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Calciopoli: i buchi neri dell’inchiesta

23 dicembre 2011

Clamorose rivelazioni di un investigatore che ascoltava le intercettazioni

di Edmondo Pinna (Corriere dello Sport, 23 dicembre 2011)

Parla uno degli uomini di Calciopoli. Parla, racconta, descrive pagine di un libro inedito, svelandoci le “sue” verità. L’idea è che le sue rivelazioni non siano solo un sasso nello stagno ma uno stimolo al dibattito. E su queste colonne chi vuole e vorrà rispondere troverà uguale ospitalità. Intanto, il nostro interlocutore parla (ci dice) per liberarsi da un peso, per sperare che la “sua” verità possa diventare verità storica. Un appuntamento mancato nei dintorni di Firenze, l’attesa attorno all’ora di pranzo, un hotel a fare da coreografia. Viene o non viene? No, non verrà, un contrattempo, all’ultimo momento, perché succede così anche nei film che fanno botteghino. Ma è una parentesi, che si chiude qualche giorno dopo, nel cuore di Roma, un ufficio con vista fra la cupola di San Pietro e il Tevere, mentre intorno brillano le luci di Natale. Si comincia che il sereno del cielo sta per farsi azzurro, si finisce che è notte ed il freddo è tornato pungente. Parla, uno degli uomini di Calciopoli. Non uno qualsiasi, però. Ma uno che, in quell’inchiesta, stava dall’altra parte, dalla parte di chi, quelle indagini, le ha fatte. Un investigatore. Ci qualifichiamo, i documenti sul tavolo, non per mancanza di fiducia, ma per garanzia reciproca. Chiede che il suo nome non venga svelato sul giornale. E poi racconta…

