…la sua innocenza!
Rinchiuso nello studio televisivo di “Matrix”, e stretto in una cravatta di dubbio gusto, quasi fa tenerezza. La prima confessione pubblica di Massimo De Santis dopo lo scandalo delle intercettazioni quasi perde vigore senza il pubblico in esilio, come le truppe “cammellate” del ritiro velato di Duisburg, per evitare la sindrome da svuotamento del paniere, che avrebbe rischiato di sommergere con variegati ortaggi la cantilena ritmata del presunto capo della “combriccola romana”. Accerchiato da Arturi, seduto alla sua destra, e da Liguori e Luna, alla sua sinistra, De Santis risulta più loquace del previsto, elargendo riflessioni per certi aspetti inopinabili.
De Santis: “Sono dell’idea che gli arbitri debbano parlare. Ed io parlo. Perché si è fatto un processo su di me senza sentire ciò che avevo da dire”.
Quasi singhiozza, De Santis, cercando di assorbire l’impatto con la telecamera in realtà per troppo tempo rinnegata.
De Santis: “Qualsiasi arbitro giovane quando è chiamato a dirigere le grandi squadre, ha una serie positiva perché le grandi formazioni si scontrano con le piccole”.
Con i primi filmati apparentemente compromettenti, De Santis inizia a difendersi, innalzando un muro di marzapane difficilmente scalfibile, nonostante le premesse guerrafondaie con le quali si è aperta la trasmissione.
Mentana: “Penultima giornata di campionato di sei anni fa. Perché ha annullato un gol regolare a Cannavaro in Juventus – Parma, disputata a Torino?”.
Dopo aver analizzato le immagini della gara, denotando un’accurata preparazione sulla domanda posta del conduttore, De Santis afferma: “In quella situazione il calcio d’angolo scaturisce da una mia decisione errata. Oggi, con la maturità e l’esperienza che ho, lo avrei convalidato. Sono stato ingannato dalla caduta, come si vede nelle immagini, di Kovacevic”.
Liguori, non pago della risposta, incalza: “Questa spiegazione mi risulta l’abbia suggerita, tramite telefono, Moggi”.
De Santis: “Non capisco da chi abbia appreso questa notizia. Ma lei ha un’informazione errata. Per quell’accaduto indagarono sul mio conto. E l’unica telefonata da me ricevuta fu quella di Presutti. Io non ho mai sentito Luciano Moggi al telefono. Lo voglio dire”.
L’affermazione stritola la tensione e rilancia una possibile difesa nei confronti delle accuse di vicinanza all’ormai noto Don Luciano Moggi, l’uomo che sussurrava agli arbitri.
Ad una precisa domanda di Arturi, il sempre più rilassato De Santis risponde: “I miei errori non sono stati ne più ne meno di quelli dei mie colleghi. A me Zeman piace. Come persona e come allenatore. E’ stato un accusatore, ma ha anche detto cose a mio favore”.
De Santis: “Ho commesso errori favorendo la Juventus. Ma ho fatto degli errori anche a loro sfavore”.
Ma è una domanda di Mentana a sollecitare un sorriso accennato di De Santis.
Mentana: “Lei per quale squadra tifa?”.
De Santis: “Sono dell’Inter. E di Juventus – Inter con discussioni ne ho arbitrate due di gare”.
Il coltello, affilato con cura dietro le quinte, proprio non ne vuol sapere di affondare nell’abito mediatico nel quale si è cinto De Santis, il quale continua a difendersi senza sbavature apparenti.
Pistocchi: “Cinque anni fa, non fischiò un rigore netto su Ronaldo in Chievo – Inter. Perché?”.
Osservato il filmato, a De Santis non sembra vero di poter ripetere le “tabelline”.
De Santis: “In quella sfida non diedi neanche un rigore al Chievo per fallo su Cossato. Per quanto riguarda Ronaldo, io ero alle sue spalle, e non vedevo le mani del difensore su di lui”.
Pistocchi: “Come valuta le dichiarazioni di Ancelotti nei suoi confronti, considerando che il tecnico del Milan afferma che lei fosse legato alla Juventus?”.
De Santis: “Ancelotti era un tesserato al tempo di quelle dichiarazioni. E da tesserato non avrebbe dovuto trarne dei benefici. Doveva denunciare tutto subito. Ora non ha senso”.
Sui suoi presunti rapporti con Moggi e con la Gea, De Santis ostenta sicurezza. Dopo aver respinto i legami con Don Luciano, rinnega ogni rapporto anche con il consorzio di procuratori nel quale figurava il nome del figlio Alessandro.
De Santis: “Non ho mai avuto alcun tipo di rapporto neanche con la Gea. E Moggi, ripeto, non è il mio capobanda”.
E sull’esclusione dalla manifestazione Mondiale, non ancora digerita, De Santis attacca Ghirelli.
De Santis: “Ghirelli mi chiamò chiedendomi di fare due righe per rinunciare ai Mondiali. Gli risposi che non avrei rinunciato per nulla al mondo a ciò che mi ero onestamente guadagnato. Dopo pochi minuti, l’Ansa lanciava la notizia del ritiro del mio accredito”.
Non pago delle risposte, e conscio che la posizione di De Santis, a causa del suo prevedibile atteggiamento vittimistico, rischia persino di essere rivalutata, Liguori cerca di scuoterlo, quasi di provocarlo, come fosse il tronco marcio di un albero immerso nell’autunno, nella speranza che cada dalle fronde qualche foglia gialla.
Liguori: “Lei pensa di essere vittima di un complotto o di un pregiudizio?”.
De Santis: “Nei miei confronti c’è del pregiudizio”.
Ripreso vigore, Liguori torna sulla scena del delitto.
Liguori: “Lei ha mai avuto azioni della Juventus?”.
De Santis: “Oltre ad aver avuto il telefono sotto controllo, ci sono stati anche altri tipi di controllo. E le dico, in risposta, che non ho mai posseduto azioni delle società quotate in borsa che lei ha citato. E le dico che non ho mai scommesso”.
Sul finire della trasmissione, Mentana cerca estrapolare, senza successo, una confessione al possibile “pentito”.
Mentana: “Secondo lei ci sono mele marce nel sistema in cui lei ha lavorato?”.
De Santis: “Le dico che le persone che fanno parte del sistema arbitrale, per me, non hanno commesso nulla di quello di cui sono state accusate”.
(NESTI Channel)