Archivio per Novembre 2005

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Torino 2006, inaugurato lo Stadio Olimpico

29 Novembre 2005

Il vecchio Comunale cambia nome

E’ ufficialmente nato lo Stadio Olimpico di Torino ristrutturato appositamente per ospitare questa edizione dei Giochi dal 10 al 26 febbraio 2006. Il vecchio Comunale è stato rimesso a nuovo per il prestigioso appuntamento sportivo che ha portato la città ad effettuare dei cambiamenti al fine di accogliere meglio spettatori e atleti. L”impianto che possiede 27 mila posti a sedere verrà reso più capiente tramite tribune temporanee raggiungendo i 35 mila per poi tornare al numero iniziale.
Avrà anche un nome diverso: finita la manifestazione, infatti, si chiamerà “Grande Torino”, a sottolineare l’impegno messo dalla città per essere una buona padrona di casa per gli sport invernali.
Lo stadio sarà anche sede della Cerimonia ufficiale di apertura e di chiusura della ventesima edizione dei Giochi. In particolare una nuova spettacolare copertura in acciaio connota lo storico edificio, su cui continua a svettare la famosa Torre Maratona.
Il nuovo impianto è al centro dell’Area Olimpica. Accanto allo Stadio sorge il nuovo Palasport Olimpico che ospiterà il torneo di hockey, mentre di fronte agli impianti, in una vasta area verde, sarà costruito l’Olympic Park. Per le cerimonie, oltre alla completa ristrutturazione della struttura sono stati effettuati una serie di interventi ad hoc: l’ampliamento del numero delle sedute mediante strutture temporanee, la realizzazione di un imponente allestimento sceno-tecnico, la predisposizione del calderone olimpico.
Gli spettatori collegati in diretta televisiva da tutto il mondo saranno oltre 2 miliardi. Alla consegna dello stadio dal sindaco Sergio Chiamparino al Toroc erano presenti lo staff dirigenziale della Juventus e Alessandro Del Piero, visto come probabile tedoforo.

Claudia Gelmini (www.sportitalia.com)

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Ronaldinho Pallone d’Oro 2005

29 Novembre 2005

Al brasiliano del Barcellona il premio di France Football

Ronaldinho Gaùcho è il Pallone d’Oro 2005. Titolo strameritato; probabilmente uno dei più azzeccati degli ultimi anni. Lo eredita da Andriy Shevchenko; la staffetta ideale, mentre “France Football”, ideatore e organizzatore, celebra i 50 anni del prestigioso riconoscimento.
Alle spalle del brasiliano si sono classificati tre rappresentanti della Premier League inglese (Lampard del Chelsea, Gerrard del Liverpool e Henry dell’Arsenal) e cinque della serie A italiana (il campione uscente Shevchenko, Maldini, Adriano, Ibrahimovic e Kakà) mentre i primi rappresentanti dei campionati francesi e tedesco sono rispettivamente Juninho (Lione, 12°) e Ballack (Bayern Monaco, 14°). In classifica anche Gigi Buffon, 19°.
Ronaldinho: il funambolo, l’artista, il mago. Veloce come una saetta, imprevedibile come un gatto, abile negli spazi stretti: tiro potente, delicato. Finte letali. Che danza in campo accarezzando l’erba. Che addomestica il pallone quasi lo avesse incollato ai piedi. Che ride perché si diverte, ma non irride l’avversario. Semmai lo doma.
Il 19 novembre scorso il Santiago Bernabeu si è alzato in piedi ad applaudirlo dopo la fantastica doppietta al Real Madrid: due imperiosi esempi di come si gioca al calcio. Ieri, contro il Racing Santander (4-1 per il Barça), dopo averne segnato uno, si è anche permesso di sbagliare un rigore, fra l’incredulità del Campo Nou. Se l’è cavata con un sorriso, mostrando al popolo catalano i suoi dentoni che nell’icona sono ormai un riferimento. E giù una montagna di applausi.
D’altronde il folletto di Porto Alegre si ride addosso. “Perché faccio divertire i miei compagni? Perché ho la faccia da scemo”. Calcio nel sangue, eredità di famiglia, è brasiliano atipico. “Saudade” (nostalgia)? Macché: il pallone è il suo cordone ombelicale; la sfera magica che regala solo gioia e lo tiene legato indissolubilmente al suo sole caldo.
Nel 1997, quando era poco più di un bimbo, meravigliò nel Mondiale Under 17; vinse la classifica dei cannonieri e fece perdere la testa agli amanti del calcio. Da allora a oggi nulla è cambiato. La sua gioia è identica; oggi come otto anni fa, quando si apriva varchi con un accenno di finta. Quando segnava gol con un movimento di fianchi per poi colpire con un potente calcio da fermo; come contro il Chelsea nell’edizione scorsa della Champions League. Il suo tamburo continuerà a suonarlo. Il samba lo seguirà come un’ombra.
Non sapremo mai se Ronaldinho Gaùcho (con l’accento sulla “u”) ha davvero centrato per quattro volte consecutive la traversa. Ma che importa. L’importante è crederci. Da uno come lui l’impossibile esiste. Lui che non fa drammi. Che vince ridendo perché in campo arriva cantando.