Calciopoli, definito il più grande scandalo del calcio mondiale, nasce da quale inchiesta?
«La cosa degli arbitri, l’inchiesta che stava a Napoli. Da lì poi parte un supplemento di indagini, perchè a Torino avevano archiviato e mandato gli atti… Da questo hanno preso spunto e da lì sono partite varie intercettazioni, all’inizio erano due telefoni controllati, telefonino e telefono di casa…»
Da due telefoni a oltre centosettantamila intercettazioni?
«Si allarga il giro con le telefonate: questo conosceva quello, quello conosceva quell’altro e si iniziano a mettere tutti i telefoni sotto controllo. In un momento uscivano venti numeri di telefono nuovi. Parlavano, parlavano… Parlavano di stupidaggini alla fine, niente di che… Fino a quando si è arrivati a Moggi. Anche se, quando senti il sonoro, quello scherza, quell’altro fa il fenomeno…».
Lei ascoltava le telefonate?
«Si, sentivo le intercettazioni»
Quanti eravate?
«Dodici, ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, in via in Selci. Ma non pensate alle bobine di una volta. Ci sono computer, entri con la password… e ognuno seguiva una singola utenza.. Poi alla fine si faceva una riunione, io ho seguito questo, ho seguito quell’altro e si faceva resoconto». Ci spieghi una cosa: come mai le telefonate che riguardavano l’Inter non sono entrate nell’inchiesta? Eppure il loro tenore non era diverso da quelle che abbiamo letto, dal 2006 ad oggi… «Noi facevamo i baffetti: dopo ogni telefonata usavamo il verde se le conversazioni erano ininfluenti, l’arancione se c’era qualche cosettina. Col rosso parlavano di calcio (nel senso, cose che potevano interessare all’inchiesta, ndr). Noi facevamo un rapido riassunto, un brogliaccio. Ogni telefonata aveva il suo brogliaccio, nome cognome e di cosa parlavano, se era interessante.. C’era una cartellina con il nome».
Ha mai intercettato una telefonata dell’Inter? Le ha mai sentite? Sapeva che c’erano?
«Che ci stavano sì, ma io personalmente no. Io facevo altro… »
Ma lei ha mai sentito Bergamo, ad esempio, che parlava con Facchetti. O con Moratti.
«Tu non è che fai sempre gli stessi… Se capita che non ci sei, c’è un altro che ascolta».
Una giornata a sentire le intercettazioni, a mettere i baffetti e scrivere i brogliacci. E poi?
«Tutte le sere si facevano le riunioni a fine servizio. Attorno ad un tavolo».
Ha mai avuto la sensazione di “tagli”?
«No. Che poi c’erano Auricchio (il tenente colonnello del Nucleo Investigativo dei Carabinieri, ndr) e Di Laroni (maresciallo capo dei Carabinieri) che decidevano cosa mettere o non mettere nell’informativa è un altro discorso. Ma durante le riunioni no»
Però alcune intercettazioni non sono finite nell’inchiesta, nelle indagini. Un’anomalia?
«C’erano perché ci sono le registrazioni. La cosa un po’ anomala è il server delle intercettazioni. E’ in Procura, a Roma, a Piazzale Clodio. Quando c’era qualche problema, e capitava spesso, telefonavamo a chi era in Procura: “Guarda, la postazione 15 qui non funziona, che è successo?” “Vabbé adesso controllo…”. Dopo un po’ richiamavano da Piazzale Clodio: “Ti ho ridato la linea, vedi un po’”. Andavi a controllare, magari avevi finito alla telefonata 250 e ti ritrovavi alla telefonata 280. E le altre 30? “Me le so perse… ”».
Chi contattava il responsabile del server a Piazzale Clodio?
«Non ci parlavamo solo noi, c’era anche il responsabile della sala. Ci parlava Auricchio, ci parlava Di Laroni…».
E’ tecnicamente possibile non intercettare un’utenza sotto controllo per un determinato periodo di tempo?
«Tranquillamente. Tu stacchi il server e la cosa si perde».
Torniamo alle telefonate alle quali avevate messo i baffetti rossi: non sono finite nell’inchiesta.
«Evidentemente non ci dovevano andare, che devo dire… Non lo so questo. So soltanto che quello che veniva fatto, veniva fatto per costruire. Poi io ti porto il materiale, t’ho portato il mattone ma se tu non ce lo metti, sto mattone..».
Vi hanno detto che l’indagine doveva essere fatta su Moggi, Bergamo, Pairetto, eccetera?
«No, no. Noi eravamo liberi».
Quindi il lavoro di scrematura veniva fatto dopo?
«Sì, nella seconda fase».
Avete mai intercettato le sim estere? Quelle del gestore svizzero, per capirci.
«Quando vai ad intercettare una scheda straniera, in questo caso Svizzera, devi chiedere l’autorizzazione. E loro che cosa hanno fatto? L’hanno chiesta ma, nello stesso tempo, hanno già attaccato il telefono. Ma a quel telefono non parlavano. In quindici giorni, questa scheda, non ha fatto niente».
Di chi era la scheda?
«Di Luciano Moggi»
Non la usava?
«Non faceva niente, telefono muto. E’ come se tu metti sotto (controllo, ndr) questo telefono (e indica il suo, ndr) e poi questo è spento per un mese. Zero. E quindi questa cosa delle schede è stata un po’ accantonata perché poi l’autorizzazione non te la dava nessuno».
Si parlava di anomalie.
«Nel corso di questa indagine sono nate delle cose che inizialmente non c’erano, mentre cose che inizialmente c’erano, non ci stanno più».
Cioè?
«Un esempio di quello che non c’era e si è materializzato nel giro di poco tempo: Martino Manfredi (ex segretario della Can A-B, ndr). Quando l’abbiamo portato in ufficio era morto, era un cadavere, tremava, aveva paura… Diceva: “io non so niente, non ‘è successo niente, ma quando mai… “. E piangeva sul fatto del posto di lavoro… “come faccio… non posso lavorare più, mi devo sposare…”. Dopo un po’ di tempo, sto Martino un giorno è andato a lavorare in Federcalcio… quando lui ha cominciato ad essere interrogato… improvvisamente è uscita la storia delle palline. Quella è la cosa che io dico: è lecito e capibile da parte sua, un po’ meno da… »
Si può definire un pentito?
«Non lo so. Prima non sapeva niente, poi sapeva tutto, sapeva di questo, di quell’altro, di Pairetto, della Fazi…».
Lei ha detto: cose che inizialmente c’erano, non ci stanno più. Cioè?
«La storia dell’intercettazione ambientale a Villa La Massa, vicino Firenze»
E’ il pranzo che secondo l’accusa rappresenta l’architrave del patto per salvare la Fiorentina. Andrea e Diego Della Valle da una parte, Mazzini e Bergamo dall’altra. Bene, e cosa non c’è più?
«Di questo incontro si è saputo nell’arco di 4, 5 giorni, attraverso le intercettazioni. Il servizio era organizzato con telecamera e microfono direzionale. Se la cosa fosse stata fatta in un locale dove c’era gente e avendolo saputo un po’ prima, si potevano mettere microspie dappertutto. Invece così, in pochissimo tempo, e non a Roma ma a Firenze, era difficoltoso. Con il microfono direzionale, a cinquanta, cento metri, senti quello che uno dice. E lo filmi con la telecamera. Però sta voce non s’è mai sentita…. Io so che l’hanno sentita… Questa cosa è importante perché là io so che non hanno parlato di niente. Questi qui hanno parlato ma non hanno detto niente di… Magari pensi che Della Valle abbia detto a Mazzini: “Dai, famme vince, mandami quest’arbitro”, che sarebbe stata una cosa penalmente rilevante. Invece, non hanno detto niente. Ci sono le immagini, Diego e Andrea che scendono dal furgoncino, che si sono incontrati con Bergamo. Hanno dato più rilevanza a questo che non facendo sentire l’audio».
Secondo lei, quindi, l’audio c’è?
«Non secondo me. L’audio c’è».
Sicuro?
«Sicuro»
La difesa della Fiorentina, durante il processo, ha puntato proprio sulla presunta esistenza di quest’audio…
«La Fiorentina evidentemente qualcosa ha saputo… E’ come il fatto del “Libro nero” (dell’Espresso, ndr), cioè, sto libro nero da là è uscito, non è un foglio, è tutta l’informativa e qualcuno l’ha data all’Espresso. Quindi i buchi ci stanno. Della Valle qualcosa sa».
Come funziona un’intercettazione ambientale con il microfono direzionale?
«E’ una valigetta, c’è un microfono che somiglia ad una specie di pistola con una parabola. La punti verso il soggetto…Ma da quel giorno non s’è saputo più nulla di questa cosa qua…».
Ricorda altre situazioni poco chiare?
«No, a queste ho sempre pensato. E mi dico: perché uno deve passare i guai, per che cosa? E quell’altro, perché deve andare dentro? Moralmente ti pesa, dopo un po’ ti dici: mamma mia».
Tra quelli che sono stati condannati in primo grado, quali sono quelli che pagano troppo o ingiustamente?
«Io dico la verità, la maggior parte. Cioè, è una cosa fatta, forzata un po’, ci stava la telefonata, però se vai a vedere effettivamente le partite, partite veramente truccate, dove l’arbitro è stato veramente coinvolto. Non ci sono. Non c’è la partita dove si dice: adesso li abbiamo beccati. Si era parlato di questo è Lecce-Parma, di De Santis, quella di “mi sono messo in mezzo”. E’ una spacconeria, quello voleva fare il fenomeno».
Sì, ma sono state condannate tante persone. Lei, invece, parla di spacconate: qualcosa non torna…
«Secondo me, di veramente importante, che uno deve prendere cinque anni, sei anni, non ci sta niente. Poi magari pensi all’eccessivo modo spavaldo di Moggi che può dare anche fastidio, questo ci può stare, quello è il periodo in cui era prepotente, arrogante. Ma da lì ad arrivare a… Bisognava dimostrare che c’era un’associazione. Lui, solo lui (Moggi, ndr) fa l’associazione? Così è un’altra cosa… E’ una questione di prestigio, di carriera».
Ma l’hanno fatta tutti, la carriera?
«Mica tanto: Auricchio e Arcangioli stanno alle scuole… non è che so stati proprio premiati…Uno alla scuola Ufficiali, uno alla scuola Allievi… »
Non ricorda niente altro di particolare. Non necessariamente di anomalo. Magari anche solo di curioso.
«Mi hanno raccontato di alcune cenette: Auricchio, Arcangioli, Narducci, anche altri personaggi che hanno segnato quel periodo di Calciopoli. In qualche caso, mi sono chiesto che importanza poteva avere andare a mangiare con Narducci. Sono andati a cena a Napoli, di fronte al Vesuvio, a Castel dell’Ovo… da Zi’ Teresa. E non c’erano solo gli investigatori».
Ha detto che non c’era nulla di penalmente rilevante: c’è stato qualcuno che, ad un certo punto, ha avuto dubbi sul peso dell’indagine, sulla necessità di continuare ad andare avanti?
«Sì, Arcangioli. Disse: basta. E lì è nato lo scontro con Auricchio, arrivarono ai ferri corti».
Quindi voleva stoppare l’indagine perché debole?
«Sì, Arcangioli sì. Erano impegnate quindici, venti persone per questa cosa qua. E l’autista; e quello che deve andare di continuo a Napoli. Non era cosa… In una sezione di sessanta persone, ne levi quindici, le altre fanno tutto il lavoro».
Qualche pentito c’è stato?
«No».
In via in Selci (è la sede del Nucleo Investigativo dei Carabinieri), dove si sono svolti gli interrogatori, sarebbero successe due cose: una che Moggi si mise a piangere e l’altra che l’ex arbitro Paparesta accusò un malore: verità o leggenda?
«Non è vero».

