giudici: difendersi.
Camiciola azzurra a righe bianche, sigaro in bocca, fronte rigata di sudore, per lanciare il contropiede sceglie l’albergo torinese dei gloriosi ritiri juventini. Come un ritorno a casa. Un’ora di monologo, affrontando punto per punto, con voce scandita e tono variabile. Per chi ancora avesse forze e voglia per rituffarsi nello scandalo dell’estate, ecco qui suonare l’altra campana. Vai a sapere dove stia la vera verità.
Moggi si fa emozionato: «La gente si chiederà perché non mi sono presentato in aula. Che dire: mi sono dimesso, credevo di non essere più giudicabile da un tribunale sportivo. Purtroppo non è andata così. Qualcuno ha pensato di avere il giocattolo in mano, la coppia Moggi-Giraudo, e con questo giocattolo ha giocato. Ci hanno costruito sopra una bomba atomica. Moggi e Giraudo in mezzo, a prendere schiaffi da tutti. A questo punto, però, è bene che mi difenda davvero. Lo farò per me, ma soprattutto per la Juve, che non ha rubato nulla. Come dimostra l’ultima finale mondiale, praticamente Juve Italia contro Juve Francia. E avverto: lo farò fino all’ultima possibilità. Tutti adesso pensano d’aver fatto fuori Moggi. Calma, Moggi ancora devono farlo fuori…».
Moggi si fa serio: «Cominciamo. I giudici dicono: da una telefonata tra me e Giraudo si capisce come noi giochiamo su due tavoli. In campo e fuori. In effetti, nel colloquio Giraudo mi dice che dobbiamo aggiustare le cose “all’interno e all’esterno”. Subito la conclusione del grande accusatore Palazzi: l’esterno sono gli arbitri. Ma siamo di fronte alla pura fantasia. Mò ve spiego. L’interno sono i nostri giocatori, che spesso finivano per litigare su tante cose. L’esterno invece siete voi giornalisti, che queste polemiche alimentavate, creando dissapori in squadra. Guarda caso, non risultano telefonate tra me e gli arbitri. Devo essere sincero: mi è piaciuta molto la definzione che Diego Della Valle ha dato di Palazzi e del commissario federale Rossi. Com’è che li ha chiamati? Argonauti, no? Una cosa del genere. Certo da una telefonata si può tirare fuori quello che si vuole, con un po’ di coraggio e di fantasia…».
Moggi si fa incalzante: «Dicono in base ad altre due telefonate che la Fiorentina, ad un certo punto, si rassegna a farsi dominare da Moggi. Questa è una comica. Allora: dopo Milan-Fiorentina, Diego Della Valle mi chiama inferocito. Ne ha ben donde. Io gli do solo un consiglio, lo stesso che darei a chiunque: incazzati nelle sedi opportune. Fatti sentire, reclama. Lui mi dice di parlarne anche con suo fratello Andrea, che ha bisogno d’essere tirato su. Così faccio. Dicendo le stesse cose. Fine. Cos’è, la legge proibisce di dare normali consigli agli amici? Cos’è, sarebbe un peccato scandaloso avere rapporti con Moggi? Ma de che… Vogliamo scherzareeee???».
Moggi si fa fiero: «Già che ci sono, offro un consiglio anche all’accusatore Palazzi. Magari è troppo giovane, o troppo fuori dal calcio, per sapere. Se vuole capire quanti favori abbiamo ricevuto, prenda le prime quattro squadre degli ultimi quattro campionati e faccia il conto degli episodi a favore. O a sfavore. Vedrà, Palazzi, com’è favorita la Juve… La verità è che noi non abbiamo mai chiesto vantaggi: abbiamo soltanto chiesto di non essere danneggiati. È ben diverso. Ed è quello che fanno tutti i dirigenti, mi pare».
