Archivio per Giugno 2006

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Bracciali difende Moggi

30 Giugno 2006

…e professa la sua juventinità

Tutti a dargli contro, anche dopo lo sfogo tv in cui Luciano Moggi ha eretto un vero muro difensivo passando a sua volta all’attacco. Ma nonostante sia stato messo alla gogna quasi da tutti, l’ex dg bianconero vanta ancora alcuni estimatori, uno dei quali è il tennista azzurro Daniele Bracciali che addirittura vedrebbe bene Moggi a capo di una carica istituzionale.
Quindi non solo una strenua difesa di quello che sarebbe stato identificato come capo della “cupola calcistica”, ma anche un’investitura ufficiale: “Ho sempre tifato Juve, oggi più di prima”, e fin qui nulla di strano verrebbe da dire.
Ma quello che si lascia sfuggire successivamente Bracciali ha dell’incredibile: “Se fosse per me nominerei Moggi ministro dello Sport. Uno come lui bisognerebbe sfruttarlo nel modo giusto. Purtroppo ha esagerato, ma è un carattere incredibile”. Certo, perchè i metodi di lavoro sarebbe senza dubbio efficaci: “Me lo immagino chiudere i colleghi in uno stanzino nel corso di una riunione dei ministri se non lavorano per bene. Stupendo…”. Chissà cosa ne penserà il ministro Giovanna Melandri… (Tgcom)

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Forza Pessottino!

27 Giugno 2006

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Cosa resterà?

25 Giugno 2006

Quelle prodezze da non cancellare

Soffriamo in silenzio, noi juventini. Dignitosamente. Aspettiamo anche con un certo distacco le supreme decisioni. Vogliono precipitare la nostra squadra in B. Magari insieme col Milan. Peggio per loro, peggio per la A che sa benissimo cosa perde. Se non ci sarà la Juve anche la A sarà declassata, depauperata. Metà dei tifosi concentrerà la sua attenzione sulla B. E chi vincerà lo scudetto sarà sempre considerato come un vincitore a metà. Come vincere una gara di moto senza Valentino Rossi. Per quanto ci riguarda, noi juventini siamo pronti a riversare il nostro amore e la nostra passione sulla grande Juve in qualsiasi serie la vogliano spedire. Siamo già oltre la sentenza. E non vediamo l’ora che la maglia a strisce bianche e nere illumini di nuovo i campi di calcio. Quelli della A, se la presenza della Vecchia Signora è ancora gradita, altrimenti ci vanno bene anche i campetti degli oratori. La faccenda degli scudetti però non la riesco a digerire. Ma si può? Si può cancellare un pezzo di antologia calcistica come lo sbalorditivo gol di Ibrahimovic contro la Roma? E cos’è la punizione di Del Piero contro l’Inter? Calcio pulito! E i rapinosi gol di Trezeguet sono sporchi? Se cancelliamo due scudetti è come se tutte queste prodezze non fossero mai state compiute. Dice: ma come la mettiamo coi favori arbitrali? Nello scorso campionato anche l’Inter ha beneficiato di sviste arbitrali. Quelli dell’Inter però sono classificati errori, quelli della Juve favori. E sia. Ma allora dobbiamo ribaltare le regole. Se la tv dimostra che l’arbitro non ha visto un fuorigioco, assegnando il gol, il risultato dovrà essere modificato a tavolino. Nessuna partita finirebbe più col fischio dell’arbitro. Se vogliamo essere onesti, nella partita d’esordio dell’Italia al Mondiale contro il Ghana c’erano due rigori contro di noi. L’arbitro brasiliano ha gentilmente sorvolato. Cos’è un errore, un favore? Allora cancelliamo la vittoria dell’Argentina contro l’Inghilterra, visto che Maradona segnò con la mano. E giacché ci siamo facciamo giustizia fino in fondo e depenniamo il nome del truffaldino Milziade, che nell’antica Grecia fu proclamato vincitore a Olimpia nella corsa con la quadriga, ma al suo posto gareggiò il vecchio Cimone.

Marco Nese (giornalista del Corriere della Sera)

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Verità supposte

24 Giugno 2006

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Il pallone va a giudizio

22 Giugno 2006

Ma le prove dove sono?