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Top 10 Vittorie contro l’Inter

20 luglio 2011

10. Juventus-Inter 3-0, 23 aprile 1972
Il Barone Causio stende l’Inter campione d’Italia con una tripletta ed una prestazione memorabile. Partita fondamentale per la successiva vittoria dello scudetto, perché nella stessa giornata il Torino, rivale per il titolo, perde con il Milan.

9. Juventus-Inter 3-1, 14 aprile 2001
Partita senza storia, la Juve schiera il trio d’attacco Zidane, Del Piero e Inzaghi. Nell’Inter gioca qualche scampolo di partita persino Ferrante. I tre gol vengono realizzati nell’arco di 12 minuti, dal 6° al 18° del secondo tempo. A segnare Tacchinardi, Inzaghi e Del Piero. Per l’Inter Vieri su rigore.

8. Juventus-Inter 1-0, 13 febbraio 2011
Olimpico di Torino tutto esaurito, sulla panchina bianconera siede Del Neri. Alessandro Matri, da poco arrivato a Torino, castiga la squadra di Leonardo con uno splendido colpo di testa nel primo tempo. Per il resto della partita dominiamo. Solo nel finale lasciamo qualche occasione all’Inter, che le sbaglia clamorosamente.

7. Juventus- Inter 2-0, 20 ottobre 1996
L’Inter è in testa al campionato, ma la Juve vince il derby d’Italia e la supera. Partita a senso unico, con continui attacchi dei bianconeri. Il palo di Boksic prelude al gol di Jugovic. I tifosi interisti sono nervosi, ma il capolavoro di Zidane da fuori area li mette a tacere. Ferrara trova ancora il tempo per colpire la traversa.

6. Juventus-Inter 2-1, 5 dicembre 2009
Una delle poche buone partite con Ferrara allenatore. Un rocambolesco colpo di testa di Melo sorprende Julio Cesar e manda su tutte le furie Mourinho, che viene espulso. Pareggia Eto’o dopo poco, ma nel secondo tempo Marchisio con uno splendido controllo di palla e un pallonetto regala la vittoria alla Juve.

5. Inter-Juventus 1-2, 22 marzo 2008
È la prima stagione dopo il ritorno in serie A. All’andata finisce 1 a 1. A San Siro tutti i gol nel secondo tempo. Camoranesi in fuorigioco porta in vantaggio la Juve, poi Trezeguet raddoppia di testa. Troppi nostri errori non ci permettono una vittoria più schiacciante e sul finale l’Inter segna e spera nella rimonta. Ma la Juve tiene duro e porta a casa una grande vittoria.

4.  Juventus-Inter 4-2, 28 ottobre 1990
Anche Maifredi riuscì a battere l’Inter. La Juve fa la partita con un gioco spettacolare, che fa impazzire il Delle Alpi. Vantaggio di Baggio su rigore, raddoppio di Casiraghi di testa e siamo ancora al 15°. Matthäus accorcia, ma Schillaci nel secondo tempo segna il terzo gol. Poi la Juve dilaga con De Agostini. Non serve a niente il gol del centravanti nerazzurro Klinsmann.

3. Juventus-Inter 3-0, 2 marzo 2003
Strapotere della Juve di Lippi grazie al gioco di squadra, mentre l’Inter risponde con sterili individualismi. Tanti svarioni difensivi per i milanesi, a partire dall’autogol che ci regala il vantaggio. Segue uno splendido gol da fuori area di Nedved, che aveva appena chiesto di uscire per problemi alla schiena. Del ceco è anche l’assist per il 3 a 0 di Camoranesi sul finale.

2. Juventus-Inter 2-0, 2 ottobre 2005
Nell’anno dello scudetto a tavolino l’Inter di Mancini ottiene 0 punti negli scontri diretti con la Juve di Capello. All’andata perentorio 2 a 0 con entrambi i gol nel primo tempo. Prima Trezeguet sugli sviluppi di una punizione di Ibrahimovic, poi Nedved direttamente da calcio piazzato. L’Inter punta tutto sul gioco falloso, ma serve solo a far uscire Ibra dal campo anzitempo.

1. Inter-Juventus 1-2, 12 febbraio 2006
A inizio gara l’Inter in attacco presenta la coppia Adriano-Martins, la Juve Trezeguet e Ibrahimovic. Ritmo alto sin dal fischio d’inizio e tante occasioni da entrambe le parti. Gol giustamente annullato all’Inter nel primo tempo. Violento fallo di Samuel su Ibra pochi minuti dopo che lo svedese ha segnato il gol del vantaggio. L’argentino viene soltanto ammonito e poi segna il pareggio. Ci pensa Del Piero con un calcio di punizione perfetto a chiudere la partita e anche il campionato. Inter a -12 e scudetto in tasca con tre mesi di anticipo.

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Top 10 Libri sulla Juventus

20 aprile 2011

10. Gigi Moncalvo, I lupi & gli agnelli
La storia di una dinastia protagonista da decenni della storia economica, e non solo, d’Italia, tra intrecci pubblici e privati sconosciuti al grande pubblico, che può aiutare a comprendere meglio i fatti che hanno preceduto e seguito la morte di Gianni Agnelli, coinvolgendo anche il giocattolo preferito dell’Avvocato, la sua Juve.

9. Nicola Negro, La Juventus del dottore
La storia di Umberto Agnelli, partendo dalla sua presidenza all’età di vent’anni, quando affidò a Charles e Sivori una squadra che rischiava di retrocedere in B, facendola entrare nella leggenda. Dalla vittoria della prima stella la narrazione giunge fino alle vicende di un’altra squadra: la Juve della Triade Moggi-Giraudo-Bettega.