Moggi si fa interrogativo: «Le famose ammonizioni pilotate. È vero, in una telefonata dico: magari ci squalificassero qualche giocatore della Fiorentina, con cui avremmo giocato la domenica dopo… È l’augurio che si fa qualunque dirigente, che credete? Ma da qui a dire che si pilota… E comunque, se De Santis avesse lavorato per me, non avrei certo parlato di Bologna-Fiorentina. Sarei così ingenuo, io? Poco dopo c’era Fiorentina-Milan, proprio prima di Juve-Milan. C’erano diffidati Pirlo, Seedorf e Nesta. In campo le due squadre se le diedero di santa ragione, vinse il Milan. Eppure De Santis non ammonì nessuno dei tre…».
Moggi si fa sarcastico: «Sì, proprio un signor teorema, questo dell’amicizia di De Santis. Cito a caso: Juve-Parma 1-0, gol annullato a Cannavaro, allora del Parma. Quella volta ci fu una rivolta popolare, a Roma i tifosi laziali andarono sotto il Palazzo. Che caso: la domenica successiva la Juve perse lo scudetto nella palude di Perugia, a favore della Lazio… La verità va letta tutta. Il gol di Cannavaro, tanto per dire, veniva da un corner inventato contro di noi: senza il corner, niente gol. E ancora. Supercoppa 2004-2005: perdiamo per un gol annullato a Trezeguet, arbitro De Santis. Palermo-Juve 1-0: rigore negato a noi, arbitro De Santis. Parma-Juve 2-2, rigore non concesso per il possibile nostro terzo gol, arbitro De Santis. Sapete che ve dico? Se gli amici sono questi, meglio circondarsi di nemici».
Moggi si fa rabbioso: «Dicono che io sapessi in anticipo i nomi degli arbitri e degli assistenti. Ma per piacere. Alle 11 avvengono i sorteggi, alle 11,10 tutti quanti possono sapere tutto. Basta una telefonata a chi sta lì, a Coverciano. I fax arrivano ai club alle 12,15, io lo sapevo alle 11,53: è davvero così strano? Via, non scherziamo. Altro che sistema. Bergamo e Pairetto parlavano con me e parlavano con tutti. Poi però hanno sempre fatto quel che volevano. Dico una cosa: se Carraro è assolto, se i designatori neppure li hanno giudicati, con chi facevo sistema? Non ci sono più complici. Diciamola tutta: nessuno parla di calciopoli, ma di Moggiopoli. In fondo, sono l’unico che va a fondo. Resta in piedi solo il sistema che vuole fregare noi…».
Moggi si fa irridente: «Premessa: non è assolutamente vero che sia vietato ai dirigenti andare dall’arbitro dopo la partita. È vero che dopo Reggina-Juve, completamente ribaltata dalla terna, io e Giraudo andiamo da Paparesta. Gli diciamo quello che pensiamo. Che quando c’è lui di mezzo a noi va sempre male. Poi ce ne andiamo. Uscendo, dico: bisognerebbe chiudere e buttare via la chiave. Ed effettivamente chiudo a chiave. Ma la do subito al dirigente della Reggina lì a fianco. Questo mostruoso sequestro dura al massimo 20”. Così, come uno scherzo. Poi però Paparesta dice una cosa brutta: che non ha denunciato il fatto per paura di non arbitrare più. Strano. Com’è che la domenica dopo è già a Torino-Venezia, e la domenica successiva di nuovo in A?».
Moggi si fa 007: «Le famose schede telefoniche internazionali. Sai che scandalo. Purtroppo, viviamo in tempi di spionaggio industriale. E dovendo trattare giocatori, basta una soffiata per far saltare tutto, o per spendere di più. Meglio farsi furbi. Un cittadino italiano deve garantirsi la privacy da solo, visto che il garante non garantisce nessuno».
Moggi si fa scocciato: «Sì, andavo a cena con i designatori. Come tutti i dirigenti, o quasi. Collina ha detto che va a cena con Meani fin che gli pare, perché lo conosce da vent’anni. Pensate: io conosco Bergamo e Pairetto da trenta».