Classifica
1. Ronaldinho (Brasile/Barcellona) 225 punti
2. Lampard (Inghilterra/Chelsea) 148
3. Gerrard (Inghilterra/Liverpool) 142
4. Henry (Francia/Arsenal) 41
5. Shevchenko (Ucraina/Milan) 33
6. Maldini (Italia/Milan) 23
7. Adriano (Brasile/Inter) 22
8. Ibrahimovic (Svezia/Juventus) 21
9. Kakà (Brasile/Milan) 19
10. Etòo (Camerun, Barcellona) 18
10. Terry (Inghilterra/Chelsea) 18
12. Juninho (Brasile/Lione) 15
13. Makelele (Francia/Chelsea) 8
14. Ballack (Germania/Bayern) 7
14. Cech (R. Ceca/Chelsea) 7
14. Drogba (Costa d’Avorio/Chelsea) 7
14. Riquelme (Argentina/Villarreal) 7
18. Zidane (Francia/Real Madrid) 5
19. Buffon (Italia/Juventus) 4
20. Carragher (Inghilterra/Liverpool) 3
20. Cristiano Ronaldo (Portogallo/Manchester United) 3

Gaetano De Stefano (www.gazzetta.it)

Biografia
Ronaldo de Assis Moreira, meglio conosciuto come Ronaldinho (piccolo Ronaldo) o Ronaldinho Gaùcho (così come vengono chiamati gli abitanti dello Stato Rio Grande do Sul), è nato il 21 marzo 1980 a Porto Alegre, Brasile.
Il fuoriclasse cresce nel Gremio dove gioca dal 1998 al 2001. Nel 1999 l’esplosione al Mondiale Under 17, dove vince il titolo di capocannoniere. Nel suo debutto nazionale con la maglia del Brasile il 26 giugno 1999 contro il Venezuela, va subito in gol, per vincere poi la coppa America.
Nel 2001, firma un quinquennale con il Paris Saint Germain. La sua avventura francese inizia nella stagione 2001/2002 dopo una battaglia legale prolungata fra Psg e Grêmio. Il club brasiliano alla fine ottenne 4,5 milioni di dollari.
Nel 2002 l’esplosione con la conquista del titolo al Mondiale nippo-coreano. Ancora oggi fa venire la pelle d’oca il gol con uno spettacolare pallonetto da 35 metri contro l’Inghilterra nei quarti di finale; decisivo per il passaggio in semifinale. Nel 2003, Ronaldinho dice addio al triste Psg perché non riesce a qualificarsi in Champions League, destinazione Barcellona che lo acquista per 27 milioni di euro.
Ronaldinho ripaga cone moneta sonante trascinando i Blaugrana al secondo posto nella Liga spagnola durante la stagione di 2003/04. Con Eto’o, Messi, Deco, Larsson e Giuly, fa parte dell’attacco stellare del Barça, trionfa nella stagione 2004/05. Il 20 dicembre 2004, Ronaldinho viene nominato miglior giocatore al mondo della Fifa sorpassando Thierry Henry e Andriy Shevchenko. Ora, finalmente, il Pallone d’oro. Speranze di vederlo in Italia? Il calcio di casa nostra lo ama, ma allo stesso modo è attaccato alla maglia del Barcellona. Che se lo terrà stretto fino al 30 giugno del 2010. (www.gazzetta.it)

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Australia, un salto ai Mondiali

16 Novembre 2005

Dopo 32 anni il sogno diventa realtà

Guus Hiddink, tecnico del PSV Eindhoven, è riuscito nell’impresa della qualificazione dell’Australia alla Coppa del Mondo FIFA 2006. Nel ritorno dello spareggio i padroni di casa si sono imposti 5-2 dopo i calci di rigore.
Il tecnico 59enne ha sostituito a luglio Frank Farina sulla panchina dei Socceroos, ma solo con un contratto part-time, essendo comunque rimasto anche alla guida dei campioni d’Olanda. “Abbiamo potuto lavorare insieme poche settimane, non molto. Ma ho un gruppo di ragazzi eccezionali, che hanno lavorato duramente per centrare questo obiettivo”, sono state le parole di Hiddink nel dopopartita.
Hiddink ha portato due nazioni ad una semifinale mondiale. La prima volta nel 1998 l’Olanda, la seconda la Repubblica di Corea padrona di casa nel 2002. Sarà il terzo Ct olandese in Germania con Marco van Basten (Olanda) e Dick Advocaat (Corea). Proprio in Germania, ironia della sorte, l’Australia aveva disputato il suo unico mondiale nel 1974.
Hiddink si è affidato ad una nazionale composta da elementi che giocano in Europa, come anche l’Uruguay. Questa è la prima volta che una qualificazione mondiale si decide ai rigori. Decisivo, nella lotteria finale, il tiro dagli undici metri di John Aloisi, attaccante del Deportivo Alavés, dopo che Mark Schwarzer, portiere del Middlesbrough FC, aveva sventato i tentativi di realizzazione di Darío Rodríguez, difensore dell’FC Schalke 04, e di Marcelo Zalayeta, attaccante della Juventus.
L’Uruguay aveva vinto sabato 1-0 in casa. Ma al 34′ il gol di Mark Bresciano, attaccante del Parma FC, ha ristabilito la parità. Non ci sono state altre segnature e lo stadio Telstra ha assistito ai supplementari, sperando in un epilogo diverso rispetto a quello di quattro anni fa, sempre contro l’Uruguay.
“Un sogno che durava da 32 anni – ha detto Aloisi -. E non poteva esserci risveglio migliore. Allo stadio c’erano 83.000 persone e altri 20 milioni di australiani ci guardavano in tv. Ancora non riesco a crederci”. L’Uruguay, Campione del Mondo 1930 e 1950, rimanda al 2010 le speranze di figurare in una rassegna mondiale. (it.uefa.com)