8. Massimo Zampini, Er go’ de Turone. Diari di uno juventino a Roma
Massimo Zampini, romano e grande tifoso della Juve, propone racconti di un’esistenza da juventino a Roma, rivelando cosa significhi dover convivere con le offese e i pregiudizi di amici e conoscenti, accresciuti ancora di più dalle vicende di Calciopoli, di cui, però, smaschera le contraddizioni affidandosi sapientemente all’arma dell’ironia.

7. Gianluca Pessotto, La partita più importante
Gianluca Pessotto racconta in prima persona il tentativo di suicidio del 27 giugno 2006. Nelle sue parole c’è la storia di un uomo che vuole rinascere, l’aiuto dei compagni di squadra, dei familiari e dei medici, lo sconforto, le crisi e l’entusiasmo ritrovato giorno dopo giorno. Non mancano flashback sul passato da calciatore nella Juventus e nella Nazionale.

6. Pavel Nedved, La mia vita normale
In questa autobiografia, Pavel Nedved racconta della sua città natale, degli allenatori, della rigorosa disciplina, dei successi e degli insuccessi, dell’importanza della sua famiglia, tutti fattori fondamentali per renderlo un modello di comportamento per i compagni di squadra e un esempio per tutto il mondo del calcio.

5. Mario Pasta-Mario Sironi, Juventus, il processo farsa
Attraverso l’attenta lettura della sentenza che ha condannato alla serie B la squadra più blasonata d’Italia, il libro non solo racconta un caso emblematico di cattiva informazione e di mala giustizia, ma pone anche interrogativi scomodi sulle responsabilità della proprietà della Juventus nell’intera vicenda.

4. Giampiero Mughini, Juve. Il sogno che continua
Giampiero Mughini ricorda i giorni neri dell’estate del 2006, accompagnati dallo strazio e dalla rabbia del popolo juventino. Con un occhio ai retroscena, Mughini spiega perché, dato il momento di debolezza politica ed economica della Fiat, la proprietà della Juve abbia accettato senza batter ciglio il martirio di Moggi e di Giraudo.

3. Emilio Cambiaghi, Manuale di autodifesa del tifoso juventino
Questo manuale è rivolto a quei tifosi juventini stanchi di subire in silenzio le malignità altrui senza poter far sentire la propria voce. Il libro svela tutte le verità di Calciopoli, ma anche quelle notizie mai riportate dalla stampa, per fare chiarezza su argomenti trattati in maniera faziosa, come la vicenda del cosiddetto “doping amministrativo” e il processo alla Juventus sull’abuso di farmaci.

2. Luciano Moggi, Un calcio nel cuore
Luciano Moggi ricostruisce i fatti di Calciopoli, rileggendo e spiegando le famose intercettazioni telefoniche e raccontando la storia che l’ha visto diventare, agli occhi dell’opinione pubblica, il peggiore dei criminali d’Italia. Moggi ripercorre anche la sua vita nel mondo del calcio, dai primi passi come osservatore ai tanti anni di grandi successi come dirigente.

1. Ju29ro.com, Che fine ha fatto la Juve?
Una ricostruzione, sotto forma di inchiesta, degli ultimi anni della storia della Juve, dall’alba di Calciopoli in poi, attraverso i più interessanti articoli pubblicati sul sito Ju29ro.com. Tra gli argomenti principali: le bugie di Calciopoli e le verità taciute, gli scandali delle altre squadre spesso nascosti, gli esiti sorprendenti dei processi ordinari che sono seguiti a quelli sportivi.

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Quel che sfugge alla Gazzetta

3 aprile 2011

Moggi risponde al direttore Monti, che difende Facchetti

Il titolo di cartone del 2006 sembra ossessionare Moratti, più del derby. “Non lo mollo”, dice, come se dipendesse da lui, o dalla “protezione” (della Gazzetta). E’ sceso in campo addirittura il direttore Monti (da buon interista) a fare da apripista, per ricordare a Palazzi come la “rosea” continua a vedere la cosa, spingendosi anche a stabilire quando (23 maggio pv) dovrebbe esserci il responso dell’esposto juventino: ormai dalle parti di via Solferino si ergono a giudici (ricordate il titolo di prima pagina “Processateli”?…) mancano soltanto le aule dei tribunali, l’etica e la deontologia sono cose ormai superate. D’altra parte l’idea che si dovesse evitare ogni forma di “accanimento” era venuta proprio alla Gazzetta, tant’è che non è stato Moratti ad andare da Palazzi, ma esattamente l’inverso, e queste situazioni logistiche non sono quisquilie.
Monti non conosce le cose se non per sentito dire(sua ammissione), al pari di tutti i testi d’accusa che si sono avvicendati nell’aula 216 del Tribunale di Napoli; nonostante ciò ha voluto far pesare l’altezza della carica, andando avanti lancia in resta, fingendo di dare un colpetto qui e l’altro là, ma la sostanza è evidente, ed è tutta in quell’inciso, che è la chiave di lettura del suo intervento. ” Onestamente ( si noti l’aggettivo, in linea con la “banda degli onesti”, nda ) non credo che la condotta di Moggi e Giraudo, già definitivamente condannata in sede sportiva ( non gli passa neanche per la mente in quali condizioni, in assenza di qualsiasi accertamento, e con quale ristrettezza di intercettazioni, solo quelle mirate, e ben selezionate, nda), abbia la stessa natura e qualità dei goffi interventi di Facchetti”. Ecco la chiave, o forse il suggerimento, quelle di Facchetti erano solo goffe iniziative. Ma per favore, siamo seri e facciamo il raffronto. Monti trovi una sola intercettazione in cui parlo con un arbitro, o qualcun’altra in cui parlando con un designatore tento di far convincere un direttore di gara a indirizzare la partita verso un preciso risultato, o ancora faccio visita all’arbitro di cui prima e quest’ultimo giudica, giustamente, “imbarazzante” l’incontro (…). Caro Monti le intercettazioni inchiodano, queste sono le cose che ora risultano ( e non sono smentibili nè edulcorabili) di Facchetti e non mi sono mai appartenute. Per quanto attiene poi il riferimento alle schede svizzere che, sottolinea bene Juvemania, anche l’Inter acquistava nello stesso negozio di Chiasso, vogliamo forse parlare di corda in casa dell’impiccato ? Monti si vada a rileggere le dichiarazioni di Tavaroli sul piano spionistico, ad esempio l’operazione “Ladroni”, commissionatagli da Tronchetti Provera. Vogliamo infine, caro Monti, parlare del tanto sbandierato memoriale di Facchetti? Ma non facciamo ridere, per favore!