Moggi si fa feroce: «La parte del leone l’ha fatta il dottor Candido, vecchio direttore della Gazzetta. Qualche tempo fa gli ho chiesto lumi su alcuni punti. Li riassumo. Primo: scandalo passaporti. Secondo: la frase di Gazzoni, “Facchetti ha fatto fidejussioni truccate”. Terzo: le cene di Facchetti con i designatori. Quattro: l’intercettazione della telefonata tra Facchetti e Pairetto. Non ho ancora ricevuto risposte, da Cannavò. Strano, perché ho qui un suo articolo del 2001, in cui esigeva giustizia pesante per Inter e Lazio… Alla fine ha fatto più danni lui, al calcio: parlerei di Cannavopoli».
Moggi si fa ironico: «Certo ci vorrebbe una tirata d’orecchie al presidente del Coni Petrucci, che ha scelto Rossi per fare il commissario straordinario. Magari pensare male è peccato, però qualcuno diceva che ci si prende. Rossi era legale e consigliere d’amministrazione interista… Ancora. Mi torna pure in mente una frase di Mancini, bravo come allenatore, un po’ meno come uomo. Sette mesi fa, più o meno. Disse: a Moggi io non rispondo, dovrà rispondere lui nelle sedi opportune… Mi fa impressione. Diciamo che ci ha azzeccato. Ha intuito, quest’uomo».
Moggi si fa sornione: «Signori, io mi fermo qui. Sono contento se nella sentenza d’appello qualcuno si è salvato. Certo, non sono contento per la Juve. Ma lo garantisco: la difenderò fino in fondo. Fino a quando tutto questo sarà smontato. Purtroppo, si sono fermati alle telefonate, senza scomodarsi a cercare i riscontri. Troppo facile così. Ma adesso tocca a me».
Moggi si fa malinconico: «È un grande dispiacere, per me, essere ricordato per quello che manda in B la Juve. Ma c’è qualcosa che mi consola. Credo che la gente cominci a capire. Venendo qui, un signore al semaforo ha abbassato il finestrino e mi ha detto: non ci scorderemo mai i dodici anni di grandi sogni che lei ci ha regalato. Lo voglio dire: se sono di nuovo qui, a battermi, è per questa gente. Poi, chi può dire. Il mio domani? In questo periodo sono rimasto al mare, e mi sono trovato benissimo. Non so se tornerò mai nel calcio. Ancora non ci ho pensato…».
Cristiano Gatti (Il Giornale)

Ecco chi avrebbe dovuto difenderci!
Lasciateci in serie A, ridateci lo scudetto. Luigi Chiappero non s’è affidato a metafore o sottili inviti nella difesa di Antonio Giraudo che, nei fatti, si è trasformata in una difesa bis della Juventus. L’avvocato non si è sottratto al rilievo della corte: “Io assisto Giraudo, che è la Juventus, che è dodici anni di Juventus”. Ha fatto leva sull’orgoglio bianconero, sull’orgoglio di essere torinese. Ha insistito sull’inapplicabilità delle sanzioni nel campionato 2005- 06. Ha concluso sostenendo che “nessuna squadra in questo processo può andare in serie B”.
Fin dall’inizio dell’arringa Chiappero ha scelto una linea d’attacco: “Siamo una squadra che nelle situazioni dubbie non può avere aiuti. Ma comportarsi bene non significa prendere decisioni contro la Juve”. Alla posizione di Giraudo ha dedicato un accenno rapido (“Cosa ha fatto, concretamente? Non c’è nulla oltre alle cene. Se violazione c’è stata, è dell’articolo 1, non certo dell’articolo 6″), per poi concentrarsi sull’aspetto temporale: “Solo in tre occasioni casi di illecito sportivo non sono stati sanzionati alla fine della stagione in cui sono accaduti. Ma nessuno può essere penalizzato con retrocessione o assegnazione a un altro campionato: il campionato di competenza, come ha dimostrato l’estate scorsa la sentenza su Genoa-Venezia, è quello in cui si è verificato il presunto illecito, dunque il 2004-05. Per questo non si può punire una società mettandola all’ultimo posto di un torneo in cui tutto è stato regolare. Se questa soluzione risulta inefficace, si può scegliere tra la revoca del primo scudetto e una penalizzazione per la prossima stagione. Ma il 2005-06 non si può toccare: la non assegnazione del titolo è un’ingiustizia di proporzioni mondiali”.
