Ma chi li ripagherà di tutto quel fango?
Avendo espresso forti perplessità sulla sentenza di primo grado, considero questa abbastanza scontata. Non capivo come il giudice unico Casalbore avesse potuto disgiungere le posizioni di Giraudo e Agricola, come avesse condannato il secondo non su prove concrete ma in base a una perizia di un esperto espressosi in modo difforme in altri due processi.
Negli anni in cui la Juve veniva accusata di aver somministrato l’epo, di aver fatto un uso illecito di farmaci consentiti e di frode sportiva, nessuno dei tanti controlli cui eran stati sottoposti i suoi giocatori avevano dato esito positivo. La stessa commissione del Coni sollecitata da Agricola a giudicarlo l’aveva assolto. Su quale base giuridica poteva essere invece, condannato? Evidentemente i tre giudici d’appello (noti per la loro levatura professionale) sono stati ancora più severi, facendo letteralmente a pezzi le tesi dell’accusa. Bocciata per clamorosi errori di diritto (l’inapplicabilità della frode sportiva al caso in questione, per esempio) e di merito (nulla prova la somministrazione di epo).
Ricordando la «catilinaria » di Guariniello contro Giraudo, la determinazione feroce con cui ha cercato di far condannare la Juve in base a teoremi assai arditi, questa sentenza pienamente assolutoria fa riflettere su diverse questioni. La pervicacia con cui la procura e Guariniello, in particolare, hanno condotto una battaglia sfociata quasi in una battaglia personale più che una doverosa ma equilibrata ricerca della verità. Il modo in cui si sono trascurati e nel primo processo e nelle richieste relative al secondo, le ragioni degli imputati.
Eppure non dovevano essere di poco conto se i giudici le hanno accolte in toto, comminando solo una multa di 2 mila euro a Giraudo per violazione della legge sulla sicurezza nei posti di lavoro. Quanto è costato questo accanimento giudiziario protrattosi per anni? Chi ripagherà gli imputati, chi ha lavorato con loro (a cominciare dal c.t. Lippi), la Juve, lo stesso calcio italiano dalle tonnellate di fango piovutegli addosso per un procedimento e una sentenza sbagliati?
È confortante che vi siano ancora giudici sereni e rispettosi del diritto, ma procure e pubblici ministeri non dovrebbero farsi guidare un po’ meno dalla passione, dalla voglia di porsi al centro del sistema (a danno della politica, del sistema bancario, ecc.) e un po’ di più dalla sostanza delle leggi? Il tribunale di Torino non cancella gli insulti, le offese, i cori, le migliaia di articoli diffamatori di cui sono stati fatto oggetto la Juve ed i suoi. Ma restituisce l’onore così malevolmente compromesso e la fierezza delle vittorie conquistate.
Lippi potrà affrontare serenamente il Mondiale, Giraudo e la dirigenza decidere il proprio futuro con un altro peso contrattuale, Federcalcio e Coni chiudere una pratica sgradevole dedicandosi con sempre maggior impegno alla lotta antidoping, quello vero, non quello virtuale.
Giorgio Tosatti (www.corriere.it)
Audio: La Rabbia di Giraudo



LIPSIA, 9 dicembre 2005 – Repubblica Ceca, Stati Uniti e Ghana. All’Italia poteva andare meglio. Molto meglio. L’urna di Lipsia ha riservato agli azzurri un girone a dir poco ostico, che porterà il Ct Marcello Lippi a dover preparare la nazionale a tre sfide insidiose e, cosa ancor più importante, contro tre avversarie diverse l’una dall’altra.


C’è oro e oro. Per esempio Ronaldinho fa il giro delle ramblas esibendo il suo, nel senso del Pallone che gli è stato consegnato a Parigi, davanti ai gran signori del calcio. Poi c’è il Bidone d’oro, riconoscimento ideato in modo davvero perfido dalla brigata di Catersport, rubrica radiofonica di Radio Rai, in onda su Radio 2 e che segue le partite di campionato e della nazionale con una diretta variegata nei toni e nei termini, stile gialappa per chi non conoscesse l’articolo in questione (ma Sergio Ferrentino il gran capo, fu anche sodale se non maestro, a Radio Popolare, del trio poi passato a Mediaset). Dunque il Bidone d’oro 2005 è Christian Vieri. Sì, proprio lui, l’ex capocannoniere della Liga spagnola, l’ex capocannoniere della serie A, l’ex di tante squadre e di tante belle femmine: così è stato individuato, da una giuria specifica formata da venticinque persone e personaggi, tra giornalisti e affini, alla quale hanno dato conforto i voti dei radioascoltatori.