Luciano Moggi (Libero-news.it, 2 aprile 2011)

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Moggi ancora assolto per Farsopoli

27 marzo 2011

Negato il principio dell’associazione a delinquere, gli avvocati puntano all’assoluzione piena in Cassazione

Sconto di pena per Luciano e Alessandro Moggi, nell’ambito del processo d’appello per il caso GEA, la società che ha curato le procure di molti calciatori del campionato italiano a partire dal 2000. In primo grado, i due Moggi erano stati condannati rispettivamente a 1 anno 6 mesi di reclusione e 1 anno e 2 mesi. Oggi, la Corte d’Appello di Roma ha ridotto a 1 anno e 5 mesi le pene detentive, mentre restano i risarcimenti fissati in 10.000 e 2.000 euro a favore dell’ex procuratore Stefano Antonelli e della Federcalcio, nell’ambito della vicenda legata al giocatore Manuele Blasi. In questo caso specifico, era l’ex dg della Juventus a risultare imputato, mentre il figlio Alessandro era stato condannato per le vicende relative ai due bielorussi Zetulayev e Budjanskij.
L’avvocato Matteo Melandri, legale di Luciano Moggi, si aspettava di più: “È stato respinto il ricorso in appello dei pm che volevano riproporre l’associazione a delinquere. Tutte le pene sono coperte dall’indulto ma andremo in Cassazione. Speravamo nell’assoluzione definitiva. I giudici hanno scelto la sentenza più facile. E’ andata bene ma poteva andare meglio. Siamo convinti che così andrà in Cassazione”. Parere più o meno identico quello del difensore di Alessandro Moggi, l’avvocato Rotella: “Ci aspettavamo l’assoluzione, è rimasta un’imputazione sui bielorussi, è paradossale: una tentata violenza nei confronti di due persone con le quali Alessandro ha parlato per tre mintui in totale come emerge dagli atti di questo processo. Va segnalato comunque che la tesi principale del processo è crollata: niente associazione e ancora una volta assoluzione per il nostro altro assistito Zavaglia”.
A proposito di quest’ultimo, è stato prosciolto da qualsiasi accusa anche in secondo grado, alla stregua di Davide Lippi e Franco Ceravolo, mentre è stato giudicato inammissibile il ricorso presentato dai pm nei confronti di Pasquale Gallo. Ma il punto più importante messo a segno dalla difesa è stata la negazione dell’esistenza di un’associazione a delinquere che controllasse il meccanismo delle procure dei calciatori. Un aspetto da tenere in considerazione in vista delle prossime udienze di Calciopoli, l’altro grande processo che vede imputato Lucianone e che, dalle ultime risultanze, potrebbe esaurirsi nell’ennesima bolla di sapone. Anche in quel caso, si parla di una presunta Cupola, la cui esistenza è tutta da dimostrare nelle aule del Tribunale di Napoli.

Andrea Distaso (Eurosport)

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Top 10 Tifosi Juventini VIP

20 gennaio 2011

10. Eros Ramazzotti. Oltre che uno dei cantanti italiani più famosi nel mondo, è anche un grande appassionato di calcio (da anni è il migliore attaccante della Nazionale Cantanti) e da sempre un accanito tifoso juventino, nonostante sia nato a Roma.

9. Gigi Moncalvo. Giornalista e conduttore televisivo, dal 2006 porta avanti una campagna di difesa dell’operato di Moggi e di accusa alle sentenze di Calciopoli. Ha scritto il libro “I lupi & gli agnelli”, dedicato alla famiglia Agnelli, in cui si parla ovviamente anche di Juventus.

8. Mario Mattioli. Giornalista sportivo della Rai, ha fondato lo “Juve Club Rai”, che riunisce tutti i tifosi juventini che lavorano per la rete pubblica italiana. Ha provato ad indagare su Calciopoli dal punto di vista giornalistico, trovando molti ostacoli che lo hanno fatto desistere.

7. Claudio Zuliani. Telecronista ufficiale delle partite della Juventus sui canali di Mediaset Premium, si è fatto conoscere come opinionista-tifoso sulla rete televisiva 7 Gold, soprattutto per alcuni memorabili collegamenti dagli stadi in cui era impegnata la nostra squadra.

6. Piero Ostellino. Giornalista ultrasettantenne del Corriere della sera, di cui è stato direttore in passato, sin dallo scoppio di Calciopoli ha evidenziato le pecche del processo sportivo e l’ingiustizia perpetrata ai danni della Juventus.

5. David Pratelli. Cabarettista e straordinario imitatore (tra i suoi personaggi ci sono anche Lippi, Capello e Ranieri), ha una grande passione per la Juventus, sulla quale non si stanca mai di rilasciare interviste e commenti, spesso condivisibili da chi ha in comune con lui lo stesso amore per la maglia bianconera.

4. Christian Rocca. Giornalista de “Il Sole 24 Ore” e in precedenza de “Il Foglio”, da maggio del 2006, attraverso il suo blog, è stato uno dei pochi che ha cercato di spiegare le incongruenze e gli “strani” comportamenti dei mass media nei confronti di Moggi e della Juventus durante l’estate del 2006.

3. Mariella Scirea. Sarebbe l’ideale Presidente Onorario della società juventina, sia per essere stata la moglie di uno dei più grandi calciatori italiani della storia, sia per le sue tante dichiarazioni a difesa delle vittorie della Juve, sicuramente più valide di quelle dei dirigenti che hanno permesso la distruzione di una grande squadra nel 2006.

2. Pietro Sermonti. Attore televisivo e teatrale, nel 2010 ha interpretato la parte di Giulio Cesare “tifoso della Juventus” nello spot pubblicitario per promuovere la costruzione del nuovo stadio. Da ragazzo ha giocato nelle giovanili della Juventus ed è nipote di Susanna Agnelli, sorella dell’Avvocato.

1. Giampiero Mughini. Giornalista e scrittore, dal 1998 al 2010 ha partecipato come ospite fisso al programma televisivo “Controcampo”, in qualità di rappresentante del tifo Juventino. Oltre che per la spiccata cultura, si distingue per l’ironia e il sarcasmo, spesso indirizzati sulla squadra dell’Inter e sui suoi ridicoli tifosi. Celebri le sue sfuriate contro chiunque mettesse in dubbio la regolarità delle vittorie bianconere.