Chiappero ha insistito, come gli altri difensori bianconeri, sul fatto che non è possibile alterare la classifica senza alterare un risultato, ma soprattutto ha “vivisezionato” la sentenza della Caf, citandone i passi rilevanti e confutandoli. “A pagina 77 si equiparano gli arbitri ai designatori, sostenendo che la Juventus ne abbia condizionato i comportamenti. E’ sbagliato. L’eventuale condizionamento sui designatori si può trasferire sugli arbitri solo nel caso che il processo riesca a dimostrarlo. E questo non è avvenuto. Noi abbiamo preso il decreto di archiviazione della procura di Torino e su quello abbiamo ragionato: il giudice di Torino dice che non c’è prova che le designazioni siano state truccate. Il nostro lavoro non si fonda sulle opinioni comuni, ma sulle carte di cui disponiamo. A pagina 93 si parla delle cene di Moggi e Giraudo con Lanese, Pairetto e Bergamo. Ma se Pairetto è stato punito per l’articolo 1, allora lo stesso articolo va applicato anche al mio assistito che, lo riconosco, a questi incontri conviviali non avrebbe dovuto presenziare, anche se va precisato che con Pairetto vantava un’amicizia trentennale. In ogni caso, nei giorni successivi alle cene, mai ci sono state telefonate con i designatori o il presidente dell’Aia: è la dimostrazione che le cene non hanno provocato nulla”.
Chiappero ha sottolineato il valore tecnico della Juventus (“La storia dell’illecito sportivo è una storia di necessità. E non era il caso della Juventus”) , per poi rivivere la “celebre” telefonata sulle griglie arbitrali tra Bergamo e Moggi, interpretata come un semplice scambio di opionioni: “La Juventus, come l’Inter e il Milan, era sempre nella prima fascia. Dunque, non doveva chiedere nulla. E, in ogni caso, anche se io non lo faccio, non ci sarebbe nulla di male a chiedere di avere un giudice autorevole per un processo… Addirittura si parla di designazioni pilotate per la giornata del 27 maggio, quando la Juventus aveva già vinto lo scudetto e doveva solo far scoppiare i palloncini… Moratti, in una telefonata con Bergamo, si complimenta per la regolarità del campionato: «E lo dico io che perdo sempre». Più di così…”. Ovviamente l’avvocato bianconero non ha potuto negare l’esistenza di utenze telefoniche riservate fornite da Moggi ai designatori: “Significava solo avere considerazione di quelle persone: comunque, sarebbe violazione dell’articolo 1 e non 6″. Chiappero ha negato l’esistenza di un potere sugli arbitri (“Dopo la gara con la Reggina, Paparesta non è stato sospeso e neppure gli assistenti. Paparesta ha arbitrato in B, poi, dopo la sosta, era di nuovo in campo. Il potere vero non è quello di chi scende irato nello spogliatoio, pur essendo questo un atteggiamento sbagliato, ma quello di chi sta composto in tribuna e poi fa partire la mazzata. Nessun arbitro, chiamato a testimoniare, ha parlato di pressioni”) e sulla stampa: “Mi rifiuto di credere che un direttore di gara si possa preoccupare del Processo del Lunedì”. La parte finale dell’arringa è stata incentrata sui sentimenti: “Nel 2004 una sentenza di primo grado stabilì che la Juventus era colpevole di doping. I giocatori sono stati insultati, dileggiati al grido di «ladri» e «drogati». Poi nel dicembre 2005 è arrivata l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Sono orgoglioso e fiero di essere torinese. Non vogliamo più sentire frasi come quella pronunciata tempo fa da Cellino, che disse peste e corna di De Santis concludendo: De Santis vada ad arbitrare la Juve…”.