E’ una notte di cattivi pensieri: “Mi aspetto quello che è stato promesso. La mano pesante. Vedo male quelle quattro squadre. Juventus, Milan, Fiorentina e Lazio, dico”. Nella sua casa di Firenze, Corrado De Biase non si diverte a pensare all’atto d’accusa al mondo del calcio. Ha letto i giornali in tutti questi giorni. A 83 anni, ha indagato due volte sul pallone marcio: la prima volta fu nel 1980, il calcioscommesse, quello di Paolo Rossi, Bruno Giordano, Lionello Manfredonia e Ricky Albertosi. Quello del Milan retrocesso in serie B. De Biase era il capo dell’Ufficio indagini della Federazione italiana giuoco calcio, lo stesso ruolo che oggi ha Francesco Saverio Borrelli. De Biase ha letto le anticipazioni della relazione spedita dall’ex capo del pool Mani pulite al procuratore federale della Figc, Stefano Palazzi. Non gli è piaciuta: “Si parla di illecito strutturato. Ma che cos’è? Non esiste. Si vuol far capire che c’è qualcosa di diverso, di anomalo. Ma illecito strutturato proprio no. Esiste l’illecito sportivo. Non si può parlare di cose che non esistono nell’ordinamento giudiziario sportivo. Comunque finalmente stiamo per vedere che cosa c’è in quelle carte…”.
Il procuratore federale Palazzi dice di non aver ancora finito di leggerle. E’ un depistaggio. Sa perfettamente che cosa ha scritto Borrelli nelle 193 pagine, ma s’è capito che aspetterà la chiusura delle Borse e la fine di Italia-Repubblica ceca per fare la sua mossa. I deferimenti arriveranno in serata. La notte dei cattivi pensieri riguarda quelle quattro squadre più due, poi una quarantina di persone tra dirigenti, ex dirigenti e arbitri. De Biase aspetta. Ma il clima non gli piace: “Io devo dire una cosa. Abbiamo visto e letto di tutto, ma manca un elemento. La dimostrazione dell’illecito sportivo io ancora non l’ho vista. Si parla di partite, tante partite che sarebbero state truccate. Ma nessuno ci ha detto come. Io almeno non l’ho visto. Tutto questo credo ci sarà nella relazione del capo Ufficio indagini e nei deferimenti del procuratore federale. Fino a oggi quello che vedo io è la violazione dell’articolo uno del codice di giustizia sportiva, che impone ai tesserati di comportarsi secondo i principi di lealtà, correttezza e probità. Questo c’è di sicuro, così come c’è una condotta irresponsabile: le telefonate ai designatori ne sono un esempio. Però quello che abbiamo letto fino a oggi a me non dimostra che c’è stato il tentativo di alterare una partita”.
La differenza non è di forma. Ventisei anni fa, questa certezza c’era. Allora non si dica a De Biase che questo scandalo è peggio di quello d’allora: “Nel 1980 i calciatori si mettevano d’accordo per giocare a perdere le partite delle loro squadre sulle quali avevano scommesso. Per l’ordinamento sportivo questo è illecito. Allora noi indagammo molti giocatori e il presidente del Milan, che era un tale Colombo. Alla fine chiedemmo squalifiche pesanti per chi aveva commesso l’illecito sportivo grave. E chiedemmo la retrocessione di alcune squadre. Chi era chiamato a giudicare ritenne che le condanne chieste fossero giuste. Anche allora non ci furono pentiti. Oggi Borrelli si lamenta del fatto che durante i suoi interrogatori nessuno ha confessato. Beh, dico che è normale. Noi nel 1980 andammo a interrogare a lungo ognuno dei calciatori implicati. Mi ricordo che un giorno andai a Milanello, passeggiai con Albertosi per ore, chiedendogli di tutto. Non mi disse niente. Negò. Così come fecero tutti gli altri. Poi ci fu l’azione spettacolare del giudice di Roma che ordinò gli arresti negli stadi. Mise in carcere i calciatori e Colombo. E’ in carcere che la gente confessa. Ma questo con lo sport non c’entra nulla, tanto è vero che nel processo penale del calcioscommesse furono assolti tutti gli imputati”.
Il magistrato che fece squalificare Paolo Rossi, Bruno Giordano e Ricky Albertosi non ha smesso di credere nel calcio. Lui è uno di quelli per cui la palla resta sempre rotonda. Tifa Fiorentina. La sua squadra è una di quelle che rischia. Secondo Diego Della Valle, era una vittima della Cupola. Secondo le indiscrezioni sulla relazione di Borrelli, avrebbe fatto parte del sistema, ma diversamente. Non come la Juve, insomma. Il problema non è questo. Il problema, dice De Biase, è il processo già scritto: “Mi ha fatto impressione sentire tutte quelle dichiarazioni sulla mano pesante. Pubblicare tutte le intercettazioni ha creato i presupposti. L’opinione pubblica è troppo scossa. E’ una manovra: ora non resta che colpire”. (Il Foglio)


Giulemani

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Massimo De Santis confessa

21 Giugno 2006

…la sua innocenza!