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Top 10 Dichiarazioni di Andrea Agnelli

20 ottobre 2010

10. Sulla nuova stagione. “Siamo una squadra più giovane rispetto al passato e ne siamo felici. Siamo reduci da un anno di cambiamenti a livello tecnico e sportivo, ma così come per il cantiere dello stadio, anche in campo saremo pronti velocemente. La squadra lavora in armonia, c’é voglia di fare bene e i tifosi hanno capito il momento. Che non è difficile, ma solo di amalgama.”

9. Sulla scorsa stagione. “Io ho smesso a un certo punto di contare i vari record negativi della storia della Juventus che abbiamo raggiunto l’anno scorso.”

8. Sull’esposto della Juve alla FIGC. “L’esposto che abbiamo presentato è molto dettagliato e a nostro giudizio fondato. Non chiede parità di trattamento, ma è un esposto molto preciso sulla revoca di uno scudetto. Da questo punto di vista siamo fiduciosi, vista la motivazione che abbiamo portato avanti, di avere un risultato positivo. Se giuridicamente sarà dimostrata la correttezza della società nei vari procedimenti che sono ancora aperti, sicuramente valuteremo la riassegnazione dei titoli.”

7. Sull’Inter e Moratti. “Da parte mia è molto sereno questo rapporto tra Inter e Juventus. Sulla base delle nuove intercettazioni anche l’Inter ha compiuto e ha avuto delle telefonate. Moratti dovrebbe cominciare ad imparare a gioire delle sue vittorie. Quelle della Juve sono state tutte meritate sul campo.”

6. Su Del Piero. “Se penso al giocatore con il quale identificare la Juventus, penso a quando avevo 16/18 anni e ho cominciato a seguire la squadra in maniera autonoma. C’era già Alessandro Del Piero, quindi credo che da subito, forse per una ragione di coetaneità, ho pensato ad Alessandro come il giocatore che rappresentasse la Juventus. Oggi ha una storia ventennale all’interno della Juventus e lui la Juventus la rappresenta.”

5. Sulla Triade. “Credo che loro abbiano vissuto un momento di profonde trasformazioni del mondo del calcio e abbiano avuto un’enorme capacità d’innovazione e un’efficienza nel rispondere a qualsiasi esigenza.”

4. Su Girando. “Io sono cresciuto con lui, è più di un amico, è come un secondo padre e quindi gli affetti vanno sempre sopra tutto.”

3. Su Moggi. “È un intenditore sopraffino di calcio e sapeva scegliere i collaboratori migliori. Nel periodo che ha lavorato da noi, e anche prima, è stato sicuramente uno dei più grandi operatori a livello continentale del mercato.”

2. Su Calciopoli. “C’è stata una giustizia sportiva sommaria, perché dettata da tempi ristretti. In due settimane di discussione non si è avuta nemmeno la possibilità di leggere tutti gli incartamenti.”

1. Sull’incarico da Presidente. “Per me la Juve è amore e passione. Ho accettato questa sfida, perché sono convinto di poter fare grandi cose per lo sviluppo della società e della mia squadra del cuore. La storia della mia famiglia è sempre stata legata a questi colori e a questa maglia: sono ben 84 anni che Agnelli è sinonimo di Juve. Potete immaginare quanto io sia fiero ed orgoglioso di poter dare il mio contributo per la mia Juve.”

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Top 10 Finali Vittoriose

15 luglio 2010

10. Finale Coppa dei Campioni 1984/85
Liverpool-Juventus 0-1
Una partita che purtroppo resterà per sempre nella storia bianconera come una ferita. La follia dei tifosi inglesi e le colpevoli omissioni degli organizzatori trasformano una festa di sport in una tragedia. La Juventus, incolpevole vittima, gioca una partita disputata per ragioni di ordine pubblico, ma che ha comunque tutti i crismi della regolarità, e la vince con merito, nonostante il fallo che porta al rigore decisivo sia fuori area. E’ la prima, tanto attesa vittoria in Coppa Campioni, ma nessuno ha voglia di esultare.

9. Finale Supercoppa Europea 1984
Juventus-Liverpool 2-0
Partita disputata a Torino in un Comunale innevato e con un pallone arancione. A decidere una doppietta di Boniek.

8. Finale Coppa delle Coppe 1983/84
Porto-Juventus 1-2
A Basilea la Juve batte il Porto dopo una partita poco divertente. Sbloccato subito il risultato con Vignola, la Juve viene raggiunta, ma da quel momento riesce a controllare con sicurezza gli avversari e la vittoria arriva con una rocambolesca rete di Boniek.

7. Finale Supercoppa Europea 1996
Andata: Paris Saint Germain-Juventus 1-6
Ritorno: Juventus-Paris Saint Germain 3-1
Finale senza storia, con uno scarto di 7 gol tra le due squadre alla fine del doppio scontro. A Parigi finisce con una goleada della Juve che si impone per 6-1 e surclassa gli avversari. Segnano tutti, da Porrini a Lombardo, da Ferrara ad Amoruso, a Padovano con una doppietta. Il ritorno si disputa a Palermo, per decisione della società. Sono 35 mila i bianconeri siciliani che riempiono “La Favorita”, per una festa che chiude un filotto di vittorie. Nel 3-1 finale da segnalare la doppietta di Del Piero.

6. Finale Coppa UEFA 1976/77
Andata: Juventus-Athletic Bilbao 1-0
Ritorno: Athletic Bilbao-Juventus 2-1
La Juventus guidata da Trapattoni, alla sua prima stagione in bianconero, conquista la sua prima competizione internazionale al termine di una durissima doppia finale disputata contro gli spagnoli dell’Athletic di Bilbao. All’andata la Juventus vince 1-0 con un gol di Marco Tardelli. Al ritorno passa subito in vantaggio con un gol di Roberto Bettega e, pur perdendo alla fine per 1-2, riesce a vincere il doppio confronto contro i baschi e a portare a casa la coppa. Rappresenta l’unica vittoria internazionale di un club italiano composto interamente da calciatori nazionali.

5. Finale Coppa Intercontinentale 1985
Argentinos Juniors-Juventus 4-6 (d.c.r.)
A Tokyo, due volte in svantaggio contro l’Argentinos, la Juventus trova il pareggio grazie a un rigore di Platini e a una rete di Laudrup. In mezzo uno strepitoso gol di Michel ingiustamente annullato. Si va ai rigori. Tacconi compie due prodezze e il rigore decisivo è nei piedi di Platini, che ha nervi saldi e sangue di ghiaccio: portiere da una parte, pallone dall’altra. E’ il trionfo, dopo un splendido match.