Giovanni Tosco (Tuttosport, 24 luglio 2006)

…ma si ricordi dei trenta punti di distacco
Una storia da non credere. Quasi disoccupato un anno fa per il fallimento del Torino, poi campione d’Italia con la Juve ma adesso nuovamente alle prese con un’estate tutt’altro che facile. Quella di Federico Balzaretti è la storia di chi ha toccato il cielo con un dito prima di cadere in una specia di incubo. ”La situazione dell’anno scorso era molto più grave – racconta il difensore della Juve – c’era il rischio di disoccupazione per tanta gente, non solo per giocatori. Oggi invece ho alle spalle una società solida. La delusione è forte, così come la rabbia. Sono passato dalla quasi disoccupazione allo scudetto e adesso vogliono togliermi anche quello”.
Già, perché quel tricolore vinto sul campo finirà quasi sicuramente nell’ambo d’oro come uno scudetto tolto alla Juve e assegnato a tavolino all’Inter per lo scandalo calciopoli: ”Se se la sente, si prenda pure lo scudetto l’Inter – continua Balzaretti -. Ma si ricordi che lo scorso anno noi lo abbiamo vinto sul campo, con un distacco di trenta punti sui nerazzurri. Abbiamo dominato, altro che aiuti fittizi, nessuno ci ha regalato niente”.
Ma cosa ne sarà della Juve se anche la corte federale confermerà la B con i 30 punti di penalizzazione: ”Da meno trenta non è possibile venire in serie A – dice ancora Balzaretti -. Forse, con quindici o venti punti in meno, si può puntare ai play off. E’ però molto importante sapere che tornare in serie A in queste condizioni sarebbe comunque una grande impresa e questo deve stimolare moltissimo tutto il gruppo e anche i tifosi”.
A differenza di altri non ha mai pensato di andar via e comunque non critica chi lo ha fatto, sopratutto se si parla di campioni: ”Se alla Juve va bene, io sono convinto di restare. La B non mi spaventa, l’ho fatta quattro anni. Capisco chi è andato via. Per un campione del mondo rinunciare a tre anni di Coppe Europee è ancora più grave che giocare un anno in serie B. E’ difficile rivolgere loro critiche, soprattutto da parte mia, che dai vari Zambrotta e Cannavaro ho avuto tanti insegnamenti”. (KataWeb)
N.B.: in realtà l’Inter ha chiuso il campionato con 15 punti di distacco dalla Juve.

Il ricorso di Antonio Giraudo a firma dell’avvocato Chiappero.
Ecc.ma Corte Federale Roma, il signor Antonio Giraudo ed il suo difensore con il presente atto dichiarano di proporre appello avverso la decisione della Commissione di Appello Federale del 14 luglio 2006 . A sostegno della presente impugnazione militano le seguenti ragioni di diritto ed equità: – 1. Nel corso del dibattimento era stata eccepita da tutte le parti la inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche provenienti dai procedimenti penali di Napoli e di Torino. Si era sostenuto che il divieto di utilizzazione proveniva dall’articolo 270 c.p.p. Di conseguenza, stante l’illegittimità dell’utilizzo delle intercettazioni, si ritiene che i fatti di causa dovessero e debbano essere oggetto di una valutazione fondata esclusivamente sulle risultanze probatorie diverse dalle intercettazioni medesime.
A noi pare che nel caso di specie non vi sia corrispondenza tra la sentenza e la formazione della accusa. Normalmente, la sentenza emessa in un procedimento decide su prove proposte dall’accusa e formatesi in quel processo in virtù del generalissimo principio della autonomia e della indipendenza dei giudizi. Nel caso di specie è di tutta evidenza come il giudice sportivo abbia acquisito e valutato in pochissimi giorni atti che provenivano da un’istruttoria di altro processo durata oltre due anni.
Onde si chiede che codesta Eccellentissima Corte Federale voglia annullare sul punto la decisione impugnata con le consequenziali provvidenze di legge. (continua…)
Fonte: Tuttosport, 21 luglio 2006