Rinchiuso nello studio televisivo di “Matrix”, e stretto in una cravatta di dubbio gusto, quasi fa tenerezza. La prima confessione pubblica di Massimo De Santis dopo lo scandalo delle intercettazioni quasi perde vigore senza il pubblico in esilio, come le truppe “cammellate” del ritiro velato di Duisburg, per evitare la sindrome da svuotamento del paniere, che avrebbe rischiato di sommergere con variegati ortaggi la cantilena ritmata del presunto capo della “combriccola romana”. Accerchiato da Arturi, seduto alla sua destra, e da Liguori e Luna, alla sua sinistra, De Santis risulta più loquace del previsto, elargendo riflessioni per certi aspetti inopinabili.
De Santis: “Sono dell’idea che gli arbitri debbano parlare. Ed io parlo. Perché si è fatto un processo su di me senza sentire ciò che avevo da dire”.
Quasi singhiozza, De Santis, cercando di assorbire l’impatto con la telecamera in realtà per troppo tempo rinnegata.
De Santis: “Qualsiasi arbitro giovane quando è chiamato a dirigere le grandi squadre, ha una serie positiva perché le grandi formazioni si scontrano con le piccole”.
Con i primi filmati apparentemente compromettenti, De Santis inizia a difendersi, innalzando un muro di marzapane difficilmente scalfibile, nonostante le premesse guerrafondaie con le quali si è aperta la trasmissione.
Mentana: “Penultima giornata di campionato di sei anni fa. Perché ha annullato un gol regolare a Cannavaro in Juventus – Parma, disputata a Torino?”.
Dopo aver analizzato le immagini della gara, denotando un’accurata preparazione sulla domanda posta del conduttore, De Santis afferma: “In quella situazione il calcio d’angolo scaturisce da una mia decisione errata. Oggi, con la maturità e l’esperienza che ho, lo avrei convalidato. Sono stato ingannato dalla caduta, come si vede nelle immagini, di Kovacevic”.
Liguori, non pago della risposta, incalza: “Questa spiegazione mi risulta l’abbia suggerita, tramite telefono, Moggi”.
De Santis: “Non capisco da chi abbia appreso questa notizia. Ma lei ha un’informazione errata. Per quell’accaduto indagarono sul mio conto. E l’unica telefonata da me ricevuta fu quella di Presutti. Io non ho mai sentito Luciano Moggi al telefono. Lo voglio dire”.
L’affermazione stritola la tensione e rilancia una possibile difesa nei confronti delle accuse di vicinanza all’ormai noto Don Luciano Moggi, l’uomo che sussurrava agli arbitri.
Ad una precisa domanda di Arturi, il sempre più rilassato De Santis risponde: “I miei errori non sono stati ne più ne meno di quelli dei mie colleghi. A me Zeman piace. Come persona e come allenatore. E’ stato un accusatore, ma ha anche detto cose a mio favore”.
De Santis: “Ho commesso errori favorendo la Juventus. Ma ho fatto degli errori anche a loro sfavore”.
Ma è una domanda di Mentana a sollecitare un sorriso accennato di De Santis.
Mentana: “Lei per quale squadra tifa?”.
De Santis: “Sono dell’Inter. E di Juventus – Inter con discussioni ne ho arbitrate due di gare”.
Il coltello, affilato con cura dietro le quinte, proprio non ne vuol sapere di affondare nell’abito mediatico nel quale si è cinto De Santis, il quale continua a difendersi senza sbavature apparenti.
Pistocchi: “Cinque anni fa, non fischiò un rigore netto su Ronaldo in Chievo – Inter. Perché?”.
Osservato il filmato, a De Santis non sembra vero di poter ripetere le “tabelline”.
De Santis: “In quella sfida non diedi neanche un rigore al Chievo per fallo su Cossato. Per quanto riguarda Ronaldo, io ero alle sue spalle, e non vedevo le mani del difensore su di lui”.
Pistocchi: “Come valuta le dichiarazioni di Ancelotti nei suoi confronti, considerando che il tecnico del Milan afferma che lei fosse legato alla Juventus?”.
De Santis: “Ancelotti era un tesserato al tempo di quelle dichiarazioni. E da tesserato non avrebbe dovuto trarne dei benefici. Doveva denunciare tutto subito. Ora non ha senso”.
Sui suoi presunti rapporti con Moggi e con la Gea, De Santis ostenta sicurezza. Dopo aver respinto i legami con Don Luciano, rinnega ogni rapporto anche con il consorzio di procuratori nel quale figurava il nome del figlio Alessandro.
De Santis: “Non ho mai avuto alcun tipo di rapporto neanche con la Gea. E Moggi, ripeto, non è il mio capobanda”.
E sull’esclusione dalla manifestazione Mondiale, non ancora digerita, De Santis attacca Ghirelli.
De Santis: “Ghirelli mi chiamò chiedendomi di fare due righe per rinunciare ai Mondiali. Gli risposi che non avrei rinunciato per nulla al mondo a ciò che mi ero onestamente guadagnato. Dopo pochi minuti, l’Ansa lanciava la notizia del ritiro del mio accredito”.
Non pago delle risposte, e conscio che la posizione di De Santis, a causa del suo prevedibile atteggiamento vittimistico, rischia persino di essere rivalutata, Liguori cerca di scuoterlo, quasi di provocarlo, come fosse il tronco marcio di un albero immerso nell’autunno, nella speranza che cada dalle fronde qualche foglia gialla.
Liguori: “Lei pensa di essere vittima di un complotto o di un pregiudizio?”.
De Santis: “Nei miei confronti c’è del pregiudizio”.
Ripreso vigore, Liguori torna sulla scena del delitto.
Liguori: “Lei ha mai avuto azioni della Juventus?”.
De Santis: “Oltre ad aver avuto il telefono sotto controllo, ci sono stati anche altri tipi di controllo. E le dico, in risposta, che non ho mai posseduto azioni delle società quotate in borsa che lei ha citato. E le dico che non ho mai scommesso”.
Sul finire della trasmissione, Mentana cerca estrapolare, senza successo, una confessione al possibile “pentito”.
Mentana: “Secondo lei ci sono mele marce nel sistema in cui lei ha lavorato?”.
De Santis: “Le dico che le persone che fanno parte del sistema arbitrale, per me, non hanno commesso nulla di quello di cui sono state accusate”.
(NESTI Channel)

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Lo chiamavano “corvo nero”

8 Giugno 2006

“Atalanta” ha voglia di sputare il rospo

Appuntamento stamattina in Federcalcio, ore 9, poi stasera ore 23,15 su Canale 5 (Matrix-esclusivo): Paolo Bergamo ha deciso di parlare.
Come mai?

“Perché mi hanno massacrato, ci hanno massacrati – dice l’ex designatore – Non ci hanno nemmeno messo sul banco degli imputati. Macché: ci hanno condannati senza processo”.
Lei ha già parlato coi pm di Napoli.
“Certo, e ho spiegato. Ho ricostruito i miei cinque anni da designatore con Gigi Pairetto. Ho mandato anche una memoria e non mi hanno più richiamato: segno che sono stato convincente, no?”.
Ma ora tocca a Borrelli.
“Sì, e mi difenderò con le unghie e con i denti. Risponderò a tutto quello che mi chiederà. Spiegando per filo e per segno tutto”.
I carabinieri nel loro rapporto sostengono che lei faceva parte della Cupola moggiana.
“Macché cupola mafiosa, per favore. E’ arrivato il momento di chiarire tante cose, io ormai non ci dormo più di notte. E andrò anche in tv così sentiranno milioni di persone”.
Cosa sentiranno?
“Sentiranno la mia verità. Io non voglio passare per quello che non sono”.
Ma lei era complice di Moggi e Giraudo?
“Ma se di me parlano come il corvo nero, il bastardo… Macché alleato e alleato. Io facevo solo il mio lavoro di designatore. Una volta dicevano che stavo con loro, un’altra che ero contro: si mettessero d’accordo… Mi verrebbe da ridere se non fosse che sono distrutto e che questa storia mi crea problemi infiniti”.
Ma parlava o no al telefono con Moggi?
“Con Moggi? Certo che parlavo con lui, ma io parlavo con tutti. Come era logico che fosse. Parlavo con Capello, con Sacchi… Normale, normalissimo”.
Però i carabinieri sostengono che c’è stato un pranzo segreto a casa sua, a Collesalvetti, con i dirigenti della Juve.
“Macché segreto e segreto. Il campionato era praticamente finito, la Juventus giocava a Livorno e aveva già vinto lo scudetto. Sì, Moggi e Giraudo sono venuti a cena a casa mia, e allora?”.
I carabinieri erano appostati al cancello…
“Al cancello, lungo la stradina, ovunque stavano… In passato avevo invitato a cena anche Galliani, dirigenti dell’Inter e di altre società. Scusate, ma che male c’è?”.
Sì, ma con Moggi e Giraudo di cosa parlava? Secondo gli inquirenti lei prendeva ordini.
Ride: “Avevo fatto loro solo una confidenza, cioè che volevo dare le dimissioni da designatore e loro mi avevano pregato di restare ancora un anno perché Collina non aveva accettato l’offerta di Carraro. Tutto qui. Nessun segreto”.
In un’intercettazione lei parla con Pairetto di un orologio Submariner : ma Moggi vi regalava anche i Rolex?
“Ma quale Rolex… Chiarirò tutto, era solo una battuta. Non parlavano affatto di orologi…. Parlavamo di… Lasciamo perdere”.

Fulvio Bianchi (Repubblica.it)

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Accuse e perplessità

2 Giugno 2006

La vulnerabilità dell’inchiesta "calcio pulito"

[...]
Le 1.600 pagine di accuse stilate in quasi un anno di lavoro dai carabinieri hanno tuttavia già prodotto un risultato innegabile: una pressione mediatica che ha portato alle dimissioni di tutti i vertici del mondo del calcio. Eppure, gli investigatori sono costretti a riconoscere che i risultati dell’indagine non sono inattaccabili.
Troppe parole, ma soprattutto troppi aggettivi hanno reso vulnerabile la pietra angolare dell’inchiesta. Titoli a effetto come «Il controllo del Palazzo», «L’asservimento della macchina amministrativa» o «I tentacoli nell’apparato della sicurezza» hanno tolto la doverosa asciuttezza alla ricostruzione.
Solo nel primo dossier l’estensore del documento, il maggiore dei carabinieri Attilio Auricchio, usa 16 volte l’aggettivo «allarmante» e dieci volte «inquietante». Termini che ritornano anche nella seconda informativa. E quando si parla dell’associazione di procuratori Gea World sfuggono termini come «cupola» e «affiliati». Una scelta linguistica che tradisce un impeto accusatorio inconsueto.
Quanto al contenuto, il primo dossier prepara l’accusa di frode sportiva e associazione per delinquere, ricostruisce modi e partecipanti al «sodalizio criminale». Il secondo, scritto sette mesi dopo il primo, dovrebbe elencare gli episodi di reato annunciati nel precedente. In realtà diventa un potpourri di notizie e nel calderone finisce persino l’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu che chiede un «aiutino» per la sua Torres, che con il campionato di serie A oggetto dell’informativa non ha nulla da spartire.
Una delle perplessità maggiori le suscita il capitolo che si riferisce alle presunte «Collusioni con la questura di Torino e Roma». Il titolo lascia intuire una situazione di connivenza tra la polizia e il sistema moggiano. In realtà leggendo le notizie raccolte dai carabinieri si scopre che il direttore generale della Juve, in cambio di biglietti e magliette, otteneva piccoli favori da tre-quattro agenti o ispettori (su un totale di oltre 7 mila poliziotti che operano nelle due questure). Per i magistrati è un po’ poco per mostrare tanta nettezza nelle conclusioni investigative.
[...]
Le divergenze di opinione tra investigatori e pm sono confermate anche nell’elenco dei 41 indagati stilato dalla procura di Napoli: tiene conto solo parzialmente dei 58 nomi a carico dei quali è stata preparata l’«informativa di reato». I pm hanno eliminato dalla lista degli «avvisati» 26 persone che i carabinieri avevano messo nel mirino: dall’avvocato Luigi Chiappero, legale storico della Juventus, al giornalista Tony Damascelli.
Dunque le informative che hanno fatto detonare lo scandalo potrebbero essere il punto debole dell’inchiesta sul calcio. Presto i legali, dato il clima di dissenso con i carabinieri, potrebbero chiedere la trascrizione integrale delle centinaia di migliaia di telefonate che, necessariamente, sono state accantonate dai militari. Con il rischio di paralizzare la fase istruttoria. E c’è chi già scommette che le penalizzazioni davanti alla giustizia sportiva saranno meno eclatanti di quelle pronosticate da certi giornali e tv.

Giacomo Amadori (Panorama 1 giugno 2006)

Leggi anche: Moggi e la Juve: chi sbaglia paga?