4. Finale Coppa UEFA 1989/90
Andata: Juventus-Fiorentina 3-1
Ritorno: Fiorentina-Juventus 0-0
Prima finale internazionale tra due squadre italiane, disputata all’andata a Torino e al ritorno sul campo neutro di Avellino, per la squalifica di quello della Fiorentina. Al Comunale vince la Juve 3 a 1. Galia dà l’immediato vantaggio ai padroni di casa, ma pareggia subito l’ex juventino Buso di testa. Nel primo tempo i viola sfiorano più volte il vantaggio, fermati da un gigantesco Tacconi. Dagli spogliatoi esce una Juve trasformata, che segna con Casiraghi e De Agostini. Il ritorno finisce 0-0, con Tacconi che dice di no a tutte le sortite viola. Il neojuventino Baggio non incide più di tanto e alla fine i giocatori bianconeri possono abbracciare il partente Dino Zoff.

3. Finale Coppa UEFA 1992/93
Andata: Borussia Dortmund-Juventus 1-3
Ritorno: Juventus-Borussia Dortmund 3-0
È ancora Juventus, per la terza volta. Roberto Baggio a trascinarla Juventus a suon di gol e giocate strepitose. Si comincia in Germania e la Juve va subito al tappeto, dopo due minuti, su uno splendido gol al volo di esterno di Rummenigge. Però la Vecchia Signora mette in piedi una grande reazione. Prima pareggia con Dino Baggio e poi passa in vantaggio al culmine di una travolgente azione ispirata da Marocchi , proseguita da Vialli e finalizzata da Roby-gol. Il terzo gol arriva in contropiede ed è ancora il “codino” a segnarlo. Comincia la festa dei tanti tifosi bianconeri. Il più sembra fatto e a Torino è una passerella. È la grande serata dell’altro Baggio, Dino, che segna una doppietta. Chiude i conti Andreas Möller, che fissa il 3-0 finale.

2. Finale Coppa Intercontinentale 1996
River Plate-Juventus 0-1
Dopo undici anni la Juve è di nuovo sul tetto del mondo. La gara contro il River Plate è molto intensa, combattuta e ricca di occasioni da entrambe le parti. Ma a risolverla è soltanto un magnifico destro di Del Piero, che arriva a 9 minuti dal termine. Gli ultimi minuti sono palpitanti, con gli argentini che tentano il pareggio, ma è tutto inutile ed è la Juve a vincere.

1. Finale Champions League 1995-1996
Ajax-Juventus 3-5 (d.c.r.)
Undici anni dopo la tragica notte dell’Heysel, la Juventus può finalmente gioire per il successo nella Coppa più importante. I bianconeri sbloccano il risultato con Ravanelli, che approfitta di un malinteso tra Frank De Boer e Van der Sar e insacca da posizione angolatissima di destro. Sulle ali dell’entusiasmo è ancora la Juve a creare occasioni, ma Ravanelli e Deschamps falliscono il colpo del k.o. e sul finire del primo tempo Litmanen ristabilisce la parità. Nella ripresa è ancora la Juve ad andare vicina al gol con Del Piero e Vialli. Il pari non si sblocca neppure ai supplementari e così si va ai rigori. Dopo le parate di Peruzzi sui tiri di Silooy e Davids per gli olandesi, è decisivo il rigore messo a segno da Jugovic. È l’apoteosi per Lippi e i suoi ragazzi.

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Top 10 Nazionali Bianconeri

15 aprile 2010

10. Antonio Cabrini. Il “Bell’Antonio” è stato il terzino sinistro titolare della Nazionale italiana campione del mondo nel 1982. Tra gli eventi salienti di quel mondiale che lo riguardano si ricordano il suo gol del 2-1 contro l’Argentina e il rigore sbagliato (sul punteggio di 0-0) contro la Germania Ovest, durante la finalissima di Madrid. Ha giocato l’ultima partita in azzurro nel 1987, lasciando la Nazionale con 9 reti all’attivo, record assoluto per un difensore.

9. Marco Tardelli. Nel ruolo di centrocampista è stato uno dei pilastri della Nazionale guidata da Enzo Bearzot. Celebri sono il suo urlo e la sua corsa esultante dopo il gol del 2-0 segnato nella vittoriosa finale per 3-1 contro la Germania Ovest ai mondiali di Spagna, tanto che quelle immagini sono ormai parte integrante della storia del costume nazionale del ’900. Ha indossando la fascia di capitano degli Azzurri dal 1983 al 1985.

8. Gianluca Zambrotta. Uno dei grandi protagonisti della manifestazione vinta dagli Azzurri in Germania, nel corso della quale è stato schierato da Marcello Lippi nel ruolo di terzino destro, fornendo grandi prestazioni sia in difesa sia in fase di attacco grazie alle sue numerose incursioni lungo la fascia. Ha segnato lo splendido gol d’apertura nel quarto di finale Italia-Ucraina (3-0), ma il suo apporto è stato decisivo anche in tutte le altre partite.

7. Gaetano Scirea. Questo straordinario uomo e calciatore, considerato tra i migliori interpreti del ruolo di libero, entrò molto presto in Nazionale, scelto da Bernardini per trovare un degno successore a Facchetti. L’esordio avvenne nel 1974, all’età di 21 anni, e in breve, insieme ai suoi compagni di reparto della Juventus, divenne titolare fisso della squadra azzurra, prendendo parte al mondiale del ‘78 in Argentina, a quello spagnolo del 1982 e infine a Messico ‘86, mondiale che segnò anche la fine della sua carriera in Nazionale.

6. Gianlugi Buffon. Partecipa da titolare a due campionati del mondo, nel 2002 e nel 2006. È stato uno degli assoluti protagonisti della vittoria di Germania. Abbiamo ancora negli occhi le sue splendide parate nell’arco di tutto il torneo, che gli hanno permesso di mantenere la rete inviolata per ben 458 minuti. Quell’estate era praticamente impossibile fargli gol e infatti le due uniche reti subite furono un autogol di Zaccardo e il rigore di Zidane durante la finale.

5. Fabio Cannavaro. Ha partecipato alle edizioni del campionato mondiale di calcio del 1998, dove fu già titolare, del 2002 e del 2006. Da capitano ha guidato l’Italia lungo la cavalcata verso la vittoria dei mondiali del 2006, fino ad alzare con le proprie mani la Coppa del Mondo verso il cielo di Berlino. Le sue ottime prestazioni durante tutto l’arco del torneo hanno esaltato il popolo italiano e suscitato una grande impressione a livello internazionale, che gli è valsa l’assegnazione del Pallone d’Oro e del FIFA World Player.

4. Dino Zoff. È stato lui il capitano della Nazionale che ha trionfato al mondiale di Spagna ’82 ed è ancora oggi il calciatore più anziano ad aver vinto la Coppa del mondo, ottenuta all’età di quarant’anni. Ha difeso la porta dell’Italia anche nel corso dei precedenti tre mondiali, diventando il primo giocatore ad aver raggiunto la quota delle cento presenze in Nazionale. Inoltre è l’unico calciatore italiano del dopoguerra ad avere vinto sia Mondiali che Europei (nel 1968).

3. Claudio Gentile. Anche lui ha partecipato alla fortunata spedizione della Nazionale italiana in Spagna, essendo una colonna insostituibile della difesa. È ricordato per essere riuscito a fermare, nel corso di quel Mondiale, campioni del calibro di Maradona e Zico, due miti marcati e cancellati. In qualsiasi incontro spettava a lui la marcatura dell’attaccante più pericoloso e Bearzot poteva stare sicuro che Gentile l’avrebbe fermato. Per scaramanzia si fece crescere dei baffoni minacciosi, per rendere il suo aspettato ancora più “cattivo”.

2. Roberto Baggio. Ha segnato pagine storiche della Nazionale ai Campionati del mondo. A Italia ’90, dopo essere stato lasciato in panchina da Vicini nelle prime due partite, diventa poi titolare al fianco di Schillaci, con cui forma una coppia da sogno. A USA ’94 è lui la stella della Nazionale azzurra, realizzando cinque reti spettacolari e trascinando gli azzurri in finale. Al Mondiale di Francia ’98 non gioca come titolare fisso, ma ogni volta che entra in campo riesce ad incidere sulla partita, realizzando anche 2 gol, per un totale di 9 reti ai mondiali.

1. Paolo Rossi. È stato uno di quei calciatori che in Nazionale ha dato il meglio di sé. Al suo primo mondiale, nel 1978, segnò tre reti, mentre nel 1982 fu il protagonista assoluto del trionfo italiano, conquistando il titolo di miglior marcatore della competizione con 6 gol. Nella partita decisiva per l’accesso in semifinale realizza una fantastica tripletta contro il Brasile. “Pablito” è poi ancora protagonista in semifinale, con una doppietta nel 2-0 alla Polonia, e in finale, dove apre le danze nel trionfo per 3-1 sulla Germania Ovest.

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Top 10 Allenatori

10 gennaio 2010

10. Carlo Ancelotti (1999/2001). In due stagioni e mezza, con una squadra forse non ottima come gli anni precedenti, non riesce a vincere niente. Ma bruciano molto i due immeritati secondi posti ai danni delle squadre romane, che qualcuno nella capitale ha deciso di aiutare regalando uno scudetto per ognuna. Sicuramente avrebbe meritato di più.

9. Heriberto Herrera (1964/69). È l’allenatore straniero che vanta il maggior numero di presenze sulla panchina bianconera (215, terzo in assoluto). Nei cinque anni un cui allena la squadra (salvo una breve parentesi nel 1967), vince, tuttavia, soltanto uno scudetto nella stagione 1966/67 ed una Coppa Italia nella stagione 1964/65.

8. Giovanni Trapattoni (1991/94). Nelle tre stagioni del secondo ciclo juventino poche soddisfazioni per il mister di Cusano Milanino. Riesce comunque ad ottenere una importante vittoria in campo internazionale con la conquista della Coppa UEFA nel ‘93.

7. Dino Zoff (1988/90). Viene ingaggiato come tecnico nell’estate del 1988, rimanendo per due stagioni. Due le vittorie ottenute, una Coppa Italia e una Coppa UEFA, entrambe nel 1990, nonostante un organico decisamente scadente. Da vincente viene mandato via per far posto a Maifredi e alla sua zona.

6. Cestmir Vycpalek (1971/74). Nel 1970, esonerato dal Mazara, che gioca in Serie D, viene chiamato al Torino dal suo vecchio amico Giampiero Boniperti, diventando allenatore delle giovanili. Nel 1971, dopo l’improvvisa morte di Armando Picchi, viene nominato allenatore della prima squadra. Fino al 1974 vince due scudetti, nelle stagioni 1971/72 e 1972/73.

5. Marcello Lippi (2001/04). Nel secondo ciclo di tre anni regala alla società altri due scudetti, uno dei quali è quello del 5 maggio 2002, dimostrando che a volte la minestra riscaldata è ancora buona. Si fa valere anche in Europa, ma in finale di Champions è amara la sconfitta contro il Milan.

4. Fabio Capello (2004/06). Due sole le stagioni alla guida dei bianconeri, ma dominio indiscusso per due campionati dalla prima all’ultima giornata e due scudetti che senza dubbio nessuna persona sana di mente potrebbe dire che non siano stati meritati. Peccato per il fallimento in Europa.

3. Carlo Carcano (1930/34). Arriva a Torino dall’Alessandria nel 1930 e sulla panchina dei bianconeri vince quattro dei cinque scudetti consecutivi che contrassegnano il “Quinquennio d’oro” juventino. Il suo è un record ancora imbattuto nel campionato italiano. Vice di Pozzo ai Mondiali del ’34, alla fine di quello stesso anno viene mandato via a campionato in corso per le voci di una sua presunta omosessualità.

2. Marcello Lippi (1994/99). Si siede sulla panchina della Juve per 8 stagioni, una delle quali incompleta. Nel primo ciclo di 5 anni vince tutto quello che c’è da vincere, dalla Coppa Italia alla Coppa Intercontinentale, rendendo la Juve la squadra più forte d’Italia e una delle migliori in Europa e nel mondo, apprezzata da tutti gli sportivi per il suo gioco e soprattutto per la capacità di lottare e di non arrendersi mai.

1. Giovanni Trapattoni (1976/86). Alla guida della Juventus è stato capace di vincere tutte le competizioni UEFA per club, unico allenatore della storia ad avere raggiunto tale traguardo. Durante il suo primo ciclo in bianconero ci ha permesso di vincere, inoltre, sei campionati su dieci disputati e una serie infinita di coppe a tutti i livelli